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Gli operai della Val di Vara: storie (tristi) di ordinaria precarietà

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Pensando alla vita di tutti i giorni, non è difficile indovinare la domanda che più di altre tormenta i cittadini italiani: quali sono le priorità di questo Governo?
Il lavoro? L’ambiente? La cultura? Il rispetto delle tradizioni e delle peculiarità che contraddistinguono il territorio? Più dei numeri e dei sondaggi, a far capire come girano le cose in questo Paese sono le storie.
Quelle vere, della gente comune.

Succede, ad esempio, che gli operai del cantiere scuola-lavoro per la prevenzione degli eventi alluvionali del Comune di Zignago (SP) da oltre due mesi tirano a campare perché hanno perso il lavoro.
Nel completo disinteresse di istituzioni e media.

In base a un accordo tra Provincia e Regione Liguria (accordo che ha riguardato 26 comuni dello Spezzino colpiti a vario titolo dall’alluvione del 25 ottobre 2011) 149 disoccupati e cassintegrati residenti in Val di Vara erano stati assunti a Maggio 2012 con un contratto a tempo determinato di 6 mesi, rinnovato poi a Novembre per altri 6 mesi e a Maggio 2013 per ulteriori 4 mesi.
“A fine Agosto è terminato il mandato -spiegano i coordinatori Gian Carlo Bailo e Daniele Marconi- e a tutt’oggi non sappiamo cosa ne sarà di noi e della vallata”.

Assunti per prevenire nuove emergenze (e per rimediare ai danni e al degrado causati da eventi calamitosi e incuria) durante il mandato gli operai si sono cimentati in mille differenti attività: dalla pulizia di cunette e canali di scolo allo sfalcio dell’erba, dalla realizzazione di opere in muratura di ogni genere alla rimozione di frane e smottamenti. Dalla pulizia dei centri abitati alla gestione dell’emergenza neve.

“Il Comune di Zignago -chiariscono i coordinatori- si estende su un territorio molto vasto e articolato, comprendente una fitta rete di strade, piccole frazioni e case isolate. Questo implica la necessità di un’ingente forza-lavoro, in grado di assicurare un’idonea manutenzione finalizzata anche ad arginare il crescente dissesto idro-geologico della Val di Vara”.
Per numerosi Comuni, dunque, è assolutamente vitale l’opera svolta dai cantieri scuola-lavoro.
“Peccato, però, che al netto degli ultimi pensionamenti il Comune di Zignago conti solo un operaio fisso -dicono dal coordinamento- e che, in base alle normative vigenti, non possa provvedere a nuove assunzioni”.

La retribuzione non è tra le più ambite: parliamo di 800 euro lordi mensili, con pochissimi contributi versati e nessun tipo di assistenza mutualistica, ferie lavorative o tredicesima. “E’ il fatto di potere fare qualcosa di buono per il territorio e per la gente a renderci orgogliosi di questo lavoro, motivandoci a svolgere al meglio ogni singola funzione. Non è giusto pensare che gli operai impiegati nei Cantieri scuola-lavoro siano semplicemente persone in cerca di una qualunque attività retribuita: in molti, tra noi, indipendentemente dalla formazione e dal percorso di studi, hanno compiuto l’eroica scelta di vita di non emigrare, adattandosi a ogni tipo di lavoro, comprese le attività più umili e faticose”.

Scelte che non pesano a chi ama davvero la propria terra, la propria storia e le proprie tradizioni. Nemmeno se si stratta del più precario dei contratti precari.
“Il cantiere scuola-lavoro, concepito per adolescenti in età scolare, dovrebbe avere uno scopo formativo, mentre in realtà a noi non è stato fatto alcun corso né abbiamo preso parte ad alcuna attività di formazione. Anzi, ci siamo ritrovati perfino a svolgere mansioni completamente diverse da quelle stabilite nel contratto”.

La rabbia arriva da qui: “con un orecchio sentiamo dire che la Regione Liguria non ha più soldi per finanziare alcun tipo di attività di manutenzione e prevenzione ambientale -conclude Daniele Marconi- con l’altro veniamo a conoscenza ogni giorno di scandali e sperperi inauditi. Come gli 800 milioni di euro per il valico dei Giovi della TAV, i 27 milioni di euro sperperati per la banda larga di internet che non funziona, i dirigenti che hanno aumentato il loro stipendio del 10% o gli emeriti assessori che mentre continuano a percepire stipendi da 15000 euro al mese ci ripetono che la Regione non può più pagare le nostre buste paga da 747 euro netti al mese”.

Gli operai della Val di Vara sono rimasti soli a combattere.
“I giornali ci ignorano. Il web -dicono- è la nostra ultima speranza”.

fb: coordinamento cantieri scuola laspezia

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Written by Cronache Bastarde

3 novembre 2013 a 17:46

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