Cronache Bastarde

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Parola ai detenuti: storie di vita a Regina Coeli

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“Scrivo per informarti che nella 6^ sezione del carcere di Regina Coeli è emergenza freddo. Infatti in questa sezione i riscaldamenti sono completamente spenti e tutti noi, 150 detenuti ospitati in questa sezione del carcere di Regina Coeli, viviamo nel gelo più assoluto. Inoltre, da giorni e giorni non possiamo neanche lavarci in quanto  nelle docce non c’è acqua calda ma c’è solo acqua gelida, e noi non possiamo rischiare di ammalarci perché altrimenti rischiamo di non essere curati.
Dovresti vedere cosa ci inventiamo per resistere al freddo incredibile che fa qui dentro. Infatti le coperte scarseggiano e i nostri vestiti non sono adatti ad affrontare temperature tanto basse. Pensa che per resistere al freddo che c’è nelle celle siamo costretti a lasciare accesi i fornelletti da campeggio che usiamo per cucinare, ma abbiamo paura perché, soprattutto di notte, richiamo di addormentarci con i fornelletti accesi. Purtroppo ti informo anche che qui a Regina Coeli il freddo ha già fatto la prima vittima. Infatti, qualche giorno fa è morto un nostro compagno detenuto e noi siamo convinti che sia morto anche per il gelo che c’è nelle nostre celle. L’ennesima morte in carcere che si poteva evitare e per cui noi abbiamo anche protestato pacificamente con la battitura delle sbarre.
Chiediamo che qualcuno intervenga per aiutarci perché qui la situazione si sta facendo davvero pericolosa e perché non riteniamo giusto abbandonarci a noi stessi e farci fare la galera al freddo e al gelo.
Ti segnaliamo infine che qui, oltre al freddo, viviamo in condizioni igieniche a dir poco spaventose e siamo ammassati in 6 persone dentro celle di appena 15 mq.
Possibile che, oltre al direttore del carcere, nessuno intervenga? Possibile che la Polverini sia così insensibile e che le Asl siano così indifferenti alla nostra degradata realtà?” Questa lettera è stata pubblicata e inviata a Radio Carcere, una rubrica settimanale di informazione che si occupa di giustizia penale e detenzione. A scrivere è un detenuto nella 6^ sezione di Regina Coeli di Roma.

“Scriviamo perché siamo allarmati circa le condizioni di un ragazzo che è da poco detenuto qui con noi. Devi sapere infatti che da qualche giorno è detenuto qui nel centro clinico del carcere di Regina Coeli un ragazzo che è letteralmente pesto dalle botte. Si hai capito bene! Qui c’è un ragazzo appena arrestato che è pieno di lividi per quante botte ha preso, livido come era il povero Stefano Cucchi. Pensa che non riesce a muoversi e noi non sappiamo come aiutarlo.
Ora saremo anche persone che hanno commesso dei reati e che hanno sbagliato, ma ci chiediamo: come fanno ad accettare in carcere un ragazzo ridotto in queste condizioni? Perché prima non lo hanno portato in un ospedale per fare accertamenti? Anche se avesse commesso una rapina, è questo il modo di trattarlo e di curarlo? Devi sapere infatti che il centro clinico del carcere di Regina Coeli è veramente uno schifo e le cure mediche non si possono definire adeguate. Qui c’è di tutto, addirittura c’è un povero ragazzo malato di Tbc. La cosa assurda è che sia il ministro Alfano che il capo del Dap Ionta sanno bene come si vive qui dentro, ma nonostante ciò qui non cambia mai nulla”.
Lettera pubblicata e inviata sempre a Radio carcere da un gruppo di persone detenute nel centro clinico di Regina Coeli.

“Siamo due detenuti, ristretti in una cella della 6^ sezione del vecchio carcere romano di Regina Coeli. Un carcere che, per dirla tutta, fa veramente schifo. Prima di tutto c’è il problema del sovraffollamento. Infatti nelle celle piccole siamo in tre detenuti, mentre in quelle un po’ più grandi siamo anche in sei persone. Inoltre qui fa pure freddo, e questo non perché i termosifoni non vengono accesi, ma perché nelle celle i termosifoni proprio non ci sono e se per caso qualcuno di noi si ammala, gli danno sempre la stessa pasticca, ovvero la stessa medicina per tutti i mali.
Ah dimenticavamo! Devi sapere che nelle nostre celle del carcere di Regina Coeli il bagno non è diviso dal resto della cella. Manca infatti la porta del bagno, porta che abbiamo richiesto più volte e senza la quale siamo costretti a fare i nostri bisogni davanti agli altri compagni di cella.
Poi, quando cala la sera, è il momento più brutto qui a Regina Coeli, infatti gli agenti sono pochissimi e se qualcuno di noi sta male, può anche morire mentre aspetta un soccorso.
Ne approfittiamo per informarti che l’altra notte un ragazzo ha cercato di uccidersi a Regina Coeli, si è impiccato ma è stato salvato dai compagni di cella. Inviamo a Radio Carcere un affettuoso saluto“. Mirko e Cristian, Regina Coeli.

Aveva 30 anni l’ultimo detenuto morto poche ore fa nel carcere di via della Lungara. Era in attesa di giudizio, nella IV sezione, quella dei tossicodipendenti. Le cause sono ancora da accertare, ma è già il secondo decesso in meno di un mese.
Questa struttura non è più in grado di garantire condizioni di vita accettabili ai detenuti e a quanti la frequentano quotidianamente: lo sanno tutti, ma nessuno fa niente. Il ministero della Giustizia tace.
E il sindacato autonomo di polizia penitenziaria da tempo va dicendo che è ora di iniziare a ragionare sulla chiusura dell’intero istituto. Il sovraffollamento esagerato fa scontare ai detenuti una doppia pena: sono in 1.200 rispetto ai circa 700 posti letto, con un Reparto di Polizia Penitenziaria carente di più di 70 unità. Spesso i detenuti affetti da tossicodipendenza o malattie mentali si ritrovano senza cure adeguate. Ma perchè un carcere di così diffusa e triste fama si trova in queste condizioni? Innanzitutto perché l’edificio è di valore archeologico: risale al 1654, quando era sede di un convento. Nel 1881 fu convertito all’uso attuale, conservando il nome della struttura religiosa dedicata a Maria, appunto Regina Coeli. Tuttavia è un posto dimenticato anche dalla Chiesa, dato che l’ultima visita di un Papa risale al 2000, con Giovanni Paolo II. E’ proprio la struttura antica a rendere l’istituto invivibile: ospita complessivamente 314 celle, di cui 289 nelle sezioni e 25 al centro clinico. 13 mq l’ampiezza delle celle a due posti, 21 mq quella delle celle a quattro posti. I soffitti e la pavimentazione sono scrostati, in gran parte a causa della forte umidità. I passeggi sono costituiti da spazi limitati, angusti, pavimentati in cemento. Sussiste un’area di socialità interna per ogni piano, ma la cui metratura oscilla tra i 13mq e i 21mq. I dati provengono dal rapporto stilato dall’Osservatorio permanente sulle morti in carcere e le condizioni di detenzione dell’Associazione Antigone.

” Il grado di civiltà di un Paese
si misura osservando
la condizione delle sue carceri”
Voltaire

(Foto: Letizia Battaglia,lombardiabeniculturali.it)

Written by Cronache Bastarde

13 febbraio 2012 a 07:39

Una Risposta

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  1. Sono allibito da questa testimonianza e pensare che ci vivo a Roma ma nn ho mai avuto esperienze carcerarie grazie a Dio.

    Gianluca Di Pietro

    5 febbraio 2014 at 15:10


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