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La battaglia d’Istanbul in difesa di seicento alberi

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Greenpeace Condemns Brutal Police Clampdown On Peaceful Gezi Park Protest.L’ufficio di Greenpeace a Istanbul è stato assediato. Si trova nel cuore di Taksim, proprio dove la brutale repressione della polizia ha cercato di far cessare le proteste pacifiche della popolazione, insorta contro la progettata distruzione del piccolo, storico, parco cittadino di Gezi. Gli uffici dell’associazione stanno offrendo ininterrottamente riparo e assistenza medica ai feriti, che siano pacifici dimostranti o poliziotti con pesanti armature. Migliaia le persone scese in strada. Tuttavia, il Primo Ministro Erdogan continua a voler portare avanti testardamente il progetto per distruggere il parco. Non ascolta le ragioni dei dimostranti, impegnando la Polizia in una brutale repressione.

“Non è più questione di un pugno di alberi in un piccolo parco cittadino, -scrive come ultimo aggiornamento Kumi Naidoo, Direttore esecutivo di Greenpeace International- o del progetto di sostituire il parco con un centro commerciale. La brutale repressione governativa che ha permesso a poliziotti corazzati di scatenare, in una nebbia di gas lacrimogeni, una tempesta di proiettili di plastica contro pacifici dimostranti ci porta alla mente le immagini della gente a Piazza Tahrir, al Cairo, o di Occupy Wall Street”.

La battaglia di Istanbul è diventata una lotta per la qualità della democrazia turca.

Greenpeace Condemns Brutal Police Clampdown On Peaceful Gezi Park Protest.“È una lotta per il diritto a protestare pacificamente, -continua il Direttore- per il diritto ad affermare che la natura e le persone vengono prima degli affari di una elite potente e della loro insaziabile fame di profitti. La nebbia di guerra, i lacrimogeni che esalano sopra Taksim, celano molte altre questioni, che riguardano la costante erosione delle libertà civili e della protezione dell’ambiente del Governo del Primo Ministro Erdogan. La libertà di parola e il diritto a riunirsi pacificamente sono principi sacri, senza i quali la democrazia non può prevalere. Questi principi devono essere rispettati dalle autorità turche. La violenza contro i dimostranti deve finire!”

La brutalità dei poliziotti è allarmante tanto quanto l’incapacità dei media in Turchia di coprire correttamente ciò che sta accadendo: oppressione e censura governativa si fanno ancora sentire. Ma grazie ai social network le informazioni riescono ugualmente a circolare. Foto, video, messaggi, tweet e parole di condanna verso la condotta delle autorità stanno inondando la rete. Greenpeace, grazie al lavoro del team in Turchia, ci aggiorna costantemente su Facebook e Twitter, continuando a chiedere di fermare  le violenze, proteggere il parco di Gezi e difendere il diritto a protestare pacificamente.

Il mondo sta guardando. Solidarietà alla gente di Istanbul e al popolo della Turchia.

Foto: © © Volkan Cagali/Greenpeace
www.greenpeace.org

Written by Cronache Bastarde

3 giugno 2013 a 10:32

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