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Ospedali al collasso, ma non c’è solo Roma nel caos

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Le immagini di un paziente del San Camillo assistito su un materasso a terra continuano a fare il giro dei media. Da lì è partita un’inchiesta in procura su tutti i reparti di pronto soccorso degli ospedali di Roma, per indagare su carenze, sovraffollamento e soccorsi prestati in condizioni di estremo disagio. E mentre i pm hanno deciso di convocare i vertici di tutti i grandi ospedali romani per cercare di individuare eventuali specifiche responsabilità, ciò che ora si domandano i cittadini è come si sia arrivati a questo punto. Come è possibile, cioè, che una metropoli come Roma sia alle prese con un’emergenza ospedaliera di tali proporzioni.

Una prima risposta arriva dalle associazioni dei consumatori, secondo cui questa crisi sarebbe il risultato dei tagli e delle politiche fallimentari degli ultimi anni. Quasi 45.000 sono, infatti, i posti letto tagliati in Italia tra il 2000 e il 2009, pari al 15,1% del totale: un dato che ci pone sotto la media europea. Un’indagine di Quotidiano Sanità, rielaborando i dati degli Annuari statistici del Servizio sanitario nazionale del Ministero della Salute, ha scoperto inoltre come ci sia stato un netto calo dei posti letto soprattutto nel pubblico: a livello medio nazionale si è registrato un ridimensionamento dei posti pubblici del 17,2%, mentre nel privato i tagli hanno riguardato solo il 5,3% dei letti di case di cura private accreditate. Significa che le ultime politiche sanitarie hanno agito prevalentemente in nome del risparmio e della razionalizzazione della rete sanitaria nazionale, considerata troppo “ospedalocentrica”: il risultato, oggi, è sotto gli occhi di tutti.

Come emerge sempre dall’indagine, la politica del ridimensionamento dei posti letto doveva essere accompagnata da una parallela crescita dei servizi territoriali, che però stenta tuttora a realizzarsi in molte Regioni italiane. Quello del San Camillo a Roma non è un caso isolato. A farlo presente nelle ultime ore è l’Ordine Provinciale di Roma dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri: “il caso del San Camillo ha riacceso i riflettori sui pronto soccorso, che già si erano illuminati sul Cardarelli di Napoli, sul Policlinico di Bari e su altre strutture ospedaliere in diverse Regioni italiane”. Non solo. Secondo la Fp Cgil e la Fp Cgil medici: “il 49% degli ospedali pubblici non e’ dotato di un dipartimento di emergenza e il 40,8% non ha un centro di rianimazione: un dato che lascia attoniti e contribuisce a spiegare le ragioni del caos nei pronto soccorso”. E’ perciò evidente che il filtro delle strutture territoriali, con i pesanti tagli subiti dal sistema negli ultimi anni, non regge.

Nell’occhio del ciclone oggi ci sono i pronto soccorso di Roma, ma i problemi sanitari investono tutto il Paese: dalle liste di attesa sempre più lunghe e devastanti (non solo per i ricoveri, ma anche per esami diagnostici in oncologia, dove il tempismo è fondamentale), alla “disattenzione” nei confronti dei pazienti (non è da dimenticare, nonostante il silenzio dei media, l’epidemia di tubercolosi esplosa nel reparto di Neonatologia del Policlinico Gemelli), alle carenze igieniche nelle strutture; per arrivare a interi reparti chiusi, servizi sospesi e ticket troppo costosi con livelli essenziali di assistenza non sempre garantiti (a rivelarlo, in questo caso, è il 14° Rapporto Pit Salute del Tribunale per i diritti del malato e Cittadinanzattiva).

Come sottolineano Adusbef e Federconsumatori, non c’è esigenza di bilancio che possa mettere a rischio il fondamentale diritto alla salute dei cittadini. La politica perdente dei tagli attuata in questi anni (denunciata ripetutamente da medici e pazienti) mina fortemente questo principio, e sta portando dritta al collasso l’intera rete ospedaliera e il sistema sanitario nazionale. Per questo è necessario che Governo e Regioni prendano misure urgenti per far fronte alla evidente emergenza ricoveri, che si manifesta soprattutto (ma non solo) a livello di pronto soccorso e nell’indebolimento dei reparti ospedalieri. L’agonia degli ospedali romani, cioè, non è che il sintomo visibile di un malessere generale che era già da tempo in stato avanzato.

Written by Cronache Bastarde

21 febbraio 2012 a 11:38

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