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Disuguaglianza sociale: tra vitalizi politici e nuove pensioni

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Tempi duri per i nostri politici. Eh già. Tutta colpa del taglio ai vitalizi: a partire dal 1 Gennaio 2012 deputati e senatori dovranno dire addio al vitalizio prima dei 60 anni di età (65 per chi ha fatto una sola legislatura) invece che a 50, come era permesso a chi in carica prima del ’97. E non è finita: l’assegno sarà perfino proporzionale ai contributi versati. Esattamente come dovrebbe accadere per la maggior parte dei lavoratori.
Cose dell’altro mondo. Al punto che diversi esponenti del nostro Parlamento continuano ad esternare profonda indignazione (alla faccia di chi non lo credeva possibile). In pratica la pietra dello scandalo è questa: se fino ad oggi chi aveva accumulato almeno 10 anni di attività parlamentare maturava automaticamente a vita (e indipendentemente dall’età) un mensile di quasi 5.000 euro lordi (ai quali aggiungere poi la pensione una volta raggiunta l’età di legge) con le nuove disposizioni dal 2012, dopo 10 anni, il parlamentare prenderà come mensile “soltanto” 1.500 euro lordi.  E come faranno a sopravvivere i poveri parlamentari? Ma soprattutto: gli converrà ancora entrare in politica?
Nel frattempo pare che all’interno della casta ci sia grande fermento, specie tra deputati e senatori alla prima legislatura: tra chi è alle prese con furiosi mal di pancia perché non riesce a digerire le nuove regole e chi inneggia a vibranti proteste, si sospetta un fuggi-fuggi generale, talmente imbarazzante che perfino alcuni segretari di partito hanno consigliato ai colleghi di darsi un contegno. In sostanza sembrerebbe che più di qualcuno si sia detto pronto a dimettersi dalla carica entro la fine del 2011 per conservare i vecchi privilegi. “E’ solo una leggenda metropolitana”, dice Cicchitto. Sarà, soprattutto considerando le rinomate condotte politiche dei nostri rappresentanti.
Intanto i presidenti di Camera e Senato concordano nel dire che le nuove regole sono doverose, cercando di responsabilizzare gli scontenti ricordando loro che la politica deve dare il buon esempio, un segnale forte al Paese. E’ da qui che sorgono allora altri grandi quesiti: e i ministri a cosa rinunciano? La stretta sui vitalizi è sufficiente per ridurre i costi della politica? Perché non si interviene in maniera massiccia anche sulle baby-pensioni o sugli stipendi dei parlamentari?
Questo, più o meno, è quello che continua a domandarsi la maggior parte dell’opinione pubblica, considerando (oltre i flash-mob quotidiani sotto ai palazzi del potere) anche i gruppi virtuali di protesta che ormai spuntano come funghi all’interno dei social network, contando migliaia di iscritti. I cittadini sembrano cioè ancora più nauseati dal comportamento di certi politici considerando i disagi crescenti subiti ogni giorno per colpa della disoccupazione, della precarietà, dei tagli, dei licenziamenti o delle pensioni (queste si) in molti casi decisamente misere, per non dire ‘da fame’,
Senza dimenticare poi l’accelerazione del percorso di parificazione dell’età di vecchiaia tra uomini e donne nel settore privato (già passato da 60 a 63 anni, per poi agganciarsi a quella degli uomini nel 2018 e non più nel 2026).
Non a caso, mentre i politici piangono per le nuove regole sul vitalizio, la Cisl promette gli sciperi, dicendo: «c’è chi protesta, e chi decide, e poi in mezzo ci sono i pensionandi, che sopportano una mazzata che mai hanno ricevuto così forte».

(Questo mio articolo è stato pubblicato originariamente su laveracronaca.com)

Written by Cronache Bastarde

21 gennaio 2012 a 16:11

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