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Chiamata alle armi

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Chiamata alle armiAl parlamento riunito a Versailles Hollande chiede di cambiare la Costituzione e proclama: «La Francia è in guerra. La Ue intervenga con noi». Al G20 gli stessi Paesi che hanno finanziato l’Isis decidono sanzioni contro se stessi.

 

 

Testo e Vignetta di Mauro Biani: “chiamata alle armi”.
www.maurobiani.it
(qui l’originale di Banksy)
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Written by Cronache Bastarde

19 novembre 2015 at 13:37

L’Italia e l’assurdo dramma delle morti in mare

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Il racconto di uno sbarco a Lampedusa nelle immagini inedite del docufilm presentato all’ultimo festival di Venezia.

“Ad oggi l’Europa non ha adottato alcun sistema che permetta di presentare la richiesta di asilo direttamente nei paesi di provenienza o di transito, attraverso la creazione di canali umanitari…l’esternalizzazione delle frontiere non ha coinciso con l’esternalizzazione dei diritti fondamentali, ma piuttosto con il progressivo inasprimento dei controlli alle frontiere esterne ed interne e dei meccanismi di espulsione. Nel caso specifico dell’Italia, si è assistito nel corso degli anni ad una gestione emergenziale e frammentaria dell’accoglienza, all’incapacità di garantire l’accesso alla procedura d’asilo nei modi e nei tempi previsti dalla normativa e il rispetto dei diritti umani fondamentali dei migranti.
L’Europa sembra aver perso il conto o aver dimenticato il numero di uomini, donne, bambini inghiottiti dal mare nel tentativo di raggiungere i suoi confini”… (Medici per i Diritti Umani). 

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8 ottobre 2013 at 14:59

Firmate!

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migranti-coccodrillo-lacrime

Contro la Bossi-Fini e l’ipocrisia istituzionale

Appello per l’apertura di un canale umanitario fino all’Europa per il diritto d’asilo europeo

Vignetta Mauro Biani: ‘Lacrime’
www.maurobiani.it

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6 ottobre 2013 at 08:56

Otto per Mille e costi della Chiesa: i conti (non) tornano.

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uaar-pubblicita-otto-per-mille-2012Papa Francesco piace a tutti, guai a dire il contrario. Ma certe contraddizioni interne alla Chiesa sono millenarie e probabilmente nemmeno lui, la nuova e tanto attesa guida carismatica del Vaticano, riuscirà a eliminarle. In compenso all’esterno qualche radicato meccanismo inizia a scricchiolare, in Italia e in Europa.
Parliamo del famigerato Otto per Mille.
Occorre partire da un presupposto: pare che la Chiesa nel giro di un anno sia riuscita ad aumentare le proprie entrate (impresa ardua, considerando i tempi di crisi che stiamo vivendo). Come ci è riuscita? Grazie all’aumento della pressione fiscale, per cui l’ultima somma ricevuta quale Otto per Mille del gettito Irpef è passata da 1 miliardo e 118 milioni di euro circa del 2011 a 1 miliardo e 148 milioni circa per il 2012. E’ possibile, infatti, consultare online il documento ufficiale riguardante la Conferenza Episcopale Italiana, con l’esatta ripartizione e assegnazione delle somme (e relative causali) derivanti appunto dall’otto per mille dell’ IRE (ex Irpef):www.8xmille.it/rendiconti/ripartizione2012.

Come spiega l’Uaar, l’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, “Non sono aumentati i sottoscrittori, è aumentato il gettito Irpef. Un meccanismo distorto che deve essere posto urgentemente in discussione, ora più di prima”.

E qualcuno comincia a farlo, soprattutto all’estero dove già da tempo si discute dei costi pubblici della Chiesa, non solo di quella cattolica.
“In Italia -continua l’associazione- la commissione paritetica, prevista dalla legge 222 del 1985 e composta da rappresentanti del governo e della Cei, non ha mai sentito l’esigenza di rivedere l’importo e il meccanismo dell’8×1000. Non sembra strano, visto che da parte statale ci sono figure di provata vicinanza al Vaticano“.

L’Uaar è tra le poche associazioni che cercano di sensibilizzare opinione pubblica e istituzioni per ottenere un sistema dell’Otto per Mille più equo. Anche i radicali sono molto attivi su questo fronte. In comune c’è il desiderio di abrogare la parte dell’articolo 47 della legge 222 del 1985 che, circa l’Otto per Mille, consente di ripartire le scelte non espresse in base a quelle espresse. “Meccanismo -sottolinea l’associazione- che favorisce di fatto la conferenza episcopale: solo circa il 40% dei contribuenti esprime una scelta e più dell’80% di queste scelte è proprio a favore della Chiesa cattolica. Ciò fa in modo che la restante quota sia ripartita in base alle scelte espresse“.

La Chiesa sarebbe favorita, oltre che dal circolo mediatico, dalla mancanza di concorrenza da parte di Stato e altre confessioni (cui non viene dato spazio), ma anche dalla capacità di mobilitazione delle parrocchie e dalla benevola collaborazione di intermediari come i Caf.
Con la proposta abrogativa sopra menzionata “le scelte non espresse rimarrebbero allo Stato -rimarca l’Uaar- invece di finire quasi tutte alla Chiesa cattolica“,.

E a livello istituzionale pare che qualcosa si stia muovendo. Secondo Il Sole 24 Ore, l’Otto per Mille destinato allo Stato sarebbe pronto per essere distribuito in maniera più trasparente e veloce. L’ intenzione, in pratica, è quella di destinare i fondi sulla base di criteri più stringenti, rispetto all’eccessiva liberalità degli anni scorsi.

Come ricorda l’associazione, all’estero gli attivisti laici si stanno battendo per l’abolizione dei privilegi a favore delle confessioni religiose. Succede, in particolare, in Austria e Romania, dove i liberi pensatori stanno contestando i tanti privilegi di cui gode la Chiesa, cattolica e ortodossa: dall’esenzione dalle tasse ai finanziamenti alla scuola religiosa.

L’Uaar, come tanti cittadini in Italia, auspica in particolare che: il sistema dell’8×1000 venga abolito in modo che ognuno sia libero di finanziare o meno la propria confessione religiosa e chiede che il parlamento modifichi immediatamente il criterio di distribuzione, intervenendo sull’art. 47 della legge 222/85 in modo che le scelte non espresse non siano distribuite in proporzione alle scelte espresse ma rimangano allo Stato. Chiede, inoltre, che il Ministero dell’Economia e delle Finanze dia il via a una seria, vera campagna informativa sui canali Rai promuovendo la firma per lo Stato, illustrando gli scopi a cui le somme introitate saranno destinate.

“Le Chiese, come ogni organizzazione privata, dovrebbero contare esclusivamente sui contributi dei propri fedeli -conclude l’associazione. Il papa dice di sognare una Chiesa povera. Noi no. A noi basta una Chiesa che non si arricchisca ulteriormente con i nostri soldi”.

Per ulteriori approfondimenti:  www.uaar.it/laicita/otto-per-mille

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20 aprile 2013 at 10:23

Grillo contro tutti: il voto di protesta spaventa l’Europa

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La stampa europea continua a parlare dell’Italia, mostrando preoccupazione per la stabilità dei mercati che reagiscono con nervosismo data l’assenza di un vero vincitore. La paura dei leader internazionali è che l’instabilità, dovuta all’impasse politica in cui ci troviamo, si diffonda al resto dell’eurozona, ancora convalescente. Il voto di protesta, infatti, torna a far tremare l’euro, essendo un chiaro segno del malcontento legato al rigorismo di Mario Monti, nonché all’austerity imposta dalla Germania.

Gli analisti, in pratica, temono che l’ Italia provochi un crollo azionario in tutta l’eurozona, a partire dall’economia portoghese. A questo punto c’è chi dice che i partner europei dovrebbero cominciare a riflettere seriamente sulle misure imposte ai paesi del Mediterraneo, i più penalizzati economicamente da quando è cominciata la crisi. Gli italiani, votando in massa il Movimento Cinque Stelle, è come se avessero gridato “Basta” al riformismo e alla moneta unica. Grecia, Spagna e Portogallo molto presto potrebbero fare lo stesso.

Qualche voce importante, nel frattempo, inizia a uscire fuori dal coro. Simon Jenkins, stimato giornalista dell’autorevole quotidiano britannico Guardian, è entusiasta del cambiamento in atto. “Complimenti Italia!”-scrive in un articolo intitolato “Beppe Grillo scuote l’intero sistema europeo”- sottolineando come il risultato delle elezioni rappresenti un trionfo della democrazia che farà uscire il paese, e l’Europa, dal dogma dell’austerità. “Il vero vincitore è Beppe Grillo, un comico pungente che ha lanciato un messaggio forte e chiaro: l’austerità, l’euro e la corruzione sono la causa degli annosi problemi dell’Italia”.
Jenkins prevede due scenari per il futuro: “Se va bene il paese uscirà dall’euro e s’incamminerà verso la ripresa economica; altrimenti rimarrà per sempre nelle mani dei banchieri europei. In entrambi i casi ricorderà questo momento. E anche noi”.

C’è chi sostiene che il Movimento di Grillo sia soltanto un’illusione, in cui credono le persone rimaste con le tasche vuote e disgustate dagli scandali che hanno contraddistinto la classe politica degli ultimi vent’anni. Un’illusione pronta a sgonfiarsi essendo un programma pieno di “no” e, quindi, un antiprogramma. Tuttavia è ancora presto per dire se questa nuova forza sia effettivamente solo un sogno visionario, impossibile da realizzare per via di quella stessa vocazione antipolitica che ora ne sta decretando il successo: ormai sappiamo bene che, in Italia, tutto è possibile.

Ciò che è certo, invece, è che l’M5S ha preso 9 milioni di voti senza fare ricorso alle reti televisive e ai rimborsi elettorali. Altra certezza è la scomparsa dei vecchi centristi e dei radicali.
A conti fatti lo tsunami c’è stato. Eccome.

Written by Cronache Bastarde

27 febbraio 2013 at 15:33

Grecia: un Paese sotto shock

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Una crisi, esplosa a fine 2009, di cui non si vede la fine. E pensare che solamente cinque anni prima Atene aveva ospitato i giochi olimpici. Nessuno, all’epoca, avrebbe mai sospettato un simile disastro, che non ha precedenti in Europa dalla seconda guerra mondiale. La Grecia di oggi è più che mai devastata dalla disoccupazione e, mentre il governo locale svende aziende e beni pubblici, la popolazione è costretta a sopportare sacrifici sempre più estremi. Fino ad accalcarsi nelle piazze di Atene per la distribuzione di frutta e verdura offerte dai contadini. Il Daily Mail racconta di un uomo che, pochi giorni fa, è stato calpestato e ferito gravemente proprio per via della confusione causata dal cibo gratis distribuito dagli agricoltori.

I leader del vecchio continente impongono il rigore, ma non sono in grado di trovare una soluzione per aiutare l’economia greca a risollevarsi. E’ qui, allora, che il significato stesso dell’Unione Europea vacilla: all’unione monetaria non corrisponde l’unione politica e manca il sostegno fra gli Stati (che condividono, tra l’altro, una storia vecchia migliaia di anni). Se certi Paesi non vogliono sobbarcarsi i problemi degli altri, allora il termine “unione” perde di significato. E con esso il modello sociale che ne consegue.

La verità, anche se non fa più notizia, è che non c’è solidarietà fra i partner europei.
E che i greci sono stati lasciati soli, schiacciati dai debiti e dall’austerity.

(Il video qui sotto risale a tre giorni fa).

Written by Cronache Bastarde

10 febbraio 2013 at 11:25

Il Nobel per la Pace all’Unione Europea: un premio meritato?

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Ieri, 10 Dicembre, nel Municipio di Oslo l’Ue ha ricevuto il premio Nobel per la pace.
Un premio meritato? Diciamo che le perplessità non mancano.
Soprattutto se pensiamo che in passato l’onorificenza è stata concessa a persone come Madre Teresa di Calcutta e Nelson Mandela, o a istituzioni come l’Unicef e la Croce Rossa.
“Da circa 70 anni l’Europa non è attraversata dall’incubo della guerra. Nemmeno lontanamente.
Merita il premio Nobel anche solo per questo”, scrive la Gazeta.
Ma allora è un premio che guarda al passato, più che al futuro. Al Vecchio Continente, più che alle nuove frontiere. Da questo punto di vista la pace di oggi è un risultato notevole, in relazione al ’45.
E allora il merito andrebbe ai predecessori, come Adenauer o come Alcide De Gasperi, più che ai politici attuali.
Il Nobel, in sostanza, è dovuto al fatto che l’Europa (occidentale) oggi è un’area dove regna la pace, anni luce lontana dalle due guerre mondiali che l’hanno attraversta, e rappresenta uno stimolo a continuare su questa strada (facendo finta che il colonialismo verso i Paesi Africani non sia mai esistito e dimenticando che molti Paesi membri, come Francia, Germania, Italia e Regno Unito, sono fra i più grandi esportatori di armi al mondo).
Ne consegue che la pace è un mito: un’idea che affonda nella storia, ma impossibile da immaginare slegata dagli interessi dei singoli Stati. I francesi, gli inglesi e i tedeschi, del resto, hanno passato interi secoli cercando di invadersi a vicenda, con i loro eserciti. Ne sa qualcosa l’Italia.

A proposito: la cerimonia di Oslo arriva contemporaneamente a una seria crisi politica italiana, al completo sbando della Grecia e alle gravi difficoltà di Irlanda, Portogallo e Spagna. Siamo davvero sicuri che la crisi sia un problema di tutti?
Pensiamo adesso all’immobilismo dell’Ue durante il conflitto nei balcani, o a tutte quelle frontiere, che nessuno ricorda, atrraversate da decenni di guerra civile (come la frontiera tra la Germania e la Polonia, o tra la Polonia e la Slovacchia).
La difesa dei confini, attraversati da rifugiati che diventano in fretta emarginati, sembra più un inno al fallimento dell’inclusione, che qualcosa da festeggiare e di cui vantarsi davanti al mondo.

L’Europa ha abolito la pena di morte e si impegna a promuovere ovunque l’importanza di tale iniziativa. Questo è un impegno da lodare. Che però non dovrebbe essere così sensazionalistico all’interno del pensiero democratico contemporaneo.

Written by Cronache Bastarde

11 dicembre 2012 at 09:30

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