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Petto in fuori e testa alta: la forza delle nuove femministe

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Inna Shevchenko, 22 anni, è uno spirito libero, una persona che pensa e agisce in modo diverso rispetto alle opinioni dominanti alla base delle sue origini. Non a caso nel tempo è diventata una delle attiviste più agguerrite di Femen: il movimento nato a Kiev nel 2008, divenuto famoso a livello mondiale per la pratica di manifestare a seno nudo contro il sessismo e le discriminazioni sociali.
Oggi Inna vive come rifugiata a Parigi, dove ha deciso di lanciare un “campo di addestramento” per giovani militanti. Lo ha spiegato lei stessa  nel corso di una travolgente intervista pubblicata la scorsa settimana sul quotdiano francese Liberation.

“Eravamo giovani quando abbiamo iniziato” -dice sorridendo- “io non sono più giovane”.
Inizia così il racconto del suo arrivo in Francia alla fine di Agosto, con un visto turistico in mano e un disastro alle spalle. Pochi giorni prima, a Kiev, aveva tagliato con una motosega una croce ortodossa, in sostegno alle Pussy Riot. Un gesto che ha provocato enorme scandalo, accompagnato dalla minaccia del carcere.
Alcuni uomini, infatti, hanno cominciato a seguire tutti i suoi movimenti, fino a quando “una mattina hanno cercato di sfondare la porta di casa. A quel punto ho preso il passaporto e sono scappata dalla finestra”.

Dopo una tappa a Varsavia arriva a Parigi, al Lavoir Moderne Parisien: un teatro a rischio chiusura nel quartiere La Goutte-d’Or. Insieme a un riparo trova anche solidarietà: i gestori della struttura, sensibili alla sua causa, hanno deciso di prestare gratuitamente lo spazio alle Femen per lanciare il loro “campo di addestramento internazionale”, che ha aperto ufficialmente i battenti lo scorso Martedì. L’allenamento non è una passeggiata, ma prevede un programma intenso fatto di esercizi psicologi, sportivi e teorici: una cosa seria, insomma. “Vogliamo addestrare le giovani donne, farle diventare soldati della causa femminista in tutto il mondo”, spiega Inna. Un attivismo riassunto in una sola parola: Lavoro.

Le Femen hanno manifestato per la prima volta a seno nudo nel 2010, in occasione del giorno dell’indipendenza ucraina. E i media sono accorsi numerosi. “La stampa è la nostra migliore protezione. Se siamo in topless il nostro messaggio viene trasmesso molto di più e noi siamo meno in pericolo”. Le femministe di oggi manifestano contro la prostituzione, il sessimo, la corruzione o i disagi sociali: sono impegnate su tutti i fronti. Ma in certi casi la situazione può degenerare.

Come è successo nel 2011 a Minsk, in Bielorussia, quando Inna è stata arrestata interrogata a lungo in prigione, insultata e picchiata. Con lei c’erano altre ragazze, attiviste Femen. Poi un gruppo di uomini le ha incappucciate e portate di notte in mezzo a una foresta. Le ha tagliato i capelli e poi lasciate lì. In mezzo al nulla. Per fortuna alla fine andò bene e le donne riuscirono a rimpatriare di nascosto.

Il pericolo è il prezzo da pagare quando si professa una cultura dell’impegno, votata al cambiamento dello status quo.

Written by Cronache Bastarde

27 settembre 2012 a 13:48

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