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Che fine ha fatto la “Legge Obiettivo”?!

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1,5 miliardi di euro buttati. 304 miliardi di euro di debiti stimati. Questa è la storia della legge che doveva rilanciare le “grandi opere” e che è, letteralmente, sparita dai programmi politici di tutti gli schieramenti, nell’indifferenza generale.

Ricordate Silvio Berlusconi a “Porta a porta” nel 2001, mentre disegna alla lavagna le grandi opere da realizzare? Da quell’episodio, e per i dieci anni successivi, la Legge Obiettivo, lo strumento creato per rilanciare il Belpaese e recuperare i ritardi infrastrutturali, ha dominato la scena politica italiana. Studi, ricerche, pubblicazioni hanno sviscerato ogni aspetto della situazione e sottolineato perfino i costi pagati dal sistema delle imprese per via dei ritardi nella realizzazione delle opere, causati -si sosteneva- da localismi esasperati e dai veti ambientalisti.
Tuttavia, in questa campagna elettorale il tema è clamorosamente scomparso.

In pratica nessuno ne parla, ma nel colpevole silenzio generale il crack della Legge Obiettivo continua, con effetti pesantissimi a partire da 1,5 miliardi di Euro buttati: dal 2001 ad oggi è questo l’ammontare di soldi spesi per studi o progettazioni di opere che mai vedranno la luce. Dal progetto dell’autostrada Lucca-Modena al Tunnel del Mercantour, dalla Pedemontana Abruzzo-Marche fino al Ponte sullo Stretto di Messina: del famoso elenco di opere solo il 9% è stato realizzato (17 su 192). Ma l’iter (con tutte le spese annesse) va avanti anche per tutti gli altri progetti che, come assolutamente evidente, non potranno mai essere realizzati.

La denuncia arriva da Legambiente: “Per alcune di queste opere sono stati nominati commissari, create società ad hoc, con ulteriori spese e stipendi. Si continueranno a buttare altri soldi pubblici. Per arginare questo spreco di risorse bisognerebbe tagliare i ponti con le lobby che hanno tutto l’interesse a continuare a tenere in vita questi progetti, a distribuire poltrone e consulenze”. 304 miliardi di Euro di debiti è intanto la spesa prevista (e giudicata sottostimata) per le 175 opere trasportistiche ancora da realizzare contenute nell’elenco (dati ufficiali della Camera dei Deputati). “Pur essendo del tutto evidente che risorse di questa entità non saranno reperibili persino in un arco di venti anni, le opere non vengono fermate, tutte quante stanno procedendo, seppur lentamente, per arrivare fino alla progettazione esecutiva, in alcuni casi aprendo qualche cantiere e molto spesso firmando impegni e contratti che stanno creando debiti occulti di decine di miliardi di euro”.

Se in piena campagna elettorale nessuno ha parlato di questo debito pubblico nascosto (per ora) dentro i bilanci dello Stato – ha dichiarato il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini –  è perché su quell’elenco c’è stato un vastissimo consenso trasversale. “Se Berlusconi è stato l’inventore della Legge Obiettivo, infatti, con Di Pietro ministro delle Infrastrutture l’elenco è addirittura cresciuto e si è continuato a investire in nuove autostrade e in Alta Velocità. Neanche con il Governo dei tecnici è cambiato lo spartito”.

Come sottolinea l’associazione, quindi, tutti hanno inseguito il sogno lanciato nel 2001 da Berlusconi e nessuno, adesso, ha il coraggio di dire che quell’elenco di opere è semplicemente impossibile da realizzare. Intanto si continuano a fare gli interessi delle grandi aziende di costruzione e dei progettisti, degli intermediari e delle banche, destinando risorse pubbliche a opere per le quali è accertata la non sostenibilità del piano economico finanziario.

“In concreto, quindi, a bloccare oggi le infrastrutture realmente utili sono le lobby delle costruzioni –aggiunge Zanchini. Quelle opere non si potranno mai realizzare per banali ragioni economiche e perché in larga parte quei progetti sono di qualità penosa, male studiati e devastanti per il territorio. Quell’elenco, sbagliato nel numero di progetti e nelle priorità, va solo cancellato, e subito. In un Paese così in difficoltà, nel quale i sindaci non hanno i soldi per la manutenzione delle strade e delle scuole, questa scelta sarebbe certamente compresa e apprezzata dai cittadini. E’ necessario selezionare le opere realmente prioritarie, utili a risolvere i problemi del Paese, sicure nella loro fattibilità da un punto di vista tecnico, ambientale ed economico. Opere piccole e medie che puntano alla riqualificazione e al potenziamento di infrastrutture esistenti, per migliorare urgentemente la mobilità urbana rendendola efficiente”.

Fonte: il dossier dell’associazione,”il crack della Legge Obiettivo”.

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