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Elezioni: il crollo dei partiti tradizionali

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Il verdetto delle elezioni non lascia spazio a equivoci: gli elettori hanno punito severamente i partiti tradizionali, spostando la loro preferenza verso coalizioni opposte. La Francia dopo 30 anni ritrova un Presidente di sinistra, il secondo della storia dopo Mitterand considerato, fino a ieri, un’eccezione da tempo consegnata ai libri. Hollande il socialista promette molti cambiamenti in favore del popolo, assicurando di voler riparare i torti di un sistema sociale che ha favorito i ricchi.
La crisi, cioè, ha rispolverato in Francia un linguaggio ingiallito che mette al bando l’individualismo per il bisogno vitale di credere nelle istituzioni, nella vita pubblica e nell’uguaglianza sociale. Il popolo vuole pensare al futuro e Hollande dovrà assolutamente ripagare la fiducia che gli è stata data concretizzando in un cambiamento reale il bisogno di speranza avvertito dal Paese. In sostanza, non dovrà deludere le aspettative riversate dalla gente nella politca quale unico strumento per guardare avanti.

Diversa è la situazione in Grecia. Qui un equilibrio politico è praticamente impossibile da immaginare. Gli elettori hanno favorito gli estremi e frammentato il centro per impedire la formazione di una coalizione all’interno del Parlamento: un chiaro segnale di sfiducia nei confronti delle istituzioni e dei vecchi partiti, ritenuti i principali responsabili dell’attuale grave crisi che attanaglia il Paese. Ma l’instabilità politica rappresenta un serio pericolo per la fragile economia greca e per i mercati, che esigono e pretendono stabilità.
Nuova Democrazia e Pasok hanno perso potere davanti all’ascesa dei partiti di estrema destra e di estrema sinistra: i neonazisti dell’Alba Dorata da adesso siederanno in Parlamento, a dialogare con almeno altri 7 partiti che hanno ottenuto poco più del 20% dei voti. La politica dovrà fare i conti anche con i partiti di estrema sinistra sempre più forti, con i quali notoriamente non è affatto facile collaborare o scendere a compromessi. Il popolo, cioè, votando in questo modo ha fatto sì che nessun polo politico avesse i requisiti per governare in modo univoco: i rappresentanti istituzionali dovranno collaborare tutti insieme evitando di prevaricarsi l’un l’altro, se vogliono mantenere un equilibrio ora più che mai assolutamente vitale per la sopravvivenza della Grecia. Il risultato mostrato dalle ingerenze dei piccoli partiti è proprio questo: l’importanza della collaborazione. Le nuove forze lo hanno capito bene e i rappresentanti del vecchio sistema politico dovranno adeguarsi se non vogliono che il Paese scivoli inesorabilmente nel caos.

E poi l’Italia. Crollano, come prevedibile, la Lega Nord e il Pdl, mentre il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo (non a caso, un non politico) è la grande rivelazione delle urne. Un tonfo forse mai così forte per il centrodestra, che mostra uno scenario politico radicalmente cambiato a seguito dell’insediamento tecnico del governo Monti.
Anche questo, cioè, è un chiaro segnale del profondo malcontento del Paese, che oltre alla crisi soffre gli effetti di scandali politici puniti con la mancanza di fiducia al voto. Per questo la Lega perde tutte le sue roccaforti ad eccezione di Verona. E’ un voto attribuito alla politica nel suo complesso, influenzato soprattutto da questioni morali e da scandali difficilmente tollerabili in un periodo di così grande difficoltà per il Paese. Il Pd è stato graziato dagli elettori, anche se il commento letargico dello stesso Bersani trasmette ben poco entusiasmo: la lealtà nei confronti del governo tecnico non viene meno, ” ma bisogna che ci ascolti un pò di più”.
Come di consueto, i nostri politici tendono a minimizzare i risultati delle urne evitando le rispettive responsabilità. Ignorando, cioè, il forte bisogno di rinnovamento e di fiducia preteso dai cittadini. La vittoria schiacciante dei partiti antipolitici e delle liste civiche significa soltanto una cosa: il popolo italiano è stanco.

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