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La scelta: che ne sarà dell’Unione Europea?

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La domanda arriva direttamente dall’Economist, uno dei più autorevoli settimanali di economia del mondo.

La risposta è piuttosto semplice: “una strada porta alla completa disgregazione dell’euro, con tutte le sue ripercussioni economiche e politiche. L’altra riguarda un trasferimento senza precedenti di ricchezza attraverso i confini europei e, in cambio, una resa corrispondente di sovranità. Separare o creare un super Stato: queste sembrano essere le alternative ora”.
In altre parole, l’Europa dovrà fare una scelta: lo scioglimento dell’euro o un ulteriore passo verso l’integrazione, anche se solo tecnocratica e limitata.

“Per due anni di crisi durissima i leader europei sono scappati da questa scelta. Dicono di voler mantenere l’euro intatto, ad eccezione, forse, della Grecia. Ma i creditori del nord Europa, guidati dalla Germania, non sono disposti a pagare il prezzo della sopravvivenza dell’euro, e i debitori europei del sud sono sempre più insofferenti verso gli stranieri che dicono loro cosa fare”.

Tutto ciò sta mettendo alla prova oltre 60 anni di integrazione europea. Come spiega il settimanale britannico, solo se gli europei riusciranno a condividere il senso di un vero scopo comune la moneta unica si salverà e verrà percepita come legittima.
E solo se sarà effettivamente percepita come legittima, potrà durare.
“Soprattutto si tratta di un test per la Germania. La cancelliera Angela Merkel sostiene che la minaccia del fallimento dell’euro è necessaria per mantenere i governi ribelli sulla via della riforma, anche se  la politica tedesca del rischio calcolato sta corrodendo la convinzione che l’euro abbia un futuro”.
In definitiva, la scelta da cui dipenderà il futuro dell’Europa sarà effettuata a Berlino.

“Purtroppo, i piani di salvataggio europei sono venuti meno e, anche se la BCE ha acquistato un sollievo temporaneo, a lungo termine la crisi è degenerata divenendo più profonda. Negli ultimi mesi abbiamo concluso che, se la Grecia esce dall’euro, un salvataggio richiederà ancora più sacrifici. Per scacciare lo spettro di una completa rottura, la zona euro deve attingere alle proprie risorse congiunte, rimanendo in piedi dietro a grandi banche e mediante l’emissione di Eurobond per condividere il peso del debito”.
Un’azione spudoratamente tecnocratica e limitata, “studiata per non creare il super Stato di cui i critici, e tutti noi, abbiamo paura”. Ma è chiaramente un passo verso il federalismo: qualcosa che turba ugualmente molti europei.

Ma vale davvero la pena salvare l’euro? Si domanda ancora l’Economist. “Anche i sostenitori irriducibili della moneta unica ora riconoscono che è stata concepita male e gestita peggio. Una rottura dell’unione monetaria, che in molti sostengono, permetterebbe ai singoli Paesi di ripristinare il controllo sulla politica monetaria. Una moneta più conveniente farebbe coincidere i salari con la produttività dei lavoratori, almeno per un pò. I fautori di un’eventuale rottura, inoltre, immaginano una divisione amichevole. Tuttavia, ogni governo dovrebbe decretare il passaggio nella nuova moneta di tutti i contratti nazionali relativi a depositi e prestiti e, per evitare la fuga di capitali, gli stessi governi dovrebbero imporre numerosi controlli”.
In poche parole, la fine dell’euro comporterebbe un costo enorme soltanto per arrivarci.
“Le persone credono che starebbero meglio senza l’euro, ma le banche e le imprese di tutto il continente crollerebbero perché le loro attività nazionali ed estere non corrisponderebbero più, non ci sarebbe più equilibrio tra attivi e passivi. Una cascata di default, processi civili, fallimenti e azioni legali giungerebbero di conseguenza. E i governi in deficit sarebbero costretti a tagliare la spesa brutalmente o a stampare denaro”.
E questo, dice l’Economist, sarebbe lo scenario ottimista.

La fine dell’euro comporterebbe anche una fuga verso la qualità e un crollo della produzione, oltre al fatto che la svalutazione delle economie deboli e la rivalutazione monetaria di quelle forti sarebbe devastante. Alcuni paesi ricchi, infatti, potrebbero trarre vantaggio dalla sospensione del mercato unico (ma la libertà di movimento a livello economico risulterebbe, in ogni caso, fortemente limitata).
In pratica, senza il movimento di beni, persone o di capitali, resterebbe ben poco della UE.

“La cooperazione europea crollerebbe. Questo è il motivo per cui questo giornale ritiene che abbandonare l’euro sarebbe avventato. Un salvataggio è preferibile ad una rottura”.
Il settimanale conclude con riluttanza che “i Paesi dell’eurozona dovrebbero condividere i loro fardelli.
Salvare l’euro è la cosa giusta, e si può fare. Ma rimane un interrogativo in sospeso: i tedeschi, gli austriaci e gli olandesi si sentono abbastanza solidali con gli italiani, gli spagnoli, i portoghesi e gli irlandesi da pagare anche per loro? Siamo convinti che farlo sia anche nel loro interesse”.
Ora è il momento delle scelte: i leader europei, e soprattutto Angela Merkel, dovrebbero spingere nella giusta direzione.

Written by Cronache Bastarde

26 maggio 2012 a 16:19

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