Cronache Bastarde

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“Elogio della carrozzina”: lo sfogo di un lettore disabile

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Di solito non lascio mai commenti agli articoli che leggo, ma con il post di Franco Bomprezzi pubblicato dal Corriere della Sera e intitolato Elogio della carrozzina non ho potuto trattenermi.

Più che un elogio alla carrozzina l’articolo sembra un ‘“elogio all’euro”.
Mi spiego meglio: il post sembra uno strumento per fare pubblicità (in modo abbastanza sfacciato) ai prodotti che verranno esposti durante la fiera organizzata da Reatechitalia, di cui fa menzione il giornalista. Durante quella manifestazione, infatti, verranno presentate merci e carrozzine ideate, teoricamente, per garantire maggiore accessibilità e inclusione alle persone disabili. E allora perchè non dire anche che questi prodotti sono costosissimi e che soltanto pochi fortunati possono permetterseli? Perché non dire quanto costano gli ausili per disabili e quanto ci guadagnano le ditte sciacallando sui nostri deficit?
E perchè non ricordare che la maggior parte dei disabili è “costretto alla fame” per colpa di una politica cieca ai nostri bisogni primari? E dato che siamo in tema, vorrei far notare che nemmeno la carrozzina più futurista del mondo potrebbe superare tutte le barriere architettoniche ancora vergognosamente presenti nelle principali città del nostro Paese.

Bisogna saper mettere i puntini sulle i. Di che carrozzina parla Bomprezzi?
Della carrozzina come oggetto o della carrozzina come stato d’essere?
Perché a me, disabile dalla nascita, della carrozzina come oggetto non importa un bel niente (e della carrozzina come stato d’essere non sprecherei neanche un secondo per un articolo).
Se avessi anch’io la grande opportunità di scrivere su un quotidiano nazionale mi dedicherei a raccontare la vita, tremendamente sconosciuta, di una persona costretta suo malgrado a vivere la diversità.
E’ questo il punto veramente importante, senza demagogia da semi intellettuali della disabilità.

Bisognerebbe raccontare le frustrazioni del peggiore disabile, le delusioni della giovinezza legate all’area sentimentale, le frustrazioni familiari (come quelle in cui i genitori non sanno affrontare l’handicap e lasciano il loro figlio in balia di se stesso o, di contro, lo fanno vivere sotto una campana di vetro). Bisognerebbe scrivere di tutti quei ragazzi disabili che vorrebbero andare a scuola, ma non possono perché non gli viene concesso il diritto di avere l’insegnante di sostegno.

Purtroppo stiamo ancora a parlare di carrozzine, disabili e handicappati.

Occorre, invece, celebrare l’esistenza: ogni giorno combattuto per i nostri diritti, ogni momento dedicato a ciò che ci fa vivere nel modo migliore.
Ben al di là della carrozzina.

Tonino Urgesi

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