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L’Italia e la svendita dei tesori culturali

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Con il Paese impantanato nel debito, il budget culturale ha subito in Italia un pesante ridimensionamento e i continui tagli hanno messo a rischio diversi siti storici. Di conseguenza molti politici locali si sono rivolti alle sponsorizzazioni aziendali per raccogliere il denaro necessario al mantenimento vitale di alcune zone archeologiche: una tendenza che ha suscitato notevoli critiche.

Ad esempio il sindaco di Agrigento, Marco Zambuto, sostiene che la Valle dei Templi, millenaria eredità greca in Sicilia, abbia un valore di 2 miliardi di euro e, con le elezioni locali che si avvicinano, sta promuovendo l’idea di mettere all’asta i diritti del sito, nella speranza di attrarre maggiori investitori da tutto il mondo. Solo ai migliori sarà assegnato il contratto, promette. Il denaro generato dall’asta, dice, sarà investito nella manutenzione urgente dei templi. A riportare le parole di Zambuto è anche un articolo del quotidiano tedesco Spiegel on line, che ha dedicato alla questione dei siti archeologici a rischio in Italia un lungo articolo intitolato: “Tempio in affitto. L’Italia spera che gli sponsor possano salvare i suoi tesori culturali”.

“L’Italia ha il più grande patrimonio mondiale dei beni culturali”, dice Zambuto, “ma non facciamo nulla per mantenerli. E’ responsabilità del governo, naturalmente, ma se il governo è in crisi, allora Versace può certamente essere una soluzione”.

Vendere il patrimonio culturale, per fortuna, è fuori discussione, ma affittare siti per sfilate di moda o feste sembra sicuramente un’opzione: “Posso immaginare ogni sorta di cose”, dice il sindaco, “finché il denaro continua a entrare”.

Ma in questo modo non si rischia di danneggiare, ugualmente, il patrimonio culturale millenario del nostro Paese?

Lo Spiegel scrive: “Dal momento che Roma ha radicalmente tagliato il proprio budget culturale esortando anche i governi regionali ad effettuare tagli significativi, province e città per colmare i buchi nei loro bilanci hanno iniziato a vendere immobili di proprietà statale, tra cui monasteri, caserme e ville etrusche, passando i diritti di utilizzo agli investitori privati. La chiamano “sponsorizzazione culturale”: un settore in cui l’Italia è rimasta indietro a lungo rispetto al resto d’Europa”. Ma questo, probabilmente, perchè l’Italia rispetto al resto d’Europa possiede una quantità di tesori culturali immensa, particolarmente difficile da gestire.

E infatti il giornale aggiunge: “La cultura è una risorsa naturale in Italia, quasi come il petrolio per il Medio Oriente. E’ sede di 44 Patrimoni Mondiali dell’UNESCO, di circa 5.000 musei e 60.000 siti archeologici: più di ogni altro paese del mondo”. Il punto è un altro: “in Italia i tesori non vengono mantenuti. Secondo l’ex Primo Ministro Silvio Berlusconi, il bilancio culturale del governo si è ridotto di un terzo in tre anni. Il suo Ministro delle Finanze ha giustificato i tagli dicendo: “Non capisco tutto questo trambusto. Dopo tutto, non si può mangiare cultura”.

Oggi solo 1,4 miliardi di euro sono dedicati alla cultura: meno dello 0,2 per cento del bilancio nazionale. E’ quella che Umberto Eco chiama “anoressia della cultura”: una realtà tutta italiana che va avanti da anni.

A Roma moltissimi siti archeologici vertono in condizioni vergognose: invasi da sporcizia, colpiti da crolli e privi di adeguata manutenzione. Anche le ville storiche della città sono avvolte dal degrado e dall’incuria e scontano, al pari dei monumenti, le ingiuste conseguenze di politiche superficiali e incapaci di valorizzazare l’immenso patrimonio storico e culturale della città. (Nella sezione “Inchieste romane” ci sono numerosi articoli, corredati da foto, che testimoniano l’evidenza delle lacune istituzionali). Un esempio su tutti: quando Papa Benedetto XVI ha tenuto tempo fa la tradizionale Processione del Venerdì Santo al Colosseo, il mondo intero ha visto nuovamente le cattive condizioni in cui verte la struttura, con la facciata annerita e fatiscente a causa del traffico che la circonda ogni giorno.

E poi c’è Venezia, la città che per prima si è ritrovata faccia a faccia con le pratiche della “sponsorizzazione culturale”. Le imprese del settore dei beni di lusso cercano di usare la città per “lucidare” le loro immagini, come la casa di moda Diesel che starebbe pagando per il restauro del Ponte di Rialto. Il Palazzo Ducale e il Ponte dei Sospiri sono drappeggiati tutto l’anno con pannelli giganti coperti di pubblicità di banche o case di moda, come Bulgari e Guess. Venezia ha circa 400 milioni di debiti e la maggior parte dei suoi sussidi da Roma sono legati al progetto della diga MOSE, che costerà almeno 5 miliardi di euro avendo lo scopo di proteggere la città dalle inondazioni.
Ma i Veneziani cominciano a protestare e oggi criticano fortemente la commercializzazione del patrimonio culturale pubblico. Più di ogni cosa desiderano, infatti, che la città non venga trasformata nella triste versione commerciale di se stessa.

“La svendita della cultura contemporanea e il tentativo di preservare i siti storici del Paese sono i due poli della discussione. Il conflitto è particolarmente evidente nel trattamento di Pompei ed Ercolano, le due antiche città distrutte durante un’eruzione del Vesuvio il 24 agosto del 79 aC”, scrive ancora lo Spiegel.
Dopo il crollo degli ultimi due anni, Pompei è diventata il simbolo di un Paese decadente, culturalmente alla bancarotta e paralizzato da politici che girano in limousine e che presumibilmente costano il doppio di quanto previsto per il budget culturale del Paese.

Oggi sempre più frequentemente prendono vita iniziative private dove sono i cittadini a esporsi in prima linea per la conservazione dei siti storici. Si tratta dello stesso spirito che ha portato un gruppo considerevole di giovani ad occupare il Teatro Valle di Roma per salvarlo dall’oblio e dalla debolezza del governo.

Salvatore Settis, archeologo e storico dell’arte italiano che nel 2009 si dimise dalla presidenza del Consiglio Superiore dei Beni Culturali per protestare contro i tagli indiscriminati del governo Berlusconi, sostiene che i mecenati della cultura saranno indispensabili d’ora in poi per la sopravvivenza dei tesori culturali del Paese. “Oggi andiamo in giro con il cappello in mano a chiedere l’elemosina. Nel frattempo, abbiamo a che fare con sindaci che non capiscono nulla di antichità”.

Pezzi di storia di inestimabile valore svenduti al miglior offerente o, peggio, che crollano miseramente come avviene a Pompei: è questo il futuro del nostro Paese?

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