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Il Nobel per la Pace all’Unione Europea: un premio meritato?

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Ieri, 10 Dicembre, nel Municipio di Oslo l’Ue ha ricevuto il premio Nobel per la pace.
Un premio meritato? Diciamo che le perplessità non mancano.
Soprattutto se pensiamo che in passato l’onorificenza è stata concessa a persone come Madre Teresa di Calcutta e Nelson Mandela, o a istituzioni come l’Unicef e la Croce Rossa.
“Da circa 70 anni l’Europa non è attraversata dall’incubo della guerra. Nemmeno lontanamente.
Merita il premio Nobel anche solo per questo”, scrive la Gazeta.
Ma allora è un premio che guarda al passato, più che al futuro. Al Vecchio Continente, più che alle nuove frontiere. Da questo punto di vista la pace di oggi è un risultato notevole, in relazione al ’45.
E allora il merito andrebbe ai predecessori, come Adenauer o come Alcide De Gasperi, più che ai politici attuali.
Il Nobel, in sostanza, è dovuto al fatto che l’Europa (occidentale) oggi è un’area dove regna la pace, anni luce lontana dalle due guerre mondiali che l’hanno attraversta, e rappresenta uno stimolo a continuare su questa strada (facendo finta che il colonialismo verso i Paesi Africani non sia mai esistito e dimenticando che molti Paesi membri, come Francia, Germania, Italia e Regno Unito, sono fra i più grandi esportatori di armi al mondo).
Ne consegue che la pace è un mito: un’idea che affonda nella storia, ma impossibile da immaginare slegata dagli interessi dei singoli Stati. I francesi, gli inglesi e i tedeschi, del resto, hanno passato interi secoli cercando di invadersi a vicenda, con i loro eserciti. Ne sa qualcosa l’Italia.

A proposito: la cerimonia di Oslo arriva contemporaneamente a una seria crisi politica italiana, al completo sbando della Grecia e alle gravi difficoltà di Irlanda, Portogallo e Spagna. Siamo davvero sicuri che la crisi sia un problema di tutti?
Pensiamo adesso all’immobilismo dell’Ue durante il conflitto nei balcani, o a tutte quelle frontiere, che nessuno ricorda, atrraversate da decenni di guerra civile (come la frontiera tra la Germania e la Polonia, o tra la Polonia e la Slovacchia).
La difesa dei confini, attraversati da rifugiati che diventano in fretta emarginati, sembra più un inno al fallimento dell’inclusione, che qualcosa da festeggiare e di cui vantarsi davanti al mondo.

L’Europa ha abolito la pena di morte e si impegna a promuovere ovunque l’importanza di tale iniziativa. Questo è un impegno da lodare. Che però non dovrebbe essere così sensazionalistico all’interno del pensiero democratico contemporaneo.

Written by Cronache Bastarde

11 dicembre 2012 a 09:30

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