Cronache Bastarde

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La Congrega degli Arguti

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(Questo articolo è stato pubblicato originariamente su Roma Sparita).

A Roma tutto è poesia. Non a caso la Congrega degli Arguti ha parlato per circa tre secoli e mezzo.
Qui tutti le chiamiamo statue parlanti: Pasquino, Marforio, Abate Luigi, Facchino, Madama Lucrezia e Babuino, la voce del popolo romano.
Di notte, molto tempo fa, su queste sculture venivano appesi vari cartelli con scritti versi pungenti destinati a colpire i potenti della città. Chiunque poteva leggerli, anche se i fogli al mattino venivano rimossi dalle autorità poiché l’affissione era proibita e punita con il carcere.
Era così che un tempo Roma esprimeva il suo dissenso verso la corruzione, l’ingiustizia politica e le malefatte del potere. E ai versi affilati delle statue parlanti nemmeno i papi potevano sottrarsi. Anzi, delle sfacciate sentenze di pietra i papi erano il bersaglio prediletto.
La statua di Pasquino (l’unica che continua a parlare, a pochi passi da Piazza Navona) è conosciuta proprio per le pasquinate dirette ai pontefici, da cui era odiata al punto che Papa Adriano VI l’avrebbe fatta gettare nel Tevere se la morte non lo avesse colpito all’improvviso. Per ironia della sorte il corpo del pontefice venne seppellito proprio a pochi metri da Pasquino, che sentenziò:
«Papa Adriano è chiuso qui. Fu un tristo: con tutti ebbe a che far, fuorché con Cristo».

Ecco quello che toglie i peccati del mondo”, esclamò ancora Pasquino quando morì Clemente VII.
Non esistevano mezze misure: “In questa tomba giace un avvoltoio cupido e rapace. Ei fu Paolo Farnese, che mai nulla donò, che tutto prese. Fate per lui orazione, poveretto, morì d’indigestione”.
Senza dimenticare la più celebre: “Quello che non fecero i barbari, lo fecero i Barberini”, giacché Urbano VIII ordinò a Bernini di utilizzare il bronzo del Pantheon per il grandioso baldacchino di San Pietro.

Sul finire del 1500 la statua era diventata una tale fonte di preoccupazione e irritazione che le guardie iniziarono a vigilarla notte e giorno, con il risultato che le pasquinate apparvero ancora più numerose ai piedi delle altre sculture parlanti.

Marforio era il compagno fedele di Pasquino: le due statue dialogavano spesso tra loro interrogandosi a vicenda sui problemi della città.
Se una faceva domande, l’altra rispondeva a tono.
«È vero che i Francesi sono tutti ladri?» chiese Marforio. Pasquino gli rispose: «Tutti no, ma Bona Parte».

Anche le “statue minori” hanno raccontato la Roma corrotta e sorniona avvolta nelle epoche del passato: Facchino, Madama Lucrezia, Babuino e Abate Luigi, più volte rovinato da ignobili atti di vandalismo.
E’ proprio in seguito a una decapitazione che questa statua parlò l’ultima volta, nel 1966, rivolgendosi direttamente al vandalo:
O tu che m’arubbasti la capoccia vedi d’ariportalla immantinente sinnò, vòi véde?
come fusse gnente
me manneno ar Governo. E ciò me scoccia”.

Ma che direbbe, oggi, la Congrega degli Arguti se davvero potesse parlare? Forse chiederebbe più attenzione proprio per la salvaguardia delle sei sculture: un patrimonio di Roma troppo spesso violato.

Del resto la pensava così anche Trilussa, nella poesia che dedicò a Pasquino:

PasquinoPovero mutilato dar destino;

come te sei ridotto!

diceva un cane che passava sotto

ar torso de Pasquino.

Te n’hanno date de sassate in faccia!

Hai perso l’occhi, er naso… e che te resta?

Un avanzo de testa

Su un torso senza gambe e senza braccia!

Nun te se vede che la bocca sola

Con una smorfia quasi strafottente…

Pasquino borbottò: Segno evidente

Che nun ho detto l’urtima parola!

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Written by Cronache Bastarde

24 marzo 2013 a 18:37

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