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Premio Hitler 2015: FederFauna invita chiunque a votare l’animalista più antiumano

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premio hitlerUn premio assegnato agli animalisti direttamente dai cittadini e chiamato così in ricordo di chi, nel 1933, firmò la prima legge animalista della storia.

L’iniziativa è opera di FederFauna, la Confederazione Sindacale degli Allevatori, Commercianti e Detentori Animali, che ha istituito il premio “a condanna di chi calpesta i Diritti Umani in nome di ideologici diritti degli animali”.

La confederazione si prodiga da tempo nel sottolineare “una certa affinità tra posizioni tipiche dell’animalismo e quelle del nazismo”. Lo fa chiamando in causa “la critica all’ antropocentrismo, il radicalismo, la ricerca della purezza intesa come virtù, come superiorità morale e l’intolleranza e l’antidemocraticità nel volerla imporre”. Un’affinità che, ad esempio, emergerebbe nel caso degli animalisti che insultarono e minacciarono Caterina Simonen, la ragazza che l’anno scorso aveva sostenuto la ricerca e i test sugli animali grazie ai quali oggi è viva, o di quelli che esultano quando muore un allevatore o un cacciatore.

Non solo. Il triste parallelismo sembrerebbe palesarsi attraverso dettagliate analisi effettuate da autori appartenenti al mondo accademico. Ad esempio Peter Staudenmaier, un ecologista sociale di certo non avverso o insensibile verso la natura e gli animali, da autore, storico e docente di storia moderna tedesca presso la Marquette University di Milwaukee, ha pubblicato un’analisi storica precisa del fenomeno, riportando fatti concreti (e una bibliografia granitica) che possono o meno piacere ma che, a onor del vero, non si discutono.

Non si tratta solo del fatto, a molti noto, che Hitler fosse vegetariano, contrario alla vivisezione, attivissimo nelle cause per il benessere degli animali o del fatto che il partito nazista sponsorizzasse frutta, vegetali crudi e semi come dieta esemplare, proprio come i vegani più meticolosi di oggi. Quanto piuttosto -sottolinea FederFauna- del fatto che concetti come il “diritto che gli animali possiedono intrinsecamente di essere protetti in sé e per sé” hanno origine proprio dal regime nazista, attraverso “una serie di leggi sui diritti degli animali che erano senza precedenti e che esplicitamente affermavano lo status morale degli animali indipendente da ogni interesse umano”.

Per dirla in parole povere, significa che l’idea che gli animali siano in grado di percepire il dolore e la gioia, non è stata elaborata dai moderni teorici dei diritti animali, ma da Goering nel 1933. “I nazisti, esattamente come gli animalisti di oggi -prosegue la Confederazione- si ritenevano moralmente superiori e, esattamente come gli animalisti di oggi, perseguivano la purezza, presupponendo che la vera virtù passasse anche dal ripudio di pratiche apparentemente immonde come il mangiare la carne. Poi, sappiamo tutti cosa fecero i nazisti alle persone”.

L’anno scorso il “Premio Hitler” è stato vinto proprio dagli animalisti che insultarono Caterina. In quel caso, ricorda inoltre FederFauna, “i votanti hanno preferito indicare, piuttosto che un animalista, interi gruppi di animalisti in base alle loro condotte antiumane”. Non solo coloro che minacciarono Caterina, ma anche quelli che hanno boicottato la raccolta fondi per le bambine malate, gli animalisti che hanno esultato per la morte di allevatori e cacciatori e quelli che hanno boicottato o danneggiato le attività produttive. Un risultato interessante, perché -come spiega ancora la Confederazione- “indica una sempre maggior presa di coscienza da parte della gente della grande differenza che esiste tra l’essere rispettosi o amanti degli animali e l’essere animalisti, che equivale molto spesso ad essere fondamentalisti che odiano i propri simili ed hanno in realtà poco rispetto anche per gli animali che dicono di amare, perché dimostrano di non conoscerli affatto. Attuale e calzante, in proposito, la sintesi di Oliviero Toscani: “gli animalisti rompono sempre i coglioni, come tutti i fondamentalisti”.

Il termine per votare scade il 15 Novembre, per esprimere il proprio voto basta inviare una mail all’indirizzo: premiohitler@federfauna.org, indicando la persona o il gruppo a cui vorreste fosse assegnato il “Premio Hitler”. Il risultato delle votazioni verrà reso noto il 24 novembre, anniversario della promulgazione della prima legge di matrice animalista da parte di Adolf Hitler nel 1933.
Al vincitore andrà una targa ricordo che ritrae il fuhrer mentre accarezza amorevolmente due piccoli caprioli sullo sfondo del campo di concentramento di Auschwitz. La targa reca la scritta “Animal Rights” corretta in “Animal Reich“.

Written by Cronache Bastarde

15 ottobre 2015 at 19:30

Questa è Roma

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questaèromaQuestaèRoma è un movimento di (nuovi) italiani provenienti da differenti contesti socioculturali, promotori di un nuovo concetto di italianità. Per portare all’attenzione del futuro sindaco della Capitale la questione della cittadinanza ai figli di immigrati nati in Italia,  poche ore fa è andato in scena un Flash mob al Pantheon:“Partecipazione”, “Studio”, “Cultura”, “Lavoro”, “Voto” i diritti troppo spesso negati  ai giovani cresciuti qui, figli di immigrati. L’appello al futuro sindaco contiene una richiesta precisa: un cambiamento sociale e culturale concreto per risolvere la questione cittadinanza e favorire l’integrazione, affinché questa diventi davvero la città di tutti.

Foto: Martha España VanèNovi

Written by Cronache Bastarde

26 maggio 2013 at 11:15

Tre leggi per la giustizia e i diritti: il 9 maggio si firma nelle università di tutta Italia

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Tre proposte di legge di iniziativa popolare. Tre leggi per la giustizia e i diritti. Tortura, carceri, droghe.

Domani, 9 maggio 2013, dalle ore 9 alle ore 14 si firma nelle Università di tutta Italia.
I promotori della Campagna raccoglieranno le firme per le tre proposte di legge di iniziativa popolare depositate lo scorso gennaio in Cassazione. Proposte che costituiscono un vero e proprio programma di governo per ripristinare la legalità nel nostro sistema penale e penitenziario.

La prima, Introduzione del reato di tortura nel codice penale, vuole sopperire ad una lacuna normativa grave. In Italia manca il crimine di tortura nonostante vi sia un obbligo internazionale in tal senso. Il testo prescelto è quello codificato nella Convenzione delle Nazioni Unite. La proibizione legale della tortura qualifica un sistema politico come democratico.

La seconda, Per la legalità e il rispetto della Costituzione nelle carceri, vuole intervenire in materia di diritti dei detenuti e di riduzione dell’affollamento penitenziario, rafforzando il concetto di misura cautelare intramuraria come extrema ratio, proponendo modifiche alla legge Cirielli sulla recidiva, imponendo l’introduzione di una sorta di “numero chiuso” sugli ingressi in carcere, affinché nessuno vi entri qualora non ci sia posto. Insieme alla richiesta di istituzione di un Garante nazionale per i diritti dei detenuti, viene anche proposta l’abrogazione del reato di clandestinità.

Infine la terza proposta, Modifiche alla legge sulle droghe: depenalizzazione del consumo e riduzione dell’impatto penale, vuole modificare la legge sulle droghe che tanta carcerazione inutile produce nel nostro Paese. Viene superato il paradigma punitivo della legge Fini-Giovanardi, depenalizzando i consumi, diversificando il destino dei consumatori di droghe leggere da quello di sostanze pesanti, diminuendo le pene, restituendo centralità ai servizi pubblici per le tossicodipendenze.

Al sito www.3leggi.it la mappa di tutti luoghi dove sarà possibile sottoscrivere le tre proposte, che sono promosse da: A Buon diritto, Acat Italia, L’Altro Diritto, Associazione 21 luglio, Associazione difensori di Ufficio, A Roma, insieme – Leda Colombini, Antigone, Arci, Associazione Federico Aldrovandi, Associazione nazionale giuristi democratici, Associazione Saman, Bin Italia, Cgil, Cgil – Fp, Conferenza nazionale volontariato giustizia, Cnca, Coordinamento dei Garanti dei diritti dei detenuti, Fondazione Giovanni Michelucci, Forum Droghe, Forum per il diritto alla salute in carcere, Giustizia per i Diritti di Cittadinanzattiva Onlus, Gruppo Abele, Gruppo Calamandrana, Il detenuto ignoto, Itaca, Libertà e Giustizia, Medici contro la tortura, Naga, Progetto Diritti, Ristretti Orizzonti, Rete della Conoscenza, Società della Ragione, Società italiana di Psicologia penitenziaria, Unione Camere penali italiane, Vic – Volontari in carcere.

Fonte: CNCA

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Written by Cronache Bastarde

8 maggio 2013 at 09:59

Disabili, Protesta a Montecitorio: le promesse di Fini

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Il presidente della Camera Gianfranco Fini ha assicurato che si farà portavoce presso i gruppi parlamentari delle ragioni della protesta dei disabili svoltasi nei giorni scorsi sotto Montecitorio: un’iniziativa nata dal basso soprattutto grazie ai social network, per protestare contro le novità introdotte dal Governo nel decreto Salva-Italia.
Dopo la manifestazione Fini ha ricevuto, infatti, una delegazione del Movimento disabili Rinnovamento democratico e del gruppo Facebook Disabili in lotta, che insieme hanno ribadito al Presidente l’auspicio di vedere cancellata dall’articolo 5 della legge 23/12/2011 n. 214, la parte relativa ai disabili, vale a dire:

che l’indennità di accompagnamento venga concessa al solo titolo
della  minorazione e sia considerata diritto inviolabile;
che tutte le provvidenze relative alla disabilità siano tenute fuori dall’Isee;
che tutte le spese dei servizi forniti alle persone con disabilità dal sistema sanitario nazionale siano gratuite;
che gli ausili per la mobilità, la comunicazione, l’autonomia, per la vita indipendente, siano forniti dallo Stato con la compartecipazione agevolata da parte dell’interessato in base al reddito personale;
che sia garantito il sostegno scolastico ed extrascolastico e il diritto al lavoro.

Il Presidente della Camera ha assicurato alla delegazione che informerà subito i Gruppi parlamentari delle richieste dei manifestanti, esplose in modo particolare a seguito di quei tre “no” espressi dal governo alle associazioni dei disabili a fine Gennaio: no all’indennità di accompagnamento concessa al solo titolo della minorazione come diritto inviolabile; no all’esclusione dall’Isee delle provvidenze legate alla disabilità; no all’eliminazione delle parti relative ai disabili dall’articolo 5.

Anche il movimento italiano disabili da tempo va dicendo a gran voce come gli elementi su cui intervenire in modo più urgente siano quelli legati, oltre all’indennità di accompagnamento, anche alle pensioni di invalidità e a quelle dei ciechi civili e sordomuti; ai servizi come l’assistenza domiciliare, la riabilitazione, la permanenza nei centri diurni, i trasporti agevolati, il badantato, l’assistenza infermieristica, il sostegno scolastico, l’assegno sociale, l’assegno di cura e tutte le altre provvidenze legate alla disabilità.

Un altro tipo di promessa arriva, poi, dal gruppo Noi disabili: “non consentiremo di essere rigettati alle condizioni di vita degli anni Cinquanta e per questo lotteremo ad oltranza contro lo sterminio, contro il negazionismo dei nostri diritti e contro la cancellazione della Convenzione dell’Onu sui diritti delle persone con disabilità ratificata dal governo italiano. Chiamiamo alla solidarietà e alla lotta tutti i cittadini e i lavoratori dei servizi sociosanitari e del comparto della disabilità”.

Staremo a vedere se Fini rispetterà le promesse fatte, quanto effettivo peso politico abbia la sua voce all’interno del Parlamento e, di conseguenza, quale sarà la reazione dei vari gruppi ed esponenti politici chiamati a rispondere.

Written by Cronache Bastarde

25 febbraio 2012 at 07:16

Congelati per amore

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In tante piazze italiane (a Montecitorio alle 10.30) oggi ci sarà un kiss-in, cioè un flash mob organizzato per rivendicare i diritti civili delle coppie gay a seguito di alcune dichiarazioni dichiarazioni rilasciate da Giovannardi negli scorsi giorni. Quelle che paragonavano il bacio fra due donne al gesto di fare pipì per strada, specificando poi la differenza tra “organi costruiti per ricevere e organi costruiti per espellere”.

Secondo i dati diffusi a fine Gennaio da ILGA Europe, relativi all’omofobia in Europa, il nostro Paese continua ad occupare gli ultimi posti della classifica: rispetto a noi, fa peggio solo Cipro. Ma è difficile entrare nei dettagli: qui non esistono dati ufficiali sui casi di omofobia e transfobia poiché l’Italia non si è mai dotata, a differenza di altri Paesi europei, di un Osservatorio nazionale sul fenomeno. E’ l’Associazione di promozione sociale Arcigay a raccogliere ogni anno un dossier di fonti a stampa sui casi di discriminazione, violenza e soprusi ai danni di omosessuali, lesbiche e transessuali. Numeri che, quindi, sottostimano ampiamente un fenomeno che rimane sommerso e poco denunciato soprattutto per l’assenza di una giusta legge di contrasto. Stando al dossier, nel 2010 si sono registrati 2 casi di omicidio, 39 casi di violenza, 6 di estorsione, 2 di bullismo e 8 di atti vandalici. Sempre nel 2010 alle associazioni omosessuali è stato più volte vietato l’accesso nelle scuole per iniziative di sensibilizzazione e negato l’accesso anche alle donazioni di sangue. A Maggio 2011 sono invece 8 i casi di violenza, discriminazione ed insulto, 5 quelli di estorsione e 1 di bullismo omofobico.

La legge antiomofobia era stata discussa lo scorso Luglio in Parlmaneto, ma è stata respinta dalla Camera dei Deputati che ha bloccato la normativa sul nascere, definendola anticostituzionale in quanto non compatibile con alcuni articoli presenti tra le nostre leggi fondamentali.
Quanto tempo ci vorrà prima che questo vuoto legislativo venga colmato?

Written by Cronache Bastarde

14 febbraio 2012 at 08:29

Disabili: proibito fare sesso

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La tranquillità del vivere comune tende ad allontanare quegli argomenti il cui pensiero genera un automatico disagio, imprigionando dentro il silenzio di un tabù realtà escluse a priori dal dibattito e dal confronto sociale.
Circa due settimane fa ho ricevuto l’e-mail di un lettore che esprimeva il bisogno sincero di dare spazio ad un argomento totalmente assente dal dibattito culturale: le persone disabili e la sessualità, questo aspetto della vita in tutte le sue molteplici e complesse sfumature. Tonino Urgesi, la persona che mi ha contattato, ha 47 anni, è sposato, ha un figlio ed è disabile dalla nascita. Lo raggiungo telefonicamente e mi racconta di come per 20 anni si sia occupato di indagare questo complesso argomento attraverso una ricerca svolta personalmente casa per casa nella città di Cesena, intervistando persone disabili dai 16 ai 50 anni, donne e uomini, che gli hanno raccontato le loro esperienze.
Mi racconta anche come, da questa ricerca su disabili e sessualità durata anni, ne sia poi nato un documentario video per una televisione svizzera.
“È un tema abbastanza delicato e difficile che chiama in causa altri aspetti. Il primo è il problema del disabile, che non è riconosciuto nella sua sessualità, cioè tutta la vita sessuata. La sessualità è un gesto, una carezza, un bacio…Tuttavia è un tabù, non se ne parla nemmeno tra i normodotati di questo argomento. La volgarità è un’altra cosa: è televisione, è immagine, è nudo, è un rapporto fugace. Sono andato a intervistare molte persone disabili e ho scoperto un oceano di paure, esperienze, di non detto. Immaginate una madre che mi dice <Tonino io ho un figlio che ha 16 anni e mi chiede di aiutarlo a masturbarsi>. Non so cosa abbia fatto la madre, ma io cosa potevo dire? Io non parlo, non ho la bacchetta magica e non la voglio. Però vorrei far capire di che mondo si tratta, di come ci siano realtà complesse che nessuno racconta. Immaginate ancora un padre che accompagna il figlio disabile da una prostituta.” (In alcuni paesi d’Europa, come la Danimarca, esiste la figura, riconosciuta, dell’assistente sessuale per la persona disabile).
“il punto – prosegue Tonino – non è se io sia d’accordo o meno su questo: il punto è che di queste cose non se ne parla, e non è solo un problema di moralità. Ho intervistato queste persone a Cesena, vicino Rimini, e ho scoperto un mondo di gente che vorrebbe parlare di questi argomenti, della sessualità che fa parte dell’essere umano e quindi anche delle loro vite. Il mio punto di vista è questo: la sessualità non è un tabù, lo hanno fatto diventare un tabù. Perché? Per la Chiesa, ad esempio, che negli anni passati ha sempre cercato, anche in questo modo, di imporre il suo potere sull’uomo”.
Le persone incontrate e intervistate da Tonino avevano, invece, molta voglia di parlare e raccontare il loro modo di vivere la sessualità, come lui mi riferisce in base alla sua ricerca. “Il punto è che la sessualità oggi non si conosce. In generale. Non viene presa in considerazione. Se prendiamo l’argomento legato nello specifico alla disabilità occorre avere la sensibilità di capire e saper riconoscere l’esistenza di alcune differenze: quelle legate, ad esempio, al tipo di disabilità di una data persona. Dobbiamo stare attenti di quale tipo di disabilità parliamo. La persona paraplegica, ad esempio, non ha la possibilità di avere un’erezione. Se poi parliamo di una persona down, invece, il problema è più complesso. In ogni caso se ne dovrebbe parlare di più e in particolare entrando nello specifico dei diversi tipi di disabilità: ripeto, non sono tutte uguali”.
L’argomento non resta circoscritto solo a questo, emergono anche altre sfumature cui si tende a non far caso per mancanza di informazione e cultura: “la disabilità del maschio e la disabilità della femmina sono due cose molto differenti, due mondi completamente diversi. Il disabile maschio se vuole va a prostitute… se vuole, se può, se qualcuno lo accompagna. Ma la disabile femmina dove va? Con chi va? Chi la porta? La mamma o forse il papà o la zia o la nonna? Come fa? Ma diciamo davvero le cose come stanno fino in fondo: se un disabile maschio va con una prostituta, lei crede che la prostituta gli tiri giù i pantaloni o gli metta il preservativo? No. deve esserci qualcun altro a farlo. E la prostituta di strada vuole il doppio per andare con un disabile”.
A questo punto della nostra telefonata emerge dalla memoria di Tonino un racconto che dimostra come al tema in questione siano legate ulteriori realtà, ignorate dai media: “la disabile femmina, donna, ragazza viene violentata. E sapete dove? Negli istituti. Ho avuto la fortuna e la scarogna di poter intervistare una ragazza che viveva in uno di quegli istituti dove dovrebbero essere assistite le persone disabili. Non la vedo più, perché ormai sono anni che mi sono trasferito in Lombardia, comunque questa ragazza mi raccontò di essere stata violentata dal personale dell’istituto. Non ha denunciato queste persone perché non poteva. Perché lei non aveva una casa, non aveva dove andare e non aveva genitori. L’unico posto dove poteva stare era quello.” Chiedo a Tonino il nome dell’istituto, ma lui non lo dice “per correttezza nei suoi confronti. Dico solo che questo istituto si trova in Emilia Romagna e che all’epoca questa ragazza aveva 20 anni e vi sto parlando di 15 anni fa. Tutto questo lo racconto anche per far capire come esista tutto un mondo da scoprire, a cui non viene data voce.”
Tonino, in base alla sua ricerca, testimonia l’importanza di iniziare a diffondere, in modo più specifico, la conoscenza e l’informazione relative al tema della sessualità in rapporto ai disabili, poiché si tratta di una realtà molto vasta e complessa che ha diritto di parlare, se vuole. Come ultima domanda chiedo a Tonino quale molla abbia fatto scattare queste sue ricerche e come si sia accorto di questo mondo sommerso:
“è stato l’uomo in tutta la sua globalità. Prima di essere disabile io sono un uomo, una persona umana, e come tale ho diritto a vivere la mia sessualità, la mia vita sessuata. Volevo capire come vivono gli altri. Molti non vivono proprio. Ho incontrato anche una persona che non aveva la possibilità né di camminare né di muovere le mani: sapete cosa vuol dire? Che non poteva nemmeno toccarsi. Nessuno lo aiutava. Non poteva. Ed è lì che ho iniziato a chiedermi: perché non può? Perché no? Manca la cultura non dell’handicappato, ma del corpo, attraverso cui tutti noi parliamo. Il corpo inteso ovviamente non come oggetto o come appare da certe immagini e stereotipi che passa la televisione, nemmeno inteso come ‘peccato’ come illustra spesso la Chiesa: ma del corpo amato, da accarezzare, da rispettare e da eccitare. Tutto è contestualizzato nell’epoca in cui si vive. Oggi non si parla, non ci si pongono le domande: non dovrebbe essere così”.

(Questo mio articolo è stato pubblicato originariamente su laveracronaca.com)

Written by Cronache Bastarde

26 gennaio 2012 at 18:34

Pubblicato su Disabilità

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L’unione europea e l’integrazione dei disabili

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Lo scorso Novembre la Commissione Europea ha presentato la “Strategia sulla Disabilità 2010-2020”, finalizzata a promuovere le pari opportunità per le persone disabili nel rinnovato impegno di un’Europa senza barriere. Sono stati individuati otto ambiti principali di intervento: accessibilità, partecipazione, parità di trattamento, lavoro, istruzione e formazione, protezione sociale, salute e dimensione internazionale dei diritti delle persone disabili.
Settori, cioè, dove nei prossimi anni dovranno essere adottate specifiche misure da parte degli stati membri insieme a politiche atte a favorire una maggiore accessibilità dei disabili al mercato del lavoro. Lo scopo naturalmente è quello di favorire l’integrazione delle persone con disabilità su più fronti, senza quindi dimenticare i giovani e la promozione di un’istruzione adeguata e qualitativa uguale per tutti.
Tra le misure principali da adottare risaltano in modo particolare gli aiuti di Stato in grado di ottimizzare l’accessibilità di tutti i beni e i servizi e il riconoscimento reciproco delle tessere nazionali di invalidità, che garantirebbero ad un cittadino con una disabilità riconosciuta di godere degli stessi diritti esercitati nel proprio Paese d’origine qualora decidesse di trasferirsi in un altro Paese dell’Unione Europea (come trasporti pubblici gratuiti o a costi ridotti). La Commissione sta inoltre valutando la possibilità di attuare nel 2012 anche il cosiddetto “Atto europeo per l’accessibilità”, pensato per migliorare il mercato dei dispositivi e dei servizi per disabili il cui valore annuale ammonta attualmente ad oltre 30 miliardi di euro.

Il rafforzamento di questo settore del mercato, infatti, implicherebbe uno sviluppo ulteriore dello stesso e quindi un calo generale dei costi su quei prodotti e servizi specifici per i disabili. La Strategia punta soprattutto a colmare il vuoto causato dall’assenza di un piano di riferimento unico per le politiche sociali di tutta Europa, avvertito fino ad oggi. Servirebbe cioè ad uniformare le azioni e le decisioni degli stati membri in modo che gli 80 milioni di disabili europei vengano considerati, in futuro, cittadini a pieno titolo. Se attuato pienamente, il provvedimento in questione risulterebbe quindi un grande passo avanti nel riconoscimento dei diritti delle persone disabili.
Tuttavia molte associazioni alla soddisfazione accompagnano un cauto ottimismo; la piena attuazione della strategia sarà infatti possibile solo se verrà garantita dai vari paesi la continuità e l’ottimizzazione dei finanziamenti e fondi europei destinati alla categoria dei disabili, unitamente alla costante raccolta di informazioni e dati sulle condizioni di vita delle persone diversamente abili. Come sottolineano gli esperti, nel nostro Paese l’opinione pubblica è ancora scarsamente sensibilizzata sulle questioni della disabilità. In tal senso la mancanza di cultura e informazione si riscontra anche tra gli stessi disabili, che spesso non conoscono i propri diritti e non riescono per questo ad esercitarli.
L’ostacolo principale da superare resta perciò la noncuranza delle autorità preposte: l’unico punto su cui l’Italia rimane imbattibile rispetto ai livelli della media europea.

(Questo mio articolo è stato pubblicato originariamente su laveracronaca.com)

Written by Cronache Bastarde

16 gennaio 2012 at 15:54

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