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Moda, tra razzismo e mediocrità

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Jean-Paul Guerlain, il famoso profumiere francese numero uno dell’omonima azienda, pochi giorni fa ha dato in escandescenza per aver perso il treno, sfoderando una sparata razzista degna della più vile ignoranza: “Francia Paese di merda, serviti solo da immigrati”. L’elegante 75enne si stava rivolgendo a tre addetti al treno, due di colore e uno dai tratti asiatici, che lo hanno denunciato per ingiurie razziste per via del tono umiliante e carico di disprezzo che gli è stato riservato. Come ricorda il portale stranieri in Italia, solamente due anni fa l’anziano signore, ospite di una trasmissione televisiva sul canale France2, parlando di una sua creazione aveva detto: “per una volta, mi sono messo a lavorare come un negro. Ma non so se i negri hanno mai lavorato tanto”, guadagnandosi un’altra denuncia.

Non è la prima volta che i rappresentanti del mondo della moda mostrano inclinazioni profondamente razziste. Basti pensare al tipo di comunicazione intrisa di spirito imperialista utilizzata spesso dagli stilisti nei loro set.

Un esempio su tutti è quello di Donna Karan che ha realizzato una collezione ispirata ad Haiti, ancora devastata dal terremoto del 2010.
Dietro a una statuaria Adriana Lima in primo piano, ci sono due giovani ragazzi haitiani che sembrerebbero usati soltanto come un accessorio. Il contrasto tra il lusso mostrato dagli abiti della modella e l’essenzialità dei vestiti dei due giovani contribuiscono a creare un messaggio basato sulla spettacolarizzazione della povertà.

Di pubblicità o servizi fotografici simili, protagonisti più o meno espliciti di vere e proprie trappole comunicative a sfondo razziale, ce ne sono moltissimi. Per questo il linguaggio stesso della moda viene periodicamente contestato dai circuiti culturali. L’ultimo rimprovero alle pesanti cadute di stile arriva dal Guardian, letteralmente scioccato dalla rivista Vogue Italia che esalta gli orecchini “alla schiava” o “creoli”, dalla modella nera dipinta di bianco da Vogue Francia, dalla settimana della moda di New York dove il bianco era il colore preponderante, fino ad arrivare a Beyoncè sbiancata in modo molto sfacciato da L’Oreal.
La schiavitù, ricorda il quotidiano inglese, è stato uno dei fenomeni più disgustosi della storia dell’umanità e non si può rievocare in modo leggero mettendo in evidenza il contrasto tra il concetto di povertà o sfruttamento con i prodotti da vendere: lo stridore dei concetti utilizzati dalla moda per promuovere i suoi vezzi è profondamente imbarazzante.

Basta guardare i cartelloni pubblicitari che abbiamo attorno per constatare come oggi la vera eleganza sia clamorosamente sotto rappresentata.

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Written by Cronache Bastarde

11 marzo 2012 a 14:49

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