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Scrivere o morire

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La scrittrice nigeriana Olajumoke Helen Oyeyemi in una recente intervista pubblicata su Paperback Q&A ha confessato di utilizzare un’applicazione chiamata “Write or die” per superare il blocco dello scrittore: se si smette di scrivere per più di 45 secondi il computer, lentamente, inizia a cancellare tutto.
Un rimedio-kamikaze, perché a volte la paura può essere l’unica motivazione.

“Questo metodo mi ha fatto ricordare una notte del 1980, quando facevo il critico teatrale e vidi un collega dettare un testo di 700 parole da un telefono pubblico del Royal Shakespeare Theatre, mezz’ora dopo la fine del Re Lear durato 4 ore.
“Come ci sei riuscito?”, gli chiesi.
“Semplice”, rispose, “ho solo immaginato che qualcuno mi stesse puntando una pistola alla testa.”

Se un tempo si poteva contare soltanto sulla propria immaginazione per trovare gli stimoli necessari alla composizione di un testo, oggi le metodologie digitali offrono strade alternative per spronare anche l’estro più assopito.
L’applicazione “write or die”, ad esempio, stimola una sorta di ispirazione forzata, che mostra quanto il moderno binomio tecnologia-scrittura stia modificando l’approccio dello scrittore ai suoi testi, cambiando i processi compositivi da cui si origina la creatività.

Tuttavia, mentre i nostalgici di “carta e penna” rischiano di diventare una razza in via d’estinzione, gli studi più recenti sulla comunicazione parlano di “scrittura in declino” proprio in riferimento alle nuove tecnologie digitali. La scioltezza delle nuove forme di comunicazione (e-mail, sms, facebook…) oggi passa esclusivamente attraverso le tastiere, al punto che le nuove generazioni ritengono superflua qualsiasi forma di scrittura diversa dal digitare: nell’era dei cinguettii virtuali, dei tablet e dei cellulari scrivere a mano è semplicemente inutile.
In fin dei conti, il piacere di inseguire un pensiero per catturarlo con la penna su un foglio bianco è una questione di vita o di morte.

Written by Cronache Bastarde

27 giugno 2012 a 13:22

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