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Sogni e istruzione: giù le mani dall’Erasmus

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Uno degli strumenti più efficaci dell’integrazione europea rischia di sparire a causa della crisi. Si tratta del programma Erasmus, che quest’anno ha celebrato il 25esimo anniversario con la paura di rimanere senza soldi a causa del taglio di bilancio 2012 imposto dai Paesi membri.
I fondi del progetto, cioè, presto potrebbero essere cancellati.
Nel frattempo le borse di studio per gli studenti, da settembre a dicembre, sono coperte solo per il 70 per cento e non si capisce se, e come, verrà trovato il resto.

Il programma di interscambio viene considerato un lusso dai tesorireri dell’Europa per via della fama un pò frivola che, ingiustamente, lo accompagna.
A prendere con decisione le difese dell’Erasmus è stato Eric Maurice, direttore di presseurope.eu, che in un editoriale pubblicato due giorni fa ha citato le parole di Umberto Eco, scrivendo: “l’Erasmus ha creato la prima generazione di giovani europei, anche solo per questo dovrebbe essere considerato una priorità politica. Erasmus è l’acronimo di EuRopean Community Action Scheme for the Mobility of University Students [Programma d’azione per la mobilità degli studenti universitari], e che dunque contiene due concetti essenziali per il futuro dell’Europa. Il primo è la mobilità, in un’Unione europea dove le lingue e l’ancoraggio nazionale degli individui ostacolano la costruzione di uno spazio economico, sociale e civico comune, che potrebbe essere simile a quello degli Stati Uniti. Il secondo concetto è lo scambio della conoscenza, indispensabile per innovare, restare competitivi e convincere i ricercatori e i creativi a non lasciare l’Europa. Il Vecchio continente ha già grosse difficoltà a tenere il passo della globalizzazione, non ha interesse a privarsi di uno strumento così efficace”.

Erasmus è anche il nome di uno dei più importanti pensatori del Rinascimento: Erasmo da Rotterdam, instancabile viaggiatore, inventore di una nuova modernità basata su antichi valori resi attuali proprio dal dialogo culturale e politico fra gli stati.
Nel 2001-2012 il programma Erasmus è costato 460 milioni di euro: “Una piccola follia contabile che l’Europa in cerca di una rinascita può e deve permettersi”.
Soprattutto se non è l’unico programma a rischiare la bancarotta: anche il Fondo per la ricerca e l’innovazione è quasi completamente a secco.

Foto: www.shutterstock.com

Written by Cronache Bastarde

8 ottobre 2012 a 10:53

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