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Fabbriche di abbigliamento in Bangladesh: perché il boicottaggio dei brand non è la soluzione.

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bangladesh factoryIl crollo della fabbrica di abbigliamento in Bangladesh impone una domanda: in che modo si possono evitare simili tragedie? Al Rana Plaza Building di Savar hanno perso la vita almeno 500 persone, oltre 2.500 sono rimaste ferite e centinaia sono ancora disperse. Nella stessa città, un crollo simile c’era già stato nel 2006. Anche in quel caso, un edificio destinato alla produzione di indumenti. Rimasero uccisi decine di lavoratori.

Nelle fabbriche di abbigliamento in Bangladesh in passato si sono verificati anche incendi, fughe e altri incidenti che hanno causato centinaia di morti. Il fatto è che  il settore dell’abbigliamento (che riguarda l’80% delle esportazioni annuali del Bangladesh) dà lavoro a circa 4 milioni di persone. A chi spetta, quindi, garantire che tali incidenti non si verifichino? Al governo del Bangladesh? Ai produttori locali? O ai marchi internazionali?
Oppure la responsabilità è dei consumatori, che per primi dovrebbero rifiutarsi di acquistare capi realizzati in quelle condizioni?

Dopo il crolllo, da più parti si è sentito parlare di “boicottaggio” dei brand in segno di protesta,  come misura volta al miglioramento delle condizioni di lavoro nelle fabbriche del Bangladesh. Eppure questa sembrerebbe la strategia più sbagliata. A rivelarlo sono alcuni esperti in materia, intervistati dalla BBC. Tutti concordano sul fatto che i consumatori occidentali dovrebbero iniziare a fare più domande. Sapere da dove vengono i vestiti, chi li realizza e in quali ambienti. Il “non comprare” servirebbe solo a spostare il problema da qualche altra parte. Togliendo lavoro alle persone in Bangladesh.

Dovrebbe spettare ai marchi mettere in atto misure per assicurarsi che i lavoratori siano pagati abbastanza e che gli edifici siano sicuri? Probabilmente sì. Mettere in sicurezza gli edifici dove vengono prodotti i vestiti, a quanto pare equivale a predisporre un investimento pari a circa 500.000 dollari per ogni fabbrica da modificare. I brand possono permetterselo. Le fabbriche in Bangladesh no. Come emerge dall’articolo della BBC, i consumatori sono pronti per la moda etica e darebbero il proprio supporto se i brand facessero dei progressi in tal senso.

L’incidente al Rana Plaza Building di Sava crhiama in causa il governo, i proprietari della fabbrica e il popolo del Bangladesh. Ma anche i consumatori dei paesi occidentali, che devono cominicare a farsi sentire.

Foto: inail
Per chi volesse approfondire, consiglio il link all’articolo di Matthew Davies: bbc.co.uk/news

Written by Cronache Bastarde

3 maggio 2013 a 12:26

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