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Grecia, tutto quello che i politici europei non dicono: dalla censura all’ascesa neonazista

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La Grecia è a un passo dalla tirannia e l’Europa guarda da un’altra parte. C’è da stupirsi?
“Se la Democrazia greca è in pericolo gran parte della colpa risiede nella dura presa di posizione dell’Unione Europea”.
La denuncia stavolta arriva dal The Observer, autorevole e più che stimato periodico britannico.
“Quando quei folli burloni scandinavi hanno assegnato il Nobel per la Pace all’Unione Europea, hanno anche spiegato a tutti le motivazioni alla base del loro scherzo, lodando l’impegno europeo per la riconciliazione, la democrazia e i diritti umani. Se la menzione 2012 del comitato fosse qualcosa di diverso dalla parodia, avreste già letto da tempo le denunce di preoccupati commissari europei per l’ascesa in Grecia di un oppressivo potere statale e del neonazismo”.

Sul destino della democrazia in Grecia domina il silenzio, nonostante siano molte le cose di cui i leader europei potrebbero parlare.

“E’ possibile individuare i punti di pressione di uno Stato che fallisce osservando ciò che esso censura”.
Nel caso specifico della Grecia, il processo intentato la settimana scorsa dalle autorità a Kostas Vaxevanis (il giornalista arrestato per aver pubblicato la lista Lagarde) vale più di mille parole.
“Mentre i greci vivono un’austerità senza fine, l’elenco di duemila nomi di cittadini greci titolari di conti bancari in Svizzera lascia intuire che chi aveva i contatti giusti ha fatto il possibile per sottrarsi alle responsabilità che sono ricadute sulle masse.
Invece di arrestare gli evasori fiscali e i ministri che avevano la lista nelle loro mani -tuonò il giornalista in una chiamata alle armi da gelare il sangue- stanno cercando di arrestare la verità e la libertà di stampa“, scrive il The Observer.

I proscioglimento dall’accusa di violazione della privacy, anche se benvenuto, non implica che in Grecia sia rispettata la libertà di stampa. La maggior parte delle emittenti televisive e dei quotidiani greci, infatti, è di proprietà statale o di corporazioni plutocratiche a cui non piace veder spiattellati i casi di corruzione. E, non a caso, sono tantissimi i giornalisti intimiditi.

Da dove iniziare? Forse dalle controproducenti politiche di austerity che la troika –formata da Banca Centrale Europea, Commissione Europea e Fondo Monetario Internazionale– hanno imposto con la forza alla Grecia. “Le autorità -sottolinea l’Observer– hanno fatto ricorso a un vecchio mandato di arresto per rinchiudere Spiros Karatzaferis il 31 ottobre, dopo che il giornalista aveva minacciato di rivelare il contenuto di alcune email riservate che avrebbero potuto spiegare i motivi per i quali il presunto “pacchetto di misure per il bailout” della troika ha spinto il Paese nella depressione”.

Un altro punto di cui i politici europei non fanno alcuna menzione è senza dubbio la brutalità della polizia. La sinistra greca denuncia persistenti accuse di collaborazione fra presunte forze dell’ordine e teppisti del movimento neonazista Alba Dorata. Il Guardian, tempo fa, rivelò come la polizia avesse picchiato i dimostranti antifascisti che avevano affrontato gli esponenti di Alba dorata. Il giorno dopo l’emittente televisiva statale greca rimpiazzò i presentatori del notiziario del mattino perché volevano dar seguito alle dichiarazioni del quotidiano britannico.

“Una cosa è certa: le vecchie alleanze tra movimenti politici e religiosi si sono riannodate, –continua il giornale. Di conseguenza il mese scorso i fanatici cristiani e i neonazisti (la differenza tra i due gruppi è labile) hanno protestato contro una commedia “blasfema” a tema omosessuale andata in scena ad Atene. La direzione del teatro l’ha subito tolta dai cartelloni. La televisione greca, invece, ha tagliato una scena di Downton Abbey nella quale due gay si baciavano. Molti non ne capiscono il motivo, ma un Paese che censura una serie televisiva per una ragione che non abbia a che vedere con il buongusto letterario è davvero in guai seri”.

Nell’ Atene degli anni ottanta, gli anziani ricordavano di aver lottato contro l’occupazione nazista e i giovani di essere cresciuti combattendo la dittatura militare dei colonnelli. Per la Grecia entrare nell’Unione europea ha significato la fine di tutto questo. Sono tornate povertà, paura, repressione, neonazismo e intimidazione dai poteri forti dello stato.
Ma la colpa non può essere solo della corruzione o del tracollo finanziario. Gran parte della responsabilità ricade sui politici europei, che hanno accettato la Grecia nella zona della moneta unica consapevoli del suo svantaggio in termini di competitività,  rifiutandosi di cancellare i debiti che il Paese non sarà mai in grado di ripagare.

Non stupisce, dunque, il silenzio di tutti i politici europei circa la violazione dei diritti umani che si sta perpetrando a danno dei greci. Diritti che, secondo il comitato del Nobel, sarebbero garantiti proprio dall’integrazione europea.

Written by Cronache Bastarde

6 novembre 2012 a 18:51

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