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Hiv: sieropositivi discriminati per colpa della disinformazione

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La casa e il lavoro ancora oggi si rivelano un miraggio per le persone sieropositive. Chi convive con l’Hiv ha problemi a stipulare assicurazioni sulla vita, a causa delle condizioni richieste spesso dalle banche per concedere un mutuo.  L’accesso al mondo del lavoro è ugualmente complicato: molte aziende fanno fare esami del sangue agli aspiranti lavoratori in fase di pre-assunzione e diversi sieropositivi denunciano di essere stati scartati, magari con una scusa, subito dopo averli fatti.
A parlare delle discriminazioni che ancora resistono e dei diritti negati “che rendono i sieropositivi dei ‘precari a vita’” è Rosaria Iardino, presidente onorario del Network persone sieropositive, in occasione della II Conferenza italiana sull’accesso alle cure e sugli ostacoli quotidiani incontrati da chi si imbatte in una diagnosi di Hiv.
Come è emerso dall’incontro, l’Italia considera ancora i sieropositivi come “morti che camminano”, ma che in realtà -assicurano gli infettivologi- oggi sono semplicemente malati cronici, come può esserlo un diabetico o un iperteso. Grazie ai progressi delle terapie, infatti, oggi le persone sieropositive hanno un’aspettativa di vita che può essere sovrapponibile a quella di una persona sana e le loro condizioni di salute sono incredibilmente migliorate.
Eppure “ancora si deve parlare di diritti negati”. Anche nei bandi di concorso del ministero della Difesa viene richiesto come requisito il test dell’Hiv. Sul fronte del lavoro, cioè, la tendenza sarebbe quella di investire solo sulle persone sane.

Informazione e iniziative di sensibilizzazione sono i fattori in grado di fare la differenza.
Merita una menzione, ad esempio, la mostra di arte collettiva More Or Less Positive (Più o Meno Positivi) organizzata da ALT, Associazione per la prevenzione e lotta alla tossicodipendenza e Associazione Centro multimediale LUKA, in collaborazione con diverse cooperative sociali. 18 artisti hanno risposto al bando aperto ai creativi della regione Friuli Venezia Giulia, dedicato a sieropositività, HIV e AIDS. I lavori selezionati rappresentano l’impegno a far emergere la malattia dall’oscurità in cui è relegata a causa del pregiudizio e della paura, insieme all’importanza di affrontare le cure con ottimismo e fiducia.
In esposizione, fra gli altri, una sorprendente videoinstallazione interattiva che monitora in tempo reale i messaggi positivi e negativi postati su Twitter; un reportage fotografico realizzato a Barcellona che racconta la quotidianità delle persone sieropositive dei nostri giorni; e l’abito-scultura Proteggimi (Condom Samurai) realizzato dal Centro Diurno del Dipartimento delle Dipendenze.
La mostra (che si tiene a Pola nella Galleria MMC Luka fino al 24 Marzo) mira a sensibilizzare l’opinione pubblica e a fornire un’informazione scientifica e aggiornata sulle modalità di prevenzione e di cura: alcuni operatori saranno sul posto ogni giorno per fornire indicazioni e materiale sul tema (www.arte.go.it).
Eventi di questo tipo sono estremamente sporadici a livello territoriale e quasi sempre vengono realizzati da associazioni, onlus e volontari, senza alcun tipo di supporto o interesse da parte delle Istituzioni.

Foto: arte.go.it

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