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I panni sporchi della Moda: basta vestiti tossici

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“Dicono che puoi conoscere la tendenza della prossima stagione guardando il colore dei fiumi cinesi e messicani. Questo perchè le grandi case del fashion come Calvin Klein, Tommy Hilfiger e Victoria’s Secret utilizzano sostanze chimiche e coloranti potenzialmente tossici per produrre i vestiti che indossiamo. Sostanze che avvelenano le nostre acque e, in minor misura, finiscono in molti degli indumenti in commercio”, è ciò che rivela Greenpeace all’interno della Campagna Detox, che ha ritrovato nuovo slancio questa settimana. Il più grande rivenditore di capi d’abbigliamento ZARA, infatti, si è impegnato a ripulire la propria filiera produttiva dopo che oltre 300mila persone hanno chiesto all’azienda di aderire alla campagna.
Non era mai successo niente di simile. “Nel mondo, centinaia di migliaia di persone stanno chiedendo alle case di moda di non inquinare, denunciando la dipendenza dalle sostanze tossiche e chiedendo di non creare vestiti che distruggono il Pianeta”, spiega l’associazione.

“Ricerche effettuate da Greenpeace hanno rivelato come le industrie tessili rilascino scarichi pericolosi nei principali fiumi in Cina. Questi impianti riforniscono grandi brand internazionali, come i giganti dell’abbigliamento sportivo Nike e Adidas. La pericolosità degli scarichi di queste industrie rappresenta una minaccia per l’ambiente e la salute umana. Alcuni composti chimici alterano il sistema ormonale dell’uomo, altri quello riproduttivo. Molte sostanze sono persistenti nell’ambiente perché non si degradano facilmente e si accumulano negli organismi viventi, fino ad arrivare all’uomo”.

Il problema. “L’acqua è la risorsa più essenziale per l’uomo ma è tra le più contaminate al mondo. Nonostante ciò, molto spesso gli specchi d’acqua vengono utilizzati dalle industrie come fossero fogne private.
L’industria tessile impiega molte sostanze chimiche nelle varie fasi di produzione, dalla pittura dei tessuti al lavaggio, fino alla loro finitura. I composti presenti negli scarichi prodotti dagli impianti possono  essere trasportati lontano dalla loro fonte di origine, attraverso le correnti oceaniche e atmosferiche. È documentata la loro presenza nei tessuti di pesci, uccelli, balene, orsi polari e addirittura nel latte materno.
Si tratta di un problema ben più vasto che va oltre la Cina e il settore tessile. Quello di cui abbiamo bisogno è innovazione e leadership da parte delle aziende, che ci devono condurre verso una maniera differente di produrre, senza inquinare le nostre acque con sostanze tossiche e persistenti”.

La soluzione. Greenpeace invita tutti i brand a diventare campioni di un futuro senza sostanze tossiche e di lavorare con i propri fornitori per eliminare i composti pericolosi dalla catena di produzione e dai prodotti in commercio. Per arrivare a questo, le aziende devono:

Mettere in pratica una politica rispetto all’utilizzo della chimica che non impieghi più composti tossici e identifichi chiare e realistiche scadenze entro cui eliminarli.
Rispondere con prontezza a questa emergenza con un’azione sul campo, dando priorità a quelle sostanze particolarmente pericolose con l’obiettivo di eliminarle subito.
Riconoscere l’importanza della trasparenza e del diritto all’informazione pubblicando i dati sull’eliminazione delle sostanze pericolose.

Cosa possiamo fare noi? Cyberattivismo.
“La mobilitazione delle persone attraverso Internet è una delle principali strategie di Greenpeace per fare pressione su governi e imprese. Più volte abbiamo sperimentato che funziona”.

Written by Cronache Bastarde

1 dicembre 2012 a 11:16

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