Cronache Bastarde

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Cinque voci nel mondo e una maratona per i diritti umani

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Questo video inizia raccontando la storia di María Isabel Franco, la mamma di una ragazza di 15 anni violentata e uccisa barbaramente in Guatemala nel 2001.
Nel 2011 nel Paese sono state uccise 631 donne.
“Mi sono scontrata con l’indifferenza delle autorità, che non hanno indagato in modo adeguato. Da 11 anni porto avanti questa battaglia per la giustizia, nonostante sia stata più volte minacciata di morte”.
La storia, oggi, viene raccontata da Amnesty International e corre insieme ad altre voci nel mondo in una maratona per i diritti umani chiamata Write for Rights.

amnestySono in tutto 5 storie. C’è quella di Azza Hilal Ahmad Suleiman, che stava manifestando nei pressi di piazza Tahrir, al Cairo, quando l’esercito ha attaccato i manifestanti. Lei ha cercato di salvare una ragazza che veniva spogliata e picchiata da altri soldati, ma è stata a sua volta aggredita e picchiata. La violenta aggressione le ha causato fratture al cranio e ora soffre di problemi di memoria. Finora non è stato individuato un responsabile.
C’è la storia di Gao Zhisheng, uno degli avvocati per i diritti umani più stimati in Cina. Nel dicembre 2006 è stato condannato a tre anni di reclusione, con sospensione dall’esercizio della professione per cinque anni, con l’accusa di “incitamento alla sovversione”. È stato posto agli arresti domiciliari, torturato e umiliato. Adesso è detenuto nella prigione della contea di Shaya, nel nord-ovest della Cina.
C’è la voce di Ales Bialiatski, un noto difensore dei diritti umani in Bielorussia e presidente del Centro per i diritti umani Viasna. È stato arrestato il 4 agosto 2011 e, pochi mesi dopo, è stato incarcerato per scontare una condanna a quattro anni e mezzo. Amnesty International ritiene che sia stato imprigionato per impedirgli di portare avanti il suo lavoro in difesa dei diritti umani e lo considera un prigioniero di coscienza.
Infine, c’è la storia degli abitanti di Bodo, in Nigeria. La loro esistenza è stata sconvolta il 28 agosto 2008, quando migliaia di barili di petrolio si sono riversati nella baia a causa di una falla in un oleodotto della Shell.Rapidamente il petrolio ha inquinato il terreno e le acque intorno a Bodo. Non c’è mai stata una bonifica adeguata e il suolo e l’acqua sono ancora inquinati e inutilizzabili.

“Fino al 16 Dicembre, centinaia di migliaia di persone nel mondo faranno pressione sulle autorità di Bielorussia, Cina, Egitto, Guatemala e Nigeria, firmando gli appelli perché Ales Bialiatski e Gao Zhisheng siano rilasciati, perché Azza Hilal Ahmad Suleiman, María Isabel Franco e gli abitanti di Bodo ottengano giustizia.
Le autorità non possono più ignorare i diritti umani”, si legge sul sito di Amnesty Italia.

Una firma può aiutare un prigioniero di coscienza a ritrovare la libertà, può contribuire a fermare la mano di un boia o di un torturatore, dando speranza a chi è detenuto ingiustamente e coraggio a chi lotta per i diritti umani e a chi cerca giustizia. Insomma, può fare la differenza.
www.firmiamolitutti.it

Written by Cronache Bastarde

6 dicembre 2012 a 07:30

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