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Cyber bullismo: il fenomeno sociale più temuto fra i giovani

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cyber bullismoSecondo la ricerca “I ragazzi e il cyber bullismo”, realizzata da Ipsos per Save the Children, i social network sono la modalità d’attacco preferita dal cyber bullo, che colpisce la vittima attraverso la diffusione di foto e immagini denigratorie o tramite la creazione di gruppi “contro”. Cyber bullismo significa proprio questo: rubare e-mail, profili, o messaggi privati per poi renderli pubblici,  inviare sms/mms/e-mail aggressivi e minacciosi, diffondere foto e immagini denigratorie o intime senza il consenso della vittima. La modalità d’attacco preferita è la persecuzione attraverso i social network.

Secondo i dati della ricerca 4 minori su 10 sarebbero testimoni di atti di bullismo online verso coetanei. Del resto basta poco per attirare l’attenzione del cyber bullo: se ci si veste in modo insolito, se si ha un colore della pelle diverso o se si è la più graziosa della classe. Nei criteri di selezione della vittima la “diversità”, nelle sue varie declinazioni, gioca un ruolo primario.

Save the Children ha deciso di approfondire il tema in diretta su Twitter con uno dei suoi esperti.  E’ possibile partecipare alla discussione tramite #ConnectWithRespect: ognuno potrà contribuire raccontando la propria esperienza, per sensibilizzare l’opinione pubblica.

Il rischio, infatti, è in generale quello di sottovalutare la questione, affrontandola in modo sbrigativo e superficiale.

Per i ragazzi intervistati, l’isolamento è la conseguenza principale del cyber bullismo. Chi lo subisce si rifiuta di andare a scuola o fare sport, ma soprattutto è la dimensione della socialità a risentirne: le vittime non vogliono più uscire o vedere gli amici, si chiudono e non si confidano più. E possono esserci anche effetti più gravi, a partire dalla depressione.

Quando si chiede ai giovanissimi quali contromisure adottare per arginare il fenomeno, la maggior parte suggerisce attività di informazione, sensibilizzazione e prevenzione che prevedano il coinvolgimento ad ampio raggio di scuola, istituzioni, aziende e degli stessi genitori.

Vale a dire unire le forze. Perché anche se “virtuale”, quello dei new media è ancora un mondo complesso.

Per approfondimenti: www.savethechildren.it

Written by Cronache Bastarde

5 febbraio 2013 a 12:19

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