Cronache Bastarde

inchieste tra giornalismo e racconto

L’arte rivoluzionaria dei Paesi Arabi contro l’oppressione politica

leave a comment »


In Medio Oriente graffiti, murales e altre forme di arte dissidente hanno trasformato gli spazi urbani, riuscendo a mobilitare l’opinione pubblica.

Nel gennaio 2011 il dittatore tunisino Ben Ali è fuggito dal Paese, dopo aver governato col pugno di ferro per oltre 23 anni. Dieci mesi dopo gli abitanti della città di Tunisi con enorme incredulità (mista a spavento) si sono ritrovati faccia a faccia con lo storico volto sorridente dell’ex dittatore, apparso su un gigantesco poster al lato di un edificio nel frenetico porto di La Goulette.
All’inizio le persone si sono radunate per guardare. Poi hanno cominciato ad arrabbiarsi. Infine, con l’incitamento della folla, un gruppo di uomini ha tirato giù l’immagine del dittatore. A quel punto il manifesto strappato ne ha rivelato un altro che era nascosto sotto e che recitava: “Attenzione, la Dittatura potrebbe tornare. Il 23 ottobre, VAI A VOTARE».

Un’istallazione a metà fra annuncio e performance, un esempio di arte come dichiarazione politica.
Come illustra un intervento del Professor Charles Tripp (esperto di politica mediorientale) riportato all’interno di un articolo del Guardian, dedicato proprio all’arte rivoluzionaria dei Paesi Arabi, graffiti, murales, manifesti e altre forme d’arte visiva hanno contribuito in Medio Oriente a “rompere l’incantesimo” di dittatori simili a Ben Ali, continuando a mobilitare le persone contro le minacce agli ideali rivoluzionari.

Il giornale scrive: “Nel Gennaio di quest’anno, dopo che in Egitto le tensioni fra la leadership militare e la folla in piazza Tahrir sono cresciute, il promettente artista di strada Ganzeer ha dichiarato: ‘L’arte è l’unica arma che abbiamo per combattere contro la dittatura militare’. Quando le autorità hanno alzato le barricate intorno piazza Tahrir, queste sono state trasformate subito dagli artisti della città attraverso numerosi dipinti, molti dei quali rappresentano semplicemente la strada proibita che c’è dietro. L’effetto (psicologico) finale è che la piazza fa pensare più a un luogo pubblico, che a uno Stato di polizia”.

“Questo tipo di azioni -prosegue il quotidiano britannico- si possono considerare a pieno titolo come una reazione della popolazione alla leadership militare. Tuttavia il 2011 non è stato affatto, come spesso si pensa, l’anno zero della creatività araba, quanto piuttosto l’esplosione mirata dell’arte dissidente votata alla democrazia e alla rappresentazione viscerale della quotidiana violenza dello Stato.
Probabilmente la più potente forma d’arte in Medio Oriente è rappresentata proprio dai graffiti”. Una potenza che risiede nell’esplicita rigenerazione dello spazio pubblico che ne consegue: i graffiti, oltre a creare un senso di solidarietà, possono rappresentare potentemente l’appartenenza del pubblico ai suoi territori, dove l’arte  racconta la storia.

“Un pericolo per qualsiasi osservatore, soprattutto in Occidente, sarebbe quello di separare l’arte dal suo contesto”, conclude il Guardian. Vi è il rischio, cioè, di imporre un’ interpretazione occidentale o di abbracciare solo il volto più “occidentale-friendly” dell’arte del Medio Oriente.

E’ il caso, ad esempio, del controverso disegno di Banksy apparso sul muro in Cisgiordania,che ha suscitato la rabbia degli abitanti locali. Non vogliono che sia bello. Loro odiano questo muro”.

Foto: Street Art Utopia

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: