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Vaticano, bancomat bloccati. Conto sospetto da 40 milioni

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Grane per lo Ior. Ancora una volta per mancanza di trasparenza. Dal 3 gennaio la Banca d’ Italia ha bloccato i Pos (cioè i Point of Sale, i dispositivi per il pagamento tramite carte di credito e bancomat) distribuiti in circa ottanta tra esercizi, farmacie, musei e punti vendita in Vaticano. Il motivo: anomalie sospette nei movimenti per oltre 40 milioni di euro. Denaro che, secondo la Banca d’Italia, è transitato in dodici mesi su un unico conto dello Ior aperto presso Deutsche Bank.
Bloccato anche l’utilizzo di carte di credito e, in generale, di tutte le forme di pagamento elettronico dentro Città del Vaticano.

“Al momento dei controlli, nel settembre 2011, risultava un saldo di circa 10 milioni di euro sul conto in questione –spiega l’Uaar (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti)- ma del resto del denaro transitato sul conto non si conosce il percorso né chi lo abbia gestito. Non risulta nemmeno che dal Vaticano abbiano chiesto una qualche autorizzazione per installare i Pos”.

Il punto, in sostanza, è che nella Santa Sede manca un effettivo regime antiriciclaggio. Lo ha sottolineato nei giorni scorsi proprio Bankitalia mentre argomentava la decisione relativa al blocco dei Pos.

“Già da tempo -continua l’Uaar- i magistrati romani con a capo il procuratore aggiunto Nello hanno indagato sullo Ior, disponendo il sequestro di 23 milioni di euro. La procura di Roma ha rilevato “carenze” nella regolamentazione dell’antiriciclaggio da parte dell’Istituto Opere di Religione. E Bankitalia ha quindi sospeso i pagamenti tramite point of sale. Nel maggio scorso -ricorda ancora l’associazione- anche la filiale di Milano di JP Morgan Chase Bank (banca statunitense che già nel 2010 aveva classificato lo IOR come cliente ad ‘alto rischio’) aveva chiuso un conto dello Ior, su cui era transitato circa un miliardo di euro in un anno e mezzo, per problemi di trasparenza finanziaria”.

‘Operazioni spericolate’ dell’Istituto Opere di Religione che hanno suscitato parecchie critiche, tanto che su alcuni giornali si è parlato di “beffa” alla giustizia italiana e numerose associazioni hanno scritto al ministro della Giustizia, Paola Severino.

Ora -prosegue l’Uaar- “Anche altri conti intestati a religiosi, ma gestiti da persone fuori dal Vaticano, sono sotto la lente della procura. Conti su cui transitavano quotidianamente decine di migliaia di euro”.
Dal canto suo Rene’ Bruelhart, direttore generale dell’Aif (Autorita’ di informazione finanziaria) della Santa Sede si dice ”sorpreso” dalla misura adottata da Palazzo Koch circa il blocco delle transazioni, ricordando che lo Ior ha superato l’esame del Moneyval (l’ente del Consiglio d’Europa che valuta la trasparenza finanziaria internazionale) per 9 raccomandazioni su 16.

“Il Vaticano si è impegnato solo in ritardo e dopo sollecitazione esterna per dare un po’ di trasparenza al sistema -conclude l’associazione. Rimane la sempiterna domanda: perché lo Stato italiano dovrebbe continuare a far da tramite per un istituto di credito extracomunitario così poco trasparente e già più volte implicato nel riciclaggio di denaro di provenienza illecita (dalle tangenti ai proventi della mafia)”?

Written by Cronache Bastarde

21 gennaio 2013 a 12:58

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