Cronache Bastarde

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Sorry MoMA, questa non è arte

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pacmanPacman e Tetris esposti vicino a Picasso e Pollock, ovvero i videogiochi e il game over dell’arte.
Il MoMA di New York ha annunciato che presto al suo interno verrà allestita una mostra permanente dedicata ai videogame che hanno fatto la storia, da Pong a Minecraft.
In pratica lo stesso museo in cui è custodita la Notte Stellata di Vincent Van Gogh ospiterà anche SimCity di Barnett Newman. Secondo il MoMA questi giochi possono appartenere alla sua collezione perché sono arte. Ma è davvero così? A chiederselo è un giornalista del Guardian, Jonathan Jones, che nel suo blog OnArt scrive “i videogiochi non sono arte”:

“Probabilmente un filosofo specializzato in estetica difenderebbe questa scelta asserendo che l’arte, nei giochi, risiede nella dimensione interattiva e nella conseguente liberazione di un piacere condivisibile.
Tuttavia, proprio il dibattito filosofico è pieno di argomenti in grado di dimostrare che i giochi interattivi digitali non sono arte. Pensiamo proprio ai quadri esposti al MoMA: si tratta di visioni personali, di opere che dimostrano come l’Arte sia, inequivocabilmente, la risposta dell’essere umano alla vita. Ogni epoca, ogni corrente e persino ogni artista necessita di una definizione personalizzata, in grado di interpetare il significato dell’arte in un dato contesto e momento storico. Ma ogni risposta che esuli dall’impulso interiore è inutile a prescindere. Che sia fatta col pennello, col martello, col sangue o con il gesto, l’arte è sempre e comunque un atto di immaginazione personale”.

I mondi creati dai videogiochi costruiscono un universo di interazioni fra la persona che gioca e un computer, un programma. Non si crea alcun punto di vista personale, nessuna interpretazione del giocatore sul gioco. In questo processo l’arte, semplicemente, non c’è. E anche il creatore del gioco, mettendo da parte i voli pindarici che il linguaggio è in grado di compiere, non esprime alcuna visione personale della vita attraverso il suo videogame.

C’è una bella differenza tra un quadro e una partita.
Una differenza fondamentale, nata ben prima dell’era digitale.

(Immagine tratta da internet: 4.bp.blogspot.com)

Written by Cronache Bastarde

2 dicembre 2012 a 14:00

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