Cronache Bastarde

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Una questione di (in)civiltà

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Il 3 Aprile è morto un altro detenuto nel carcere romano di Rebibbia. Si chiamava Antonio Caiazza, aveva 33 anni ed è deceduto durante la notte tra domenica e lunedì. Si tratta del sesto decesso avvenuto nelle carceri del Lazio dall’inizio del 2012 (il quinto in un carcere di Roma) e del 46° dall’inizio dell’anno. Il sovraffollamento delle celle, unito all’alto numero di decessi che continua a riscontrarsi fra i detenuti, rivela come il problema sia tutt’altro che vicino ad una soluzione.

Del resto, ben poche proposte sostanziali sono state formulate per affrontare l’emergenza. Tra le più recenti ha fatto discutere quella del ministro della Giustizia Paola Severino, che lo scorso 20 Marzo durante un’audizione alla commissione Antimafia ha detto: “riaprire gli istituti di Asinara e Pianosa”, destinandoli ai detenuti sottoposti al 41bis ammesso che tale trovata “non comporti spese di ristrutturazione troppo elevate”. Un’affermazione definita da più parti come un’idea “non proprio brillante”, che dimostra come certi pregiudizi politici sulla detenzione non siano cambiati.

Occorre ricordare, infatti, che l’emergenza del sovraffollamento e delle condizioni fatiscenti delle celle investe tutto il Paese e chiama in causa alcune riforme del sistema della giustizia che andrebbero presentate e discusse in Parlamento.
In un precedente articolo è stata illustrata in particolare la situazione di Roma (Parola ai detenuti: storie di vita a Regina Coeli)
che tuttavia si ripropone simile su tutto il territorio. Anche Taranto, ad esempio, è alle prese con una struttura pensata per ospitare 315 detenuti, ma che in realtà ne detiene 716 ammassati in celle di pochi metri quadrati. Un sovraffollamento a cui corrisponde, anche in questo caso, un numero insufficiente di agenti della polizia penitenziaria: un solo poliziotto deve sorvegliare più di 70 persone. Allo stesso modo non viene garantito il rispetto al diritto alla salute, visto che di notte c’è un solo medico per più di 700 detenuti, privati di adeguato soccorso anche in casi di estrema emergenza.

Il 13 Marzo Attilio Dal Zot, detenuto nel carcere Marassi di Genova, è morto a 38 anni perché affetto da Hiv in uno stato avanzato. Il ragazzo si trovava in una sezione dedicata ai detenuti con problemi psichiatrici, dove è assai carente l’assistenza medica.
A denunciare le scarsissime condizioni igieniche e sanitarie sono le stesse lettere inviate all’esterno dai carcerati. Radio Radicale, nel corso di una puntata andata in onda alla fine di Febbraio, ne lesse una scritta da un detenuto nel carcere di Agrigento, stupefatto e deluso in particolare dal Ministro della Giustizia per il poco impegno fino ad ora dimostrato nell’affrontare l’emergenza carceri italiana.

“Dalla mia cella guardo cosa fa questa politica di Governo sul fronte carceri e resto stupefatto. La sensazione che ho è che anche questo governo dei tecnici ci stia prendendo in giro e non capisce, o non vuole capire, che l’Italia ha certamente bisogno di riforme economiche ma anche e soprattutto di una seria riforma della Giustizia. Fino a quando durerà questa presa in giro”?

E come rivela sempre Radio Carcere non si tratta di una lettera isolata. Sono ormai tantissime le testimonianze esplosive inviate dalle carceri italiane per evidenziare l’incapacità della politica nell’affrontare concretamente la situazione.
Anche il Presidente della Corte Costituzionale ha definito “Inaccettabile e gravissimo il sovraffollamento nelle carceri”. Secondo Alfonso Quaranta, infatti, si tratta di un “problema di civiltà che dovrebbe porre la questione tra le priorità, nonostante le difficoltà finanziarie del Paese. Non e’ possibile che in un Paese civile ci sia un sistema carcerario con questi gravi problemi”.

Foto: Stefano Montesi Photojournalist

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