Cronache Bastarde

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I privilegi della Chiesa (fra polemiche e crisi economica)

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La manovra economica è stata approvata da poco dal Consiglio dei Ministri, ma sul web già infuria la protesta dei cittadini. A essere contestati, stavolta, sono i privilegi di cui gode un’altra casta: il clero. Esiste la possibilità di rivedere i privilegi fiscali di cui gode la Chiesa?
Mentre la rete reclama una risposta dagli organi istituzionali, il dibattito è aperto: dalle attività commerciali degli enti religiosi al sistema di finanziamento pubblico attraverso l’8 per mille, fino ad arrivare ai numerosi istituti religiosi esenti dall’ Ici. Ma a quanto ammontano i costi della Chiesa? A quanto pare nessuno lo sa. Nessuno, cioè, sarebbe al corrente dell’ entità dei fondi pubblici e delle esenzioni di cui, annualmente, beneficerebbe la Chiesa cattolica (religione che ne gode incomparabilmente più delle altre) in tutte le sue articolazioni (come Santa Sede, CEI, ordini e movimenti religiosi e così via).
Non la rendono nota né la Conferenza Episcopale Italiana, né lo Stato. Tuttavia c’è chi è riuscito a presentare una stima di massima il più attendibile e accurata possibile, citando ampiamente le fonti e utilizzando metodologie trasparenti. Si tratta dell’ UAAR, l’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (www.uaar.it) , che ha aperto proprio un’inchiesta sui costi della Chiesa, attraverso una piattaforma creata appositamente. Ogni valore calcolato viene spiegato in base all’origine normativa. Stando a questi calcoli, la stima aggiornata dei costi della Chiesa ammonterebbe a 6 miliardi 86 milioni 565 mila 703 euro. Per capire come si origina la cifra, proponiamo qualche esempio seguendo i dati forniti dall’associazione.
Al primo posto c’è l’8 per mille. Nel 2010, stando al sito 8xmille.it creato proprio dalla Chiesa cattolica, le assegnazioni a suo favore sono state pari a 1miliardo e 67milioni di euro. E come li ha utilizzati la Chiesa? 358 milioni (34%) per gli stipendi dei sacerdoti, 156 milioni (15%) per il culto e la pastorale nelle diocesi, 125 milioni (12%) alla costruzione di nuove chiese, 97 milioni (9%) per le caritas diocesane. (Soltanto l’8%, pari a 85 milioni, per gli interventi caritativi nel Terzo mondo e il 4% (45 milioni) per gli interventi caritativi di rilievo nazionale).
Al secondo posto c’è l’Otto per mille di competenza dello Stato, secondo cui è la Presidenza del Consiglio che decide come ripartire i fondi derivanti dalla dichiarazione dei redditi. Ai sensi della legge n. 222/1985, tali fondi dovrebbero essere impiegati per ‘interventi straordinari’: fame nel mondo, calamità naturali, assistenza ai rifugiati e conservazione di beni culturali (tra cui rientrano gli edifici religiosi di proprietà della Chiesa cattolica). Secondo i calcoli dell’UAAR, nel solo 2010 sarebbero stati destinati oltre 66 milioni di euro proprio a edifici ecclesiastici.
A seguire troviamo: la Stima del 5 per mille (54 milioni e 500mila euro) e l’Esenzione ICI, pari a 500 milioni di euro. Ci sono poi i 100 milioni di euro per l’ Esenzione Iva, insieme ai 22 milioni da annoverare per il Fondo di Previdenza per il clero (eh già,le pensioni). Da ricordare anche i costi relativi ai Contributi Statali per i “grandi eventi” della chiesa cattolica: nel 2011 l’unico “grande evento” cattolico è stato considerato il Congresso eucaristico, per il quale il governo ha impegnato quasi 4 milioni di euro. Infine: gli “Sconti comunali per l’accesso a zone a traffico limitato” (1milione di euro), le “Tariffe postali agevolate” (7milioni e mezzo di euro), la “Riduzione del canone TV” (370.000euro) e la “Copertura statale per il consumo idrico del Vaticano” (altri 4milioni di euro). Le Esenzioni comunali dalla tariffa per la gestione dei rifiuti dovrebbero portare, invece, a un mancato gettito nelle casse pubbliche di ulteriori 10 milioni di euro. Ma la lista è ancora lunga.
La mobilitazione della rete scoppia all’indomani dell’approvazione della manovra finanziaria, mettendo al centro del dibattito pubblico i benefici di cui gode la Chiesa. Qual è l’opinione della Conferenza Episcopale Italiana, a fronte degli ingenti sacrifici che verranno richiesti alle parti più deboli della popolazione?

(Questo mio articolo è stato pubblicato originariamente su laveracronaca.com)

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