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Città senza dimora: indagine sulle strade dell’esclusione

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Città senza dimora è un’indagine sulle condizioni socio-sanitarie delle persone senza dimora, svolta da ottobre 2010 ad aprile 2011 nelle città di Roma e Firenze dai Medici per i diritti umani (Medu).
Il lavoro fa parte di un progetto itinerante chiamato “Un camper per i diritti”, il cui scopo principale è quello di fornire un servizio di prima assistenza e di prevenzione/promozione sanitaria ai gruppi di popolazione più vulnerabili che vivono sulla strada, in situazioni estremamente precarie.
Gli operatori si spostano su camper attrezzati ad ambulatorio, cercando di svolgere un ruolo di “ponte” tra i servizi socio-sanitari e coloro che, per varie ragioni, vivono nell’emarginazione sociale senza alcun accesso alle cure.

A Roma il camper per i diritti di Medu ha visitato le principali stazioni ferroviarie, tradizionale luogo di rifugio di coloro che vivono sulla strada, e nello specifico le stazioni Termini, Tiburtina, Ostiense e Tuscolana. Sono state interessate dal monitoraggio anche le aree di San Pietro, Piazza Venezia e Colle Oppio, i quartieri Trastevere,Ostia e Prenestino, la baraccopoli di Ponte Mammolo e l’insediamento dell’ex ambasciata somala di Via dei Villini. In tutto sono state effettuate 49 uscite e 479 visite mediche su 411 pazienti in dodici aree, con una popolazione di oltre 1.000 persone.

La quasi totalità dei pazienti (98%) è risultata essere di sesso maschile, proveniente principalmente da: Africa Subsahariana, Romania, Polonia e Afghanistan.
La popolazione straniera assistita dai medici si suddivide in parti pressoché uguali
tra migranti irregolari non comunitari, rifugiati e cittadini comunitari non in regola con le norme sul soggiorno. La fascia di età più rappresentata (46%) è quella tra i 18 e i 30 anni. Una caratteristica che accomuna tutti i rifugiati senza dimora è, infatti, la giovane età.

“All’interno della popolazione senza dimora risulta sempre più rilevante la presenza di rifugiati esclusi da adeguati percorsi di accoglienza e integrazione”, rivela l’indagine.
Del resto, proprio a Roma si è assistito più volte, nel corso degli ultimi vent’anni, al sorgere di aggregazioni informali di profughi presso l’ex air terminal della stazione Ostiense, la baraccopoli di Ponte Mammolo, gli edifici di Via Arrigo Cavaglieri (Romanina), Via Collatina e il centro Ararat a Testaccio.

La maggior parte delle malattie diagnosticate (in particolare le malattie infettive, dell’apparato respiratorio e della cute) sono direttamente imputabili alle critiche condizioni abitative e igienico-sanitarie in cui i pazienti sono costretti a vivere.
La mancata iscrizione al Servizio sanitario nazionale è il più delle volte da addebitarsi a un’ informazione insufficiente ricevuta sia al momento della richiesta d’asilo sia in seguito, soprattutto a causa delle barriere linguistiche e culturali.

Attraverso i racconti, gli scatti fotografici e i dati raccolti l’indagine mostra la profonda distanza esistente tra il diritto alla salute, garantito sulla carta a tutte le persone, e la quotidiana negazione dei diritti fondamentali di chi vive senza dimora, sulla strada o presso insediamenti precari, dove la città non riesce ad accogliere e proteggere le persone più vulnerabili.

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