Cronache Bastarde

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L’Anagrafe dei Precari: storie dell’Italia che reagisce

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“Vogliamo contarci, perché contiamo.
Contarci per scoprire che non siamo i soli e non siamo soli.
Ci hanno contato e raccontato a modo loro.
Hanno dato i loro numeri. Adesso i numeri li diamo noi.
Non abbiamo bisogno di altri. Abbiamo bisogno di noi.
Ci hanno indeboliti, isolati e perfino umiliati.
Insieme siamo la forza lavoro di questo Paese.
Insieme siamo più forti”.

L’Anagrafe dei Precari è uno spazio virtuale nato nel 2006 per raccogliere i dati, le iniziative e le testimonianze dei tantissimi lavoratori precari presenti nel nostro Paese.
Oggi è arrivato a contare 2045 iscritti, riunendo oltre 400 racconti di storie di vita precaria tipicamente italiana. L’incertezza per il futuro, la rabbia per i contratti a tempo e per le lauree inutilizzate sono i fattori alla base della sfiducia nutrita verso le Istituzioni, nonché l’elemento che scatena quasi sempre il desiderio di fuggire all’estero.

“Io non sono neanche precaria…il peggio del peggio…vado a lavoro tutti i giorni eppure per lo stato presto il mio lavoro occasionalmente e non ho diritto a nulla…malattie ferie…se sto a casa non mi pagano…la disoccupazione? non ne ho diritto. Lavoro più dei miei dirigenti che guadagnano, quando va male, 3000 euro al mese. Io ne guadagno 3000 in un anno quando va bene. Sono laureata in psicologia e ho un master ma forse per essere assunti in quest’Italia basterebbe essere più ignoranti e conoscere le persone giuste. Non si possono più sentire queste mancanze di rispetto”. E’ lo sfogo di una giovane donna rivolto, in particolare, all’ex ministro Brunetta che definì l’esercito dei precari come “l’Italia peggiore”.

Ma agli sfoghi si alternano i consigli di chi ha lasciato il Paese e interviene dall’estero in segno di solidarietà:
“mi chiamo Marco, ho 32 anni, e scrivo dall’Australia. Mi sento di dare un consiglio: andate via dall’Italia. Capisco che non tutti possano permettersi questa scelta: alcuni hanno famiglie, mogli, figli, mutui, case e quant’altro… per tutti gli altri non abbiate paura e andatevene. Io lavoro in Australia da 3 anni, non e’ il paradiso, ma da quello che leggo non c’e’ paragone con la realta’ italiana e probabilmente europea”.

La rabbia e la delusione vengono sintetizzate anche in pochissime righe: “38 anni, laureato, mi faccio un culo cosi per un contratto a progetto che finisce nel 2012 e che al 99% non rinnoveranno (futuro disoccupato quarantenne)”.

Tuttavia, oltre ad offrire uno spazio virtuale per dare libero e comune sfogo alla propria rabbia, l’Anagrafe dei Precari offre anche consigli, sollecitando la condivisione di idee, iniziative e, più in generale, promuovere attivamente il dibattito su lavoro e giovani generazioni. Le persone segnalano puntualmente nelle apposite rubriche le manifestazioni, gli incontri o i dibattiti più interessanti su cui intervenire. Ognuno si arrangia come può, l’importante è reagire, farsi sentire per “non sentirsi soli”: questo è lo scopo principale dell’Anagrafe dei Precari.

Per scriversi occorre inserire nome, cognome, anni o mesi di precariato, professione e titolo di studio.
http://www.anagrafeprecari.it/

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