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Cannabinoidi per alleviare il dolore: come importarli dall’estero

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Negli ultimi anni l’uso terapeutico dei derivati della cannabis sta vivendo un globale processo di rivalutazione e lo sviluppo delle conoscenze sul sistema dei cannabinoidi endogeni progredisce in molti Paesi al pari dell’individuazione di nuovi potenziali campi di utilizzo terapeutico. Nonostante l’argomento risulti, quindi, estremamente valido e interessante da un punto di vista scientifico, l’Italia in questo campo è anni luce indietro rispetto agli USA e alla gran parte dei paesi europei. L’opinione pubblica, inoltre, è ampiamente all’oscuro, o comunque confusa, circa gli effetti benefici e curativi della canapa, a fronte soprattutto di una recidiva mancanza di informazione che caratterizza la mentalità istituzionale bigotta del nostro Paese.

Per questo motivo nel 2001 è nata l’Associazione per la Cannabis Terapeutica (ACT): uno spazio comune a pazienti, medici e cittadini per colmare il ritardo del nostro Paese. L’Associazione illustra, ad esempio, come al momento esistano sul mercato due cannabinoidi sintetici, il Dronabinol (registrato come Marinol in USA, ma prodotto anche in Germania) e il Nabilone (Cesamet), entrambi approvati per il trattamento della nausea e del vomito nelle chemioterapie antitumorali e nell’anoressia in malati di AIDS.
Dal 1 settembre 2003 sono poi disponibili nelle farmacie olandesi due specialità medicinali a base di infiorescenze di Cannabis Sativa, il Bedrocan e il Bedrobinol, mentre dal 20 giugno 2005 è disponibile nelle farmacie canadesi il Sativex, un estratto naturale a contenuto standardizzato di THC e CBD registrato per il trattamento del dolore neuropatico nella sclerosi multipla. Gli studi scientifici, quindi, hanno ampiamente dimostrato come i derivati sintetici della cannabis, disponibili in gran parte dei Paesi europei, risultino efficaci nella terapia del dolore (comprese ansia e depressione), della nausea, del glaucoma, dei disturbi del sonno, dei disordini neuromotori e alimentari.

Tuttavia, in Italia a tutt’oggi non esistono fonti legali di approvvigionamento di tali sostanze, nonostante dal punto di vista formale l’uso terapeutico dei derivati della cannabis sia autorizzato dal Testo Unico sulle sostanze stupefacenti (DPR 309/90). Ma una soluzione c’è. Esiste infatti la possibilità di importare i cannabinoidi dall’estero. Come fare? Occorre seguire la procedura richiesta dall’art. 2 (Importazione di specialità medicinali registrate all’estero – D.M. 11-2-1997-). In concreto l’iter da seguire è questo:

– il Medico curante deve compilare la richiesta di importazione sulla base  dell’articolo 2 sopra citato, allegando il consenso informato del paziente.
– Tale richiesta va inoltrata, attraverso una farmacia ospedaliera o altra farmacia della ASL territoriale di competenza, al Ministero della Salute – Ufficio Centrale Stupefacenti, che dovrà rilasciare un “nulla osta” ai sensi dell’art. 3 del D.M. 11 febbraio 1997 sopra citato.
– Ottenuta l’autorizzazione, la farmacia dovrà contattare direttamente la ditta estera ed ordinare il farmaco prescritto.
(Per ulteriori informazioni, come l’onere della spesa di acquisto del farmaco, consultare: medicalcannabis.it).

Sono tantissimi i pazienti che si curano con la canapa in Italia. La maggior parte lo fa sottovoce, per paura di essere giudicata o, peggio, arrestata. Eppure le associazioni continuano a ribadire da anni come uno stato di diritto dovrebbe garantire ai cittadini la libertà di scegliere il modo ritenuto individualmente più giusto per curare la propria salute.
Anche se l’attuale legislazione permette la coltivazione di cannabis sotto autorizzazione ministeriale, come possiamo facilmente immaginare il rilascio di tali licenze e autorizzazioni non è affatto semplice. La coltivazione non autorizzata di una pianta di cannabis, per scopo terapeutico, in Italia può essere punita con 6 fino a 20 anni di carcere. Contemporaneamente altri reati vengono depenalizzati: per il falso in bilancio l’arresto può essere fino a 2 anni, mentre lo stupro, con una recente sentenza, può prevedere perfino pene diverse dal carcere.
A fronte dei conclamati effetti positivi legati all’uso terapeutico dei cannabinoidi, in grado di alleviare il dolore a tanta gente che soffre, non sarrebbe ora di rendere la coltivazione di cannabis per uso terapeutico più semplice e smetterla di fare sempre, inspiegabilmente, le pecore nere?

(Immagine: cannabisterapeutica.it)

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Written by Cronache Bastarde

15 febbraio 2012 a 08:34

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