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Traffici illeciti: le rotte illegali di rifiuti, merci contraffatte e cibo

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560 milioni di euro finiti nelle mani degli inquirenti: negli ultimi due anni ben 163 indagini internazionali hanno interessato l’Italia per traffici illeciti di rifiuti, merci contraffatte, prodotti agroalimentari e specie animali. Un’escalation di speculazioni illegali e scenari sempre più inquietanti che riflettono un legame indissolubile fra l’andamento del commercio mondiale e quello dei mercati fuori legge. È quanto emerge dalla ricerca presentata da Legambiente e Consorzio Polieco sui flussi illeciti tra l’Italia, l’Europa e il resto del mondo. Un dossier che mette in luce come la fetta “in nero” della globalizzazione si sovrapponga e si mischi a quella legale, crescendo con essa a velocità supersonica. La maggior parte dei traffici illeciti avviene via mare. Complessivamente, i porti italiani figurano per 72 volte come punti di destinazione dei traffici e per 50 volte come aree di partenza. Ancona è quello in cui si registra il maggior numero di inchieste, seguito da Bari, Civitavecchia, Venezia, Napoli, Taranto, Gioia Tauro (Rc), La Spezia e Salerno.

Lo smaltimento illegale di rifiuti industriali, in particolare, è il più pericoloso campo d’attività delle ecomafie e uno tra i business illegali più redditizio.

Anziché essere trattati e gestiti secondo le norme, che ne assicurano lo smaltimento in regime di sicurezza ambientale e sanitaria, i rifiuti speciali vengono nascosti, avvelenando l’aria e contaminando anche le falde acquifere, inquinando i fiumi e le coltivazioni agricole, minacciando la salute dei cittadini e contaminando con metalli pesanti, diossine e altre sostanze cancerogene i prodotti alimentari.

In questo racket, insieme alle mafie, agiscono i manager delle aziende, faccendieri, amministratori locali e tecnici senza scrupoli che insieme costituiscono una vera e propria associazione criminale, una “Rifiuti Spa”, che conta su pratiche collaudate di corruzione, frode ed evasione fiscale, attiva da nord a sud su tutto il territorio nazionale. I reati in questo campo possono avvenire in ogni fase del ciclo: produzione, trasporto e smaltimento. L’azienda può dichiarare il falso su quantità o tipologia di rifiuti da smaltire, la classica truffa che falsifica la classificazione del rifiuto nei documenti d’accompagnamento, per dirottare il carico o farlo sparire, oppure affidare l’operazione a imprese che lavorano sottocosto sapendo che utilizzeranno metodi illeciti.

Il nostro Paese è anche il crocevia di traffici internazionali di rifiuti pericolosi e materie radioattive provenienti da altri Paesi e destinati a raggiungere, ad esempio via mare a bordo delle “Navi dei veleni”, le coste dell’Africa e dei paesi asiatici. Proprio sui traffici illegali verso la Somalia stava conducendo un’inchiesta la giornalista Rai Ilaria Alpi, uccisa a Mogadiscio con l’operatore Miran Hrovatin nel 1994.

“Compito e dovere principale dei Consorzi obbligatori per la gestione rifiuti – ha detto la dott.ssa Claudia Salvestrini, direttore del Consorzio PolieCo – dovrebbe essere quello di monitorarne i flussi vigilando su tutte le fasi di gestione, compresa quella delicatissima dell’eventuale spedizione in Paesi esteri”. Garantire, cioè, il rispetto delle regole e della legalità nel settore del riciclo.

Secondo gli esperti, per stroncare i mercati illegali le azioni di contrasto e prevenzione del Parlamento sono fondamentali. In tal senso il Governo potrebbe introdurre nel Codice penale italiano i delitti contro l’ambiente, impegnandosi a ricostituire la commissione parlamentare d’inchiesta sulle ecomafie.

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Written by Cronache Bastarde

13 febbraio 2013 a 08:12

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