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Archive for the ‘Droga’ Category

Cannabis terapeutica, la Puglia dice sì. Centrale il ruolo dell’associazionismo.

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cannabis-terapeuticaIl Consiglio regionale della Puglia ha approvato la legge regionale che regolarizza l’uso dei farmaci a base di cannabis sativa per le patologie compatibili con il trattamento, votando all’unanimità la legge per l’utilizzo della cannabis a scopo terapeutico. Una battaglia sostenuta in particolare dall’associazione no profit “La Piantiamo” di Racale (un paesino del sud Salento) che ha dato vita al primo Cannabis Social Club di Italia e che promuove l’uso terapeutico della canapa medicinale attraverso la coltivazione e l’approvvigionamento ai pazienti affetti da patologie come sclerosi multipla e cancro.
I fondatori dell’associazione sono Lucia Spiri e Andrea Triscuoglio di Foggia, entrambi affetti da sclerosi multipla, che da anni si curano con la cannabis terapia utilizzando il Bedrocan: medicinale a base di inflorescenze di canapa da cui hanno tratto innegabili benefici. Si tratta di un farmaco prodotto in Olanda e acquistato dalla sanità regionale ad altissimi costi: circa 40 euro al grammo (la dose è di circa tre grammi al giorno). Da qui l’idea di coltivare la cannabis a scopo terapeutico e di produrre autonomamente il farmaco. Il primo passo è stato costruire una cornice normativa a livello regionale che ne legittimasse la coltivazione e la somministrazione. A seguire. le interlocuzioni tra l’associazione di volontariato e l’assessore regionale alle politiche della salute Elena Gentile, fino al sì unanime del consiglio regionale pugliese. Altrettanto fondamentale è stato il ruolo del primo cittadino di Racale, il sindaco Donato Metallo, che ha sempre sostenuto l’idea e ha perfino donato alcuni terreni di proprietà comunale all’associazione per la coltivazione della cannabis.
Ora sta alla Regione Puglia fare in modo di rendere operativa la legge dialogando con il ministero per ottenere l’autorizzazione alla coltivazione e alla lavorazione. “È una legge che risponde ai bisogni terapeutici di tanti cittadini e cittadine pugliesi – ha sottolineato l’assessore alle politiche della salute Elena Gentile – che si trovano nella condizione di trattare patologie compatibili con i farmaci a base di cannabis. Però è anche un modo per porre all’attenzione politica dal punto di vista nazionale il tema dell’uso dei cannabinoidi in un regime meno proibizionistico, consentendo al contempo anche un accesso facilitato e meno oneroso al farmaco stesso”.

L’associazione La Piantiamo incentiva anche attività di ricerca sui vantaggi della canapa medicinale. Per ulteriori info e approfondimenti: http://www.lapiantiamo.it/
(Questo articolo è stato pubblicato anche su ildemocratico.com)

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2 febbraio 2014 at 20:27

Droghe, iniziativa dei radicali: la legalizzazione spiegata agli adulti (con un cartone animato).

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Un cartone animato che impazza sul web, accompagnato dallo slogan: ”La legalizzazione illustrata…agli adulti”. E’ l’ultima iniziativa dei radicali in fatto di cannabis e legalizzazione. Lo scopo: promuovere un referendum contro il carcere per i fatti di lieve entità connessi al consumo delle sostanze stupefacenti.
Vale a dire modificare in senso antiproibizionista l’attuale legge.

“Se lo Stato la legalizzasse avrebbe introiti pari a 8 miliardi di euro l’anno, come a due Imu sulla prima casa. Quanto basta per costruire 30 nuovi ospedali o comprare sessanta F35“. E’ una delle tante informazioni fornite (ironicamente) nel cartoon a sostegno del fallimento delle politiche proibizioniste.

Il video (di Flavio Avy Candeli e Giovanni di Modica) propone in 3 minuti, con la voce di un cane della Guardia di Finanza, una serie di dati, vantaggi economici e considerazioni medico sociali a sostegno della legalizzazione. Tra i personaggi ritratti, Kate Moss, Harry Potter, Freddy Krueger, Gianfranco Fini, Carlo Giovanardi e, naturalmente, Marco Pannella.

“Il referendum -si legge nel sito cambiamonoi.it– vuole eliminare quelle norme della legge Fini-Giovanardi che riempiono le carceri di consumatori di sostanze proibite. Se vincesse il referendum radicale la detenzione verrebbe eliminata per tutte le violazioni che riguardano fatti di lieve entità (coltivazione domestica, possesso e trasporto di modiche quantità, condotte border line tra consumo e piccolo spaccio)”.

Tuttavia -come spiegano i radicali- una legalizzazione completa non è raggiungibile per via referendaria, a causa delle convenzioni internazionali stipulate dall’Italia. Proprio per questo la nuova normativa immaginata dai referendari rappresenterebbe un passo importante verso la nascita di una nuova prospettiva.

Firma e fai firmare il referendum http://www.cambiamonoi.it

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1 settembre 2013 at 09:34

No alla delega sulle droghe al ministero degli Interni

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alfano“No alla delega sulle droghe al ministero degli Interni”, è la presa di posizione del CNCA (coordinamento nazionale comunità di accoglienza), secondo cui la questione dovrebbe essere di competenza di un ministero per l’inclusione o del welfare.

“Ci è giunta voce che la delega sulle droghe potrebbe passare al ministero degli Interni. Se così fosse, sarebbe una pessima notizia”, dichiara Riccardo De Facci, responsabile Dipendenze del Coordinamento. “Torneremmo, infatti, a considerare la diffusione delle droghe e le dipendenze come una questione principalmente di ordine pubblico e di polizia. Un approccio totalmente sbagliato, che non tiene conto dei fondamentali risvolti sociali e culturali.”

“Per questa ragione”, conclude De Facci, “riteniamo che tale competenza vada affidata a un ministero che opera per l’inclusione – come quello alle Pari opportunità, sport e politiche giovanili o quello all’Integrazione – o al dicastero del Welfare. Ci auguriamo che la voce della più importante rete di comunità terapeutiche italiane sia ascoltata dalla politica.”

Il tema della lotta alla droga, come molti altri settori del welfare del resto, è passato inosservato nella recente campagna elettorale e nei programmi dei vari schieramenti. Il dibattito si accende solo al comparire di qualche notizia capace di fare clamore. È una modalità eccezionale che non aiuta a cogliere la realtà del problema e favorisce il perdurare di letture stereotipate e di luoghi comuni, sia nell’analisi che nelle risposte.

Da qui il titolo del seminario (che si terrà a Roma, in via Liberiana 17, il 23 maggio dalle ore 10.oo alle ore 13.30): “Politiche sulla droga. Cambiare si può… si deve!”. Un incontro che servirà a riassumere qual è la prospettiva dalla quale parte il CNCA per discutere di prevenzione, contrasto e lotta alla droga e dei relativi impegni e strategie che il nostro Paese dovrebbe assumere al riguardo.

“A nostro modo di vedere in ballo ci sono diverse questioni e nodi problematici sui quali ci piacerebbe avere un confronto -dicono dal Coordinamento- sia nel merito delle analisi che delle proposte”. A titolo esemplificativo ne elenchiamo alcune: la discussione sull’attuale legge Fini-Giovanardi (il 37% dei 65mila detenuti al primo gennaio 2013 era in carcere per aver violato la legge sulle droghe); la visione culturale sulla riduzione del danno e la connessione con le politiche securitarie, che ha il suo apice nell’approccio culturale proibizionista e punizionista, a discapito di quello a favore di una responsabilità educante; l’operato del Dipartimento nazionale antidroga, con la inefficace gestione delle ingenti risorse messe a disposizione dal Governo.

La partecipazione al seminario  è libera, previa iscrizione da inviare a segreteria@cnca.it.

(L’immagine in alto a destra è tratta liberamente da facebook)

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13 maggio 2013 at 10:47

Tre leggi per la giustizia e i diritti: il 9 maggio si firma nelle università di tutta Italia

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Tre proposte di legge di iniziativa popolare. Tre leggi per la giustizia e i diritti. Tortura, carceri, droghe.

Domani, 9 maggio 2013, dalle ore 9 alle ore 14 si firma nelle Università di tutta Italia.
I promotori della Campagna raccoglieranno le firme per le tre proposte di legge di iniziativa popolare depositate lo scorso gennaio in Cassazione. Proposte che costituiscono un vero e proprio programma di governo per ripristinare la legalità nel nostro sistema penale e penitenziario.

La prima, Introduzione del reato di tortura nel codice penale, vuole sopperire ad una lacuna normativa grave. In Italia manca il crimine di tortura nonostante vi sia un obbligo internazionale in tal senso. Il testo prescelto è quello codificato nella Convenzione delle Nazioni Unite. La proibizione legale della tortura qualifica un sistema politico come democratico.

La seconda, Per la legalità e il rispetto della Costituzione nelle carceri, vuole intervenire in materia di diritti dei detenuti e di riduzione dell’affollamento penitenziario, rafforzando il concetto di misura cautelare intramuraria come extrema ratio, proponendo modifiche alla legge Cirielli sulla recidiva, imponendo l’introduzione di una sorta di “numero chiuso” sugli ingressi in carcere, affinché nessuno vi entri qualora non ci sia posto. Insieme alla richiesta di istituzione di un Garante nazionale per i diritti dei detenuti, viene anche proposta l’abrogazione del reato di clandestinità.

Infine la terza proposta, Modifiche alla legge sulle droghe: depenalizzazione del consumo e riduzione dell’impatto penale, vuole modificare la legge sulle droghe che tanta carcerazione inutile produce nel nostro Paese. Viene superato il paradigma punitivo della legge Fini-Giovanardi, depenalizzando i consumi, diversificando il destino dei consumatori di droghe leggere da quello di sostanze pesanti, diminuendo le pene, restituendo centralità ai servizi pubblici per le tossicodipendenze.

Al sito www.3leggi.it la mappa di tutti luoghi dove sarà possibile sottoscrivere le tre proposte, che sono promosse da: A Buon diritto, Acat Italia, L’Altro Diritto, Associazione 21 luglio, Associazione difensori di Ufficio, A Roma, insieme – Leda Colombini, Antigone, Arci, Associazione Federico Aldrovandi, Associazione nazionale giuristi democratici, Associazione Saman, Bin Italia, Cgil, Cgil – Fp, Conferenza nazionale volontariato giustizia, Cnca, Coordinamento dei Garanti dei diritti dei detenuti, Fondazione Giovanni Michelucci, Forum Droghe, Forum per il diritto alla salute in carcere, Giustizia per i Diritti di Cittadinanzattiva Onlus, Gruppo Abele, Gruppo Calamandrana, Il detenuto ignoto, Itaca, Libertà e Giustizia, Medici contro la tortura, Naga, Progetto Diritti, Ristretti Orizzonti, Rete della Conoscenza, Società della Ragione, Società italiana di Psicologia penitenziaria, Unione Camere penali italiane, Vic – Volontari in carcere.

Fonte: CNCA

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8 maggio 2013 at 09:59

Roma, Million Marijuana March: canapa e diritti violati

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million marijuana marchIl 2, 3 e 4 maggio si celebra la Giornata Mondiale della Marijuana.

In Italia sarà Roma a ospitare l’evento, con un programma denso di incontri e dibattiti per discutere su questioni che interessano larga parte dell’opinione pubblica: canapa terapeutica, proibizionismo e diritti violati.

Si partirà giovedì 2 Maggio alle ore 11.00 con una conferenza stampa presso  la Sala del Mappamondo – sala stampa della Camera dei Deputati – intitolata: “LA FINE DEL PROIBIZIONISMO, PROPOSTE PER L’ITALIA E IL MONDO”. Interverranno: Annie MACHON (UK), direttrice LEAP (Law Enforcement Against Prohibition) Joep OOMEN (Belgio), coordinatore Encod e membro del cannabis social club Trekt Uw Plant, Gennaro MIGLIORE, capogruppo SEL alla Camera, Luigi SARACENI, avvocato Alberto SCIOLARI, vicepresidente PIC (Pazienti Impazienti Cannabis).

Un ulteriore incontro con dibattito a tema si terrà, alle ore 18.00, presso il Nuovo Cinema Palazzo, in Piazza dei Sanniti. Titolo: “DIRITTI VIOLATI, LEGALITA’, FUTURO”.

VENERDI’ 3 MAGGIO, invece, appuntamento presso il CSA La Torre (Via Bertero) alle ore 18,00 con il dibattito: “CANAPA TERAPEUTICA, AUTOCOLTIVAZIONE, SOCIAL CLUB; DIRITTO DI RESISTENZA”. Anche in questo caso saranno presenti associazioni e comitati di rilievo (interverranno: l’Avv. Gennaro SANTORO dell’associazione Antigone, Giuseppe BORTONE, responsabile ufficio tossicodipendenze CGIL Nazionale, Tiziano SCHIENA per Tilt, Enrico CARIA, regista del film “L’era legale”, Enrico FLETZER, giornalista Encod Italia, Checchino ANTONINI, Il proibizionismo uccide, Patti CIRINO del Comitato Verità per Aldo Bianzino e il Dott. Mario GERMAN DE LUCA, responsabile CNCA Lazio).

Inifine SABATO 4 MAGGIO sarà il momento della Marcia vera e propria, con partenza alle ore 16.00 da Piazzale dei Partigiani.Non mancheranno i banchetti per firmare le tre proposte di legge di iniziativa popolare su:
Tortura, Carceri, Droga.

Lo slogan di questa tredicesima edizione recita: “TANTA GALERA PER NOI MOLTISSIMI, MILIARDI DI EURO PER LORO POCHISSIMI”. Il riferimento è ai numeri, come si legge sul sito ufficiale dell’evento:
Più di 120 mila persone arrestate negli ultimi sette anni grazie alla legge Fini/Giovanardi, piu’ di 22 milioni di piante di canapa sequestrate solo nel 2012, annualmente un numero imprecisato di miliardi esentasse finiti nelle casse delle narcomafie”

La Million Marijuana March si celebra in tutto il mondo per ottenere:

1) LA FINE DELLE PERSECUZIONI PER I CONSUMATORI.
2) ACCESSO IMMEDIATO ALL’USO TERAPEUTICO PER I PAZIENTI.
3)DIRITTO A COLTIVARE LIBERAMENTE LA CANNABIS, BENE COMUNE, PATRIMONIO DELL’UMANITA’.

In particolare l’EDIZIONE ITALIANA di quest’anno sarà dedicata alle vittime del proibizionismo.
Per approfondimenti e ulteriori info sul programma consultate il sito: www.millionmarijuanamarch.info.

Written by Cronache Bastarde

26 aprile 2013 at 16:47

Economista di Harvard: ecco perché legalizzare le droghe conviene

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“Le informazioni relative agli effetti del consumo di droga sono grossolanamente esagerate”. Ad affermarlo è un Professore dell’Università di Harvard, Jeffrey Miron, che da decenni sostiene la legalizzazione delle droghe. In un’intervista rilasciata allo SPIEGEL (e tradotta in Italia anche dall’Aduc) Miron spiega perché il proibizionismo sia più pericoloso di un’eventuale vendita degli stupefacenti nei supermercati.

SPIEGEL: Mister Miron, perché eroina, cocaina e marijuana dovrebbero essere legali?

Miron: Il proibizionismo è la peggiore soluzione per prevenire l’abuso. In primo luogo perché alimenta un mercato nero corrotto e che costa vita umane. In secondo luogo, ricasca anche su chi non fa uso di droghe. Terzo, è molto costoso.

SPIEGEL: Quanto costoso?

Miron: Con la legalizzazione delle droghe gli Stati Uniti potrebbero risparmiare fra gli 85 e i 90 miliardi di dollari all’anno. Circa la metà di ciò che viene speso per l’attuale “policy drugs” e la metà che si perde in tasse, quelle che lo Stato potrebbe mettere a carico delle droghe legali.

SPIEGEL: Dall’altra parte dell’equazione, però, ci sono le persone che potrebbero diventare dipendenti…

Miron: Supponiamo che il consumo di droghe aumenti a causa della legalizzazione. Sarebbe una cosa negativa? Se applichiamo gli standard di economia, questa sarebbe (almeno in parte) una cosa positiva. Qualsiasi politica che mi impedisca di fare quello che mi piacerebbe fare compromette la mia felicità.

SPIEGEL: Le droghe portano alla dipendenza. Tali sostanze alterano la felicità delle persone…

Miron: Il problema non è la dipendenza. Molte persone sono dipendenti dalla caffeina e nessuno si preoccupa per questo. Molte persone sono dipendenti dallo sport, dalla birra o dal cibo. Tutte questioni di cui, ugualmente, lo Stato non si preoccupa.

SPIEGEL: Lo Stato dovrebbe considerare allo stesso modo lo sport e la cocaina?

Miron: Gli effetti della cocaina sono descritti in modo molto esagerato. Ci sono banchieri di Wall Street che sniffano coca, che hanno redditi elevati, accesso a un buon sistema di assistenza sanitaria, sono sposati e hanno una situazione stabile di vita. In seguito molti di loro interrompono l’assunzione di cocaina. E poi ci sono le persone che fumano crack e che conducono una vita molto diversa da quella degli agenti di cambio: persone a basso reddito, senza lavoro e assistenza sanitaria. Molte di queste persone fa una brutta fine. Ma la colpa non è della cocaina. E’ la vita schifosa toccata loro in sorte, la cosa da biasimare.

SPIEGEL: Sta cercando di dire che il crack è innocuo?

Miron: Si può consumare crack per molto tempo e poi smettere? Assolutamente, e questa verità è supportata dai dati. La lobby proibizionista esagera sostanzialmente per raggiungere i suoi obiettivi. Le droghe sono molto meno pericolose di quanto si creda.

SPIEGEL: Sta cercando di dire che spararsi l’eroina non è pericoloso?

Miron: L’iniezione è così diffusa perché, sotto i divieti, l’eroina è costosa e iniettarla rende di più per meno soldi. Se le droghe fossero molto meno costose, la maggior parte delle persone probabilmente fumerebbe l’ eroina, piuttosto che iniettarsela.

SPIEGEL: Ancora una volta: crede che sarebbe positivo se la legalizzazione portasse a un maggior consumo di droga?

Miron: Se credi in ciò in cui affermano di credere gli amerciani -libertà, individualità, responsibilità personale- allora le droghe si devono legalizzare. La massima dovrebbe essere: “è permesso fare tutto ciò che non fa male a qualcun altro”. C’è chi sostiene che fai del male agli altri se ti droghi, ma i dati scientifici non supportano questa ipotesi.

SPIEGEL: La cocaina rende le persone aggressive…

Miron: Le prove scientifiche di questa affermazione sono molto sottili. La maggior parte degli elementi che stabiliscono una connessione tra la violenza e la droga si riferiscono all’alcol. Questo significa che l’alcool dovrebbe essere vietato? In effetti, la legalizzazione di tutte le droghe ridurrebbe notevolmente la quantità di violenza negli Stati Uniti…

SPIEGEL: In che modo?

Miron: Il divieto porta alla violenza. Un inevitabile mercato nero genera violenza, perché i conflitti tra le parti coinvolte nel traffico di droga non possono essere risolti con mezzi legali, all’interno del sistema giudiziario. Il mercato nero è come un mondo crepuscolare in cui ognuno deve sparare all’altro, invece di assumere avvocati e ricorrere al tribunale.
Ci sono studi che mostrano come il livello di violenza si riduca quando lo stato lascia il traffico di droga “a se stesso”, perché gli spacciatori hanno meno controversie. La conferma più recente arriva dal Messico. Lì la violenza è aumentata sensibilmente da quando il presidente Felipe Calderon ha dichiarato la sua “war on drugs” nel 2006. Abbiamo calcolato che il tasso di omicidi negli Stati Uniti potrebbe scendere di circa il 25% se le droghe fossero legali.

SPIEGEL: Come potrebbero cambiare i prezzi delle sostanze con la legalizzazione?

Miron: Il prezzo della marijuana difficilmente cambierebbe. Se compariamo i prezzi del mercato nero con i prezzi stabiliti nei posti in cui il consumo di marijuana è legale, per esempio in Olanda, vediamo che sono molto simili. E’ il prezzo della cocaina che potrebbe cambiare in modo significativo.

SPIEGEL: E poi l’intero paese snifferebbe coca…

Miron: Il consumo delle droghe più leggere probabilmente aumenterebbe. E ci sarebbe un maggior numero di persone a farne occasionalmente uso. Ma quando il whisky single malt è diventato legale, con la fine del proibizionismo sull’ alcol negli Stati Uniti, il paese non è mica diventato dipendente dal single malt.

SPIEGEL: Ma noi, essendo una democrazia, non abbiamo l’obbligo di proteggere le persone da loro stesse?

Miron: Le persone si danneggiano con la droga in ogni caso, indipendentemente dal fatto che sia o meno legale.

SPIEGEL: Non abbiamo un obbligo morale?

Miron: Se un tuo amico fa qualcosa di stupido, pensi che un tuo intervento potrebbe migliorare o peggiorare la situazione? Forse mettere il tuo amico in carcere o costringerlo a sottoporsi a terapia non è la soluzione migliore. Forse è meglio parlare con il tuo amico in modo calmo e raccolto.

SPIEGEL: Sta parlando della soluzione al problema della droga?

Miron: Il proibizionismo di certo non è la soluzione.

SPIEGEL: Perché, allora, le droghe sono proibite?

Miron: Gli ingenui credono che se una cosa è illegale, la gente non la farà. Cosa chiaramente non vera. Altri pensano che se la droga è illegale, il prezzo continuerà a salire e meno gente la comprerà. Ma per alcune persone il prezzo non è un deterrente.

SPIEGEL: Come sarebbe il mondo se le droghe fossero legali?

Miron: Come il portogallo. Lì il consumo è legale da diversi anni e non c’è stato quasi nessun cambiamento circa la quantità consumata. Significa che la legalizzazione non aumenterebbe a dismisura -come si tende a credere- le abitudini legate al consumo. E se le persone iniziassero a fumare marijuana andrebbe bene lo stesso. Affar loro.

SPIEGEL: Lei davvero vorrebbe che le droghe venissero vendute nei supermercati?

Miron: Sì.

SPIEGEL: Cosa succederebbe al mercato nero se le droghe diventassero legali?

Miron: Avresti una scelta. Comprare la cocaina al supermercato o da un misterioso messicano all’angolo della strada che potrebbe spararti. Senza il mercato nero i boss delle organizzazioni criminali perderebbero molto potere.

SPIEGEL: Le droghe potrebbero essere tassate?

Miron: Una tassa troppo alta sarebbe una cattiva idea, perché continuerebbe ad alimentare il mercato nero.

SPIEGEL: Perché nessuno mette in pratica i suoi suggerimenti?

Miron: Diverse centinaia di persone che lavorano per il governo perderebbero il lavoro con la legalizzazione. I centri di riabilitazione perderebbero molti clienti dal momento che tante persone sono costrette dal sistema giudiziario a fare riabilitazione, contro la loro volontà. Allo stesso modo chi costruisce prigioni ha interesse che vi sia un largo numero di detenuti. In aggiunta a tutto ciò, la Chiesa è contro le droghe e la Chiesa è potente in America.

SPIEGEL: Lei fa uso di droghe?

Miron: No. Ho fumato un po’ d’erba quando ero studente, ma niente di più. Ma se le droghe diventassero legali, mi piacerebbe provarle. Dubito che le userei più di una volta; ma dopo tanta ricerca su questo argomento sono giunto a una conclusione: sono curioso!

(Fonte articolo originario: Spiegel)

Written by Cronache Bastarde

2 marzo 2013 at 14:27

Cannabis legalizzata: la laurea in marijuana

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thc university“Con i poteri conferitimi da questa commissione la dichiaro Dottore in Scienze della Marijuana”. No, non è uno scherzo, in America oggi si puo’. Dopo il successo dei referendum in Colorado e nello stato di Washington sull’uso a scopo ricreativo, oggi vere e proprie scuole insegnano ad aspiranti consumatori di ‘erba’ la difficile arte della coltivazione della cannabis.
In California, dove la marijuana è legale ma solo a fini medici, la Humboldt State University ha inaugurato al suo interno un vero e proprio istituto interdisciplinare di ricerche sulla mariujana. L’istituzione coinvolgera’ 11 professori incaricati di integrare economia, sociologia e politica della cannabis nei piani di studi degli studenti. Tra i temi delle lezioni: gli effetti della marijuana sulla flora e la fauna locale, i fertilizzanti, le proprieta’ chimiche e medicinali dell’ ‘erba’. La Humboldt, che ha sede a Arcata, non a caso si trova in una regione ricca di piantagioni di cannabis.

Diverso e’ il progetto di Matt Jones, un giovane coltivatore del Colorado dove il sí al referendum ha autorizzato gli abitanti dello stato a far crescere un massimo di sei piantine a testa in casa.
Il punto è questo: che succede se uno non ha il pollice verde? Ed ecco spiegata l’esistenza della THC University (dove THC sta per The Herbal Collective), prima scuola professionale in Colorado per coltivatori di ‘erba’. Le classi prenderanno il via il 9 febbraio presso l’Auraria Campus di Denver: “Un sacco di gente pensa che basta prendere i semi e piantarli, ma non e’ così”, ha spiegato Jones alla rete locale 9News, “Innanzitutto devi scegliere le varieta’, poi decidere se le vuoi mettere in terra o seguire una coltura idroponica. Se vuoi ottenere un prodotto organico. Le lezioni servono a questo”.

Numerosi i tipi di corso offerti, tra cui anche un ‘pacchetto Masters’ che oltre alle lezioni in classe garantisce un kit per cominciare la piantagione. Spiega Jones: “In realtà basterebbero lo spazio di un piccolo armadio e materiali che trovi da un normale ferramenta. Ma la gente che non se ne intende rischia di bruciare le piante, sbagliare il ph o non dare abbastanza concime. Una volta imparato tutto bastano pochi minuti al giorno per avere una coltivazione perfetta”.

Laureati in Marijuana: fuga dei cervelli o cervelli in fuga? Staremo a vedere.

(Fonte: Aduc, tramite Alessandra Baldini, agenzia Ansa di New York)

Written by Cronache Bastarde

9 gennaio 2013 at 11:48

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