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INPS: che fine fanno i contributi versati?

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losfogatoioIl Gruppo Assegnisti e Precari della Ricerca di Pavia (Associazione Gap11) sta cercando di dare la più larga diffusione possibile a una situazione, a quanto pare decisamente paradossale, relativa ai contributi Inps Gestione Separata.
Ecco il comunicato inviato anche al Ministro Fornero.

“Vogliamo segnalare un fatto di rilevanza nazionale, in tema di previdenza, riguardante soprattutto le indennità di maternità dimezzate per un disservizio che l’INPS finge di non poter sistemare, ormai da oltre due anni. Abbiamo scoperto, infatti, lacune significative negli estratti conto INPS (fino al 50% dei contributi totali versati), con il risultato che moltissime lavoratrici precarie in maternità ricevono indennità ridotte oppure non le ricevono in toto perché non viene raggiunto il limite contributivo. La stessa situazione si riscontra per l’indennità per congedo parentale, per l’indennità di malattia, per gli assegni al nucleo familiare, e anche per le future pensioni. Il problema è riconducibile alla malagestione del database della gestione separata INPS, il fondo pensionistico a cui sono iscritti tutti i precari italiani.
E’ stato chiesto all’INPS di spiegare perché i versamenti non sono stati registrati correttamente, e hanno risposto che le sedi locali non sono in grado di correggere l’errore, e che l’INPS nazionale pur essendo pienamente consapevole da anni della gravità del problema, non è ancora stato in grado di risolverlo, proponendo come unica soluzione improbabili e costose riprogettazioni del database. Stesso problema potrebbe presentarsi anche per i lavoratori non precari.
Riteniamo opportuno, quindi, informare tutti i lavoratori e l’opinione pubblica e chiediamo all’INPS nazionale di risolvere al più presto questa situazione assurda.
Sperando di fare cosa gradita a tutti i lavoratori precari d’Italia, chiediamo il Vostro prezioso supporto nella divulgazione di questo problema”.

L’invito è quello di verificare la propria posizione, per comunicare eventuali e analoghe anomalie.
Ulteriori informazioni si possono trovare nel blog dell’Associazione (di seguito i riferimenti).

Blog GAP11 – Gruppo Assegnisti e precari della ricerca Pavia
GAP Gruppo Facebook

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Written by Cronache Bastarde

12 gennaio 2013 at 20:54

Scuola pubblica: perché è un bene comune.

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losfogatoioRicevo e pubblico la riflessione di una mamma blogger, Jessica, autrice e creatrice di babytalk.it, un punto di incontro virtuale dove genitori e insegnanti condividono dubbi, letture, esperienze e consigli per comunicare, in modo consapevole ed empatico, con il mondo dei bambini.

“Quando, un anno fa, io e il mio compagno siamo andati a votare, per la prima volta abbiamo visitato la scuola elementare pubblica del quartiere dove ci eravamo appena trasferiti. Un edificio tipico, immerso nel verde della campagna, con grandi vetrate e un giardinetto…incolto. Muri scrostati e cemento grigio a vista. All’interno tanta luce, forse troppa: era impossibile non notare l’intonaco scrostato. Per i muri e il tetto non saprei dire. Nè garantire. La prima reazione, avendo una bimba di un anno, fu quella di guardarci intorno, valutando collocazione, struttura e costi delle scuole materne private più vicine. Una reazione che, forse, sempre più spesso hanno in molti, e che però mi terrorizza per un motivo semplice, che nulla ha a che fare con la scuola privata in sé: oggi basta che un istituto scolastico abbia il tetto solido per poter essere il più ambito, giustificandone la retta elevata.

Come genitore posso pensare di fare tutti i sacrifici del mondo per garantire a mia figlia la scuola migliore: luminosa, piacevole, grande, accogliente, allegra, solida, sicura, illuminata, bilingue, trilingue… Come genitore posso cercare di impegnarmi per farle fare un percorso accademico solido, se lei lo vorrà.
Come genitore, però, mi chiedo anche in che contesto vivrà mia figlia (mi viene in mente un racconto di Woody Allen: IL RIFIUTO, che molte mamme hanno commentato su babytalk).

La motivazione è importante: uno studio recente dice che i migliori risultati si registrano in quei Paesi dove il posto di insegnante è ambito, prestigioso e ben pagato. Stando a questi paramtri, il nostro Paese non compare nemmeno tra i primi 20 del mondo. Lo rivela una recente notizia trasmessa dalla bbc e lo confermano le statistiche.

La scuola pubblica è la scuola di tutti, perché in una società globale e interconnessa non possiamo illuderci che ci basti essere bravi, avere figli bravi. Non possiamo illuderci di non avere bisogno degli altri. La scuola e l’istruzione pubblica sono un bene comune di cui dovremmo vantarci, considerando che siamo anche uno dei pochi Paesi in cui l’istruzione pubblica è, spesso, migliore di quella privata. Proprio per questo tutti dovrebbero rendersi conto del suo valore. A partire dalle istituzioni, che dovrebbero metterci nella condizione di non dover sfuggire ad un tetto rotto e a classi, via via, sempre più numerose”.

Written by Cronache Bastarde

13 dicembre 2012 at 19:19

“Elogio della carrozzina”: lo sfogo di un lettore disabile

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Di solito non lascio mai commenti agli articoli che leggo, ma con il post di Franco Bomprezzi pubblicato dal Corriere della Sera e intitolato Elogio della carrozzina non ho potuto trattenermi.

Più che un elogio alla carrozzina l’articolo sembra un ‘“elogio all’euro”.
Mi spiego meglio: il post sembra uno strumento per fare pubblicità (in modo abbastanza sfacciato) ai prodotti che verranno esposti durante la fiera organizzata da Reatechitalia, di cui fa menzione il giornalista. Durante quella manifestazione, infatti, verranno presentate merci e carrozzine ideate, teoricamente, per garantire maggiore accessibilità e inclusione alle persone disabili. E allora perchè non dire anche che questi prodotti sono costosissimi e che soltanto pochi fortunati possono permetterseli? Perché non dire quanto costano gli ausili per disabili e quanto ci guadagnano le ditte sciacallando sui nostri deficit?
E perchè non ricordare che la maggior parte dei disabili è “costretto alla fame” per colpa di una politica cieca ai nostri bisogni primari? E dato che siamo in tema, vorrei far notare che nemmeno la carrozzina più futurista del mondo potrebbe superare tutte le barriere architettoniche ancora vergognosamente presenti nelle principali città del nostro Paese.

Bisogna saper mettere i puntini sulle i. Di che carrozzina parla Bomprezzi?
Della carrozzina come oggetto o della carrozzina come stato d’essere?
Perché a me, disabile dalla nascita, della carrozzina come oggetto non importa un bel niente (e della carrozzina come stato d’essere non sprecherei neanche un secondo per un articolo).
Se avessi anch’io la grande opportunità di scrivere su un quotidiano nazionale mi dedicherei a raccontare la vita, tremendamente sconosciuta, di una persona costretta suo malgrado a vivere la diversità.
E’ questo il punto veramente importante, senza demagogia da semi intellettuali della disabilità.

Bisognerebbe raccontare le frustrazioni del peggiore disabile, le delusioni della giovinezza legate all’area sentimentale, le frustrazioni familiari (come quelle in cui i genitori non sanno affrontare l’handicap e lasciano il loro figlio in balia di se stesso o, di contro, lo fanno vivere sotto una campana di vetro). Bisognerebbe scrivere di tutti quei ragazzi disabili che vorrebbero andare a scuola, ma non possono perché non gli viene concesso il diritto di avere l’insegnante di sostegno.

Purtroppo stiamo ancora a parlare di carrozzine, disabili e handicappati.

Occorre, invece, celebrare l’esistenza: ogni giorno combattuto per i nostri diritti, ogni momento dedicato a ciò che ci fa vivere nel modo migliore.
Ben al di là della carrozzina.

Tonino Urgesi

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