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Elezioni, quello che i media non dicono: l’austerity affonda l’Europa

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In tempo di elezioni molti argomenti diventano tabù e le questioni portate in primo piano dai media spesso rispondono a scelte strategiche imposte dall’alto per influenzare il voto degli elettori.

In questo momento, ad esempio, in Italia non si parla dell’emergenza sociale che sta travolgendo la Grecia e, in generale, il dibattito sulla crisi economica non viene messo in risalto dal circuito tradizionale dei media. A sentire i discorsi dei nostri politici candidati premier, infatti, sembra che il nostro Paese, fuori dal pericolo “contagio”, non se la passi poi così male e riesca perfino a proiettarsi verso un futuro finalmente roseo.

Tuttavia a fornire un quadro chiaro e realistico della situazione è la stampa estera, secondo cui la crisi è molto lontana dalla fine, contrariamente a ciò che hanno affermato negli ultimi tempi diversi politici italiani.

La stampa internazionale, inoltre, attribuisce la flessione dell’economia alle politiche d’austerity applicate nella maggior parte dei paesi europei, e alcuni quotidiani stanno invocando a gran voce un cambiamento di rotta.

“L’eurozona è diventata una zona di recessione”, sottolinea La Tribune domandandosi in prima pagina se “l’Europa è davvero malata di austerity”. Secondo il quotidiano il calo dello 0,6% in un trimestre della ricchezza dell’eurozona è il terzo più grave registrato dal 1995, ovvero da quando Eurostat ha cominciato a curare le statistiche sull’Unione economica e monetaria.

Il portoghese Diário Económico titola: il paese “sprofonda nella peggiore recessione dal 1975”, con una contrazione del pil del 3,2%. La flessione è più pesante di quanto il governo si aspettasse, e obbligherà Lisbona a rivedere le sue previsioni per il 2013. Secondo gli esperti consultati dal quotidiano “il calo dovrebbe superare il previsto 1%. Diàrio Econòmico afferma anche che i segnali d’allarme in così tanti paesi costringeranno i politici europei ad agire per alleviare il peso che affossa il Portogallo, l’Irlanda e la Grecia”. Significa che i cittadini europei andranno incontro a ennesimi sacrifici.

“L’economia cade per la terza volta in recessione” dall’inizio della crisi nel 2008, titola invece l’olandese Nrc Handelsblad. Secondo il quotidiano l’annuncio rimette in discussione la politica d’austerity voluta dal primo ministro Mark Rutte. Nrc attribuisce il calo dell’attività economica alla diminuzione degli investimenti pubblici, e offre un percorso alternativo: provare a convincere Bruxelles ad avere un atteggiamento più flessibile ora che l’economia arranca in tutta l’eurozona.

In pratica, i più autorevoli quotidiani stranieri concordano sul fatto che la strategia d’austerity voluta dalla cancelliera Merkel non funziona più, e prima o poi bisognerà cambiare rotta.

E ora veniamo a noi. La crisi italiana è peggiorata. Come riporta Wall Street Italia “E’ il sesto calo congiunturale consecutivo, una scia di record negativi, visto che era dal terzo trimestre del 1993 che la contrazione dell’economia non era durata così tanto”. Secondo quanto riportato dall’Istat, nel quarto trimestre del 2012 il prodotto interno lordo del paese è sceso -2,7% su base annua e -0,9% rispetto al trimestre precedente.

Più di un politico ha affermato recentemente di vedere “la luce in fondo al tunnel”. Eppure, proprio sulla base dei dati forniti dall’Istituto di ricerca, è un’affermazione davvero difficile da credere.

L’ Italia ha bisogno come l’aria di una politica economica che punti tutto sulla crescita e il rilancio dell’economia. Sarebbe il caso, quindi, di cominciare a tagliare le rendite d’oro a partire proprio dai costi della politica (vale a dire eliminare sprechi, privilegi e vitalizi); varare una legge sul conflitto di interessi; diminuire il debito pubblico dimezzando anche gli stipendi dei parlamentari, eliminando le caste.

Alle promesse farneticanti (che verranno disattese una volta finita la campagna elettorale) non ci crede più quasi nessuno.

Written by Cronache Bastarde

18 febbraio 2013 a 16:22

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