Cronache Bastarde

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Roma, il popolo e la magia del Carnevale

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Il Carnevale romano ha origini che si perdono nella notte dei tempi, fortemente ispirate ai Saturnalia: le festività dell’antica Roma in onore di Saturno, caratterizzate da balli, maschere, riti orgiastici e ogni sorta di divertimento pubblico.
Il Carnevale era un rito importantissimo anche nella Roma papalina, che celebrava il periodo dell’anno prima della Quaresima con molti giochi e festeggiamenti, organizzati in origine sul Monte Testaccio e poi,  a partire dal XV secolo, nell’attuale via del Corso.
Una festa indiavolata, raccontata e vissuta anche da Goethe in persona durante quel viaggio in Italia alla fine del ‘700, quando Piazza Navona era il cuore pulsante della commedia dell’arte.
“Il Carnevale a Roma è una festa che il popolo dà a se stesso”, scriveva il poeta. Durante la quale era lecito folleggiare e tutto era permesso proprio in virtù dell’antico detto “semel in anno licet insanire”. I papi potevano soltanto abbozzare mentre il voglo romano se la spassava, scatenandosi a proprio gusto nell’anonimato delle maschere.
E parlando di maschere è d’obbligo ricordare Rugantino, er bullo de Trasevere, svelto co’ le parole e cor cortello, che dal teatro romano è entrato di diritto nella storia della città insieme a Meo Patacca, er più bravo trà gli Sgherri Romaneschi, che vagava pensoso per Roma pensando alla sua amata Nuccia.
Il Carnevale è una tradizione che Roma non dimentica. Nemmeno quest’anno: undici giorni di festa (dal 2 al 12 febbraio)  coinvolgeranno la città, da Piazza del Popolo a Piazza Navona, da via del Corso al Campidoglio.

E’ lo spirito secolare che si rinnova. Evocando amori e battaglie.
Musica e fuochi barocchi. Maschere e danze antiche.

DSCN2173Vent’anni fa m’ammascherai pur’io!
E ancora tengo er grugno de cartone
che servì p’annisconne quello mio.
Sta da vent’anni sopra un credenzone
quela Maschera buffa, ch’è restata
sempre co’ la medesima espressione,
sempre co’ la medesima risata.
Una vorta je chiesi: – E come fai
a conservà lo stesso bon umore
puro ne li momenti der dolore,
puro quanno me trovo fra li guai?
Felice te, che nun te cambi mai!
Felice te, che vivi senza core! –
La Maschera rispose: – E tu che piagni
che ce guadagni? Gennte! Ce guadagni
che la genti dirà: Povero diavolo,
te compatisco… me dispiace assai…
Ma, in fonno, credi, nun j’importa un cavolo!
Fa’ invece come me, ch’ho sempre riso:
e se te pija la malinconia
coprete er viso co’ la faccia mia
così la gente nun se scoccerà… –
D’allora in poi nascónno li dolori
de dietro a un’allegia de cartapista
e passo per un celebre egoista
che se ne frega de l’umanità!

Trilussa, La Maschera

Foto, Cronache Bastarde: artisti di strada a Piazza Navona.

Written by Cronache Bastarde

3 febbraio 2013 a 14:20

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