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Fermiamo la pubblicità sessista‏

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HillaryFermare la pubblicità sessista in Italia. E’ questo l’appello lanciato dal creativo Massimo Guantini, Presidente dell’Art Directors Club Italiano (Adci) con lo scopo di  migliorare la comunicazione pubblicitaria in Italia.

Come si legge nel testo della petizione, infatti, la pubblicità italiana è considerata dagli osservatori internazionali tra le più sessiste del mondo.

“Dietro ogni campagna pubblicitaria che viene prodotta -spiega Guantini- ci sono tante decisioni prese da tante persone: singoli professionisti, persone che lavorano nelle agenzie e nelle aziende, fotografi, registi… ancora troppi credono che la pubblicità debba vendere a qualsiasi costo, e che la pubblicità, così come la si sta facendo, vada bene e piaccia agli italiani”.

Tuttavia qualche segnale di cambiamento c’è. L’insofferenza nei confronti della pubblicità sessista, che abusa del corpo femminile e offende l’identità delle donne, ultimamente sembrerebbe crescere soprattutto per via dei numeri, sempre più allarmanti, relativi a violenza di genere e femminicidio. Le immagini pubblicitarie, infatti, sono in grado di veicolare messaggi potentissimi che spesso giocano un ruolo chiave nella formazione di pregiudizi alla base del pensiero dominante.

“I modi in cui una pubblicità può essere degradante sono molti -spiega ancora Guantini- sottili e infidi: la diffusione ripetuta di stereotipi di genere consolida discriminazioni e frena lo sviluppo sociale, ancorandolo a schemi culturali arretrati, riduttivi e dannosi”.

Pensiamo a quanti spot pubblicitari vediamo ogni giorno, in tv o per le strade, dove protagoniste sono donne esclusivamente dedite alla bellezza seduttiva, alle faccende domestiche o alla cura dei figli. Donne la cui identità si esaurisce nell’essere “casalinghe” o “sexy” o “madri” o “nonne”.

“L’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria -si legge nel testo della petizione- può agire tempestivamente contro gli eccessi più clamorosi  imponendo, in base alle norme attualmente vigenti, un rapido ritiro delle campagne più offensive. Ma non basta”.

In molti paesi sono in vigore norme sulla pubblicità sessista. “Anche in Italia dobbiamo poterla scoraggiare. Dobbiamo poterla sanzionare in modo più esteso ed energico di quanto avviene ora”.

Da qui la Petizione online “Fermiamo la pubblicità sessista in Italia”, indirizzata al Ministro per le Pari Opportunità Josefa Idem, per chiedere “che le indicazioni europee vengano recepite e tradotte in indirizzi chiari e in poche norme semplici e vincolanti, tali da permettere di scoraggiare e sanzionare con maggior incisività la pubblicità sessista”.

L’Art Directors Club Italiano, infatti, ritiene che tali indirizzi e norme, oltre a disincentivare la pubblicità sessista, possano anche sensibilizzare l’intero settore (professionisti, agenzie, aziende, fotografi, registi…), migliorando la produzione pubblicitaria italiana e influendo positivamente sul sistema dei media e sul clima nazionale.

Per firmare: https://www.change.org/it/petizioni/fermiamo-la-pubblicit%C3%A0-sessista?utm_source=action_alert&utm_medium=email&utm_campaign=24270&alert_id=WQSHkiJxne_hUvfaHDzBF

Written by Cronache Bastarde

15 maggio 2013 a 11:33

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