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Periferie romane: tra cemento, colori e povertà

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“Arrivo di mattina presto, il cielo è azzurro e un gruppetto di persone aspetta l’autobus alla fermata davanti al portone dell’edificio, che è brutto solo all’esterno: dentro le case non sono così male perchè molte famiglie hanno fatto i lavori di tasca propria. Un luogo sempre affollato del quartiere è la biblioteca dall’altra parte della strada, grande e perfettamente attrezzata. Di fronte c’è il nuovo museo di arte contemporanea, il Mitreo. Un recupero che ha messo al centro la cultura e che pare funzionare. Il custode mi dice che sarebbe bello avere in futuro la sede di qualche facoltà universitaria. L’ecomostro oggi inghiotte le sue storie alla luce del sole e gli abitanti non approverebbero mai la demolizione del loro palazzo: da sempre il sogno più grande degli assessori capitolini alle politiche della casa”. Corviale, periferia ovest di Roma

“Questo è uno dei quartieri più poveri della città, che gode della reputazione peggiore: conosciuto soltanto per vecchie e nuove storie di criminalità e degrado. I citofoni dei palazzi sono attaccati con lo scotch, le tubature sono vecchie e corrose dalle perdite, spesso non c’è acqua e l’erba è alta ovunque perché nessuno viene mai a tagliarla. Non c’è una farmacia, un supermercato, un parco giochi o una fermata dell’autobus facilmente raggiungibile a piedi. Un tempo il Comune stava finanziando 3 progetti sociali per i bambini, particolarmente apprezzati dai cittadini: “Progetto Boomerang”, “Mediazione sociale” e “Associazione Nessun Luogo”. Tutti e 3 scomparsi perché hanno detto che non c’erano più fondi. Il murales dipinto dai ragazzi circonda tutta la pancia della periferia: è la percezione concreta del “confine”, di una linea, non soltanto immaginaria, creata per distinguere un luogo dal resto dello spazio. Qui i colori escono dagli schemi, creano sfumature essenziali che si mescolano a un grigio che altrimenti ti colora da dentro”.
Bastogi, periferia nord di Roma

“Sembra una piccola città fantasma simile a una tana, con le saracinesche abbassate dei negozi sfitti o adibiti a dormitori e le finestre dei palazzi quasi tutte chiuse, nonostante i panni stesi ad asciugare. La potenza dei sentimenti, tuttavia, non passa inosservata: messaggi e dediche scritti sui muri, che nascono da emozioni private con la stessa spontaneità con cui poi lasciano il posto al razzismo più scatenato. Dietro alle case popolari sorgono accampamenti abusivi di extra-comunitari e l’intolleranza è esplosa definitivamente quando venne brutalmente stuprata una donna al capolinea del 916, all’inizio di via Andersen.Le vie di queste strade portano i nomi dei grandi scrittori del passato, come a ricordare il valore delle parole, l’importanza del racconto”.
Quartaccio, periferia nord-ovest di Roma

“Sulla strada principale ci sono soltanto sei cassonetti adibiti alla raccolta dei rifiuti: troppo pochi per la lunga doppia schiera di case popolari dove ogni edificio ospita circa 16 famiglie. Le case scontano un panorama costituito da ammassi di foglie e rami secchi misti a immondizia, dall’odore nauseabondo amplificato dalla pioggia caduta nella notte. I marciapiedi che costeggiano le case sono letteralmente invasi da escrementi: non c’è un’area apposita dove portare i cani. Dei due parchi presenti, uno è quasi sempre inspiegabilmente chiuso e l’altro è in condizioni talmente degradate da renderne l’utilizzo difficoltoso perfino alle bestie. Sono gli abitanti stessi a dire, in modo molto eloquente, che qui si vive da sempre in mezzo alla merda”.Fidene, periferia est di Roma

“In questo quartiere si respira un’aria piuttosto tranquilla, nonostante il nome poco raccomandabile. Il disagio maggiore sembrerebbe la mancanza di pulizia: i residenti dicono che scuole e strade andrerebbero ripulti con urgenza, che da tempo necessitano di  interventi di manutenzione. In più qui si sta al buio: l’illuminazione è scarsa e quella che c’è è troppo debole durante la notte. E’ strano che sia proprio il buio a mostrare quanta poca luce spetti in sorte alle periferie”.
Bronx di Torrevecchia, a nord-ovest di Roma

Tratto dalla mia inchiesta/reportage nelle periferie romane interamente pubblicata sul quotidiano online La vera Cronaca.

Martina Lacerenza

Written by Cronache Bastarde

17 febbraio 2012 a 10:31

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