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Anziani: una categoria completamente ignorata

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Liste d’attesa bibliche per il ricovero degli anziani non autosufficienti: dai 90 ai 180 giorni, fino ad arrivare agli 11 mesi nel Lazio. Sono questi gli sconcertanti numeri dell’indagine promossa dallo Spi Cgil e dalla Fp Cgil, che ha monitorato in totale 646 strutture per anziani distribuite su tutto il territorio. Un numero rappresentativo della situazione nazionale, che conta circa 5 mila strutture per un totale di 265 mila posti letto.
Più brevi, secondo i dati, i tempi di attesa per entrare nelle residenze rivolte ad anziani autonomi: in media si aspetta dai 30 ai 45 giorni. Nelle strutture residenziali il 49% degli utenti appartiene ad una fascia di età compresa tra i 76 e i 95 anni di età e il 50% supera gli 86 anni. In quelle a ciclo diurno semiresidenziale, invece, la maggior parte degli utenti sono nella fascia compresa tra i 61 e gli 85 anni.
Un dato particolarmente significativo è che l’80% degli anziani che vivono presso strutture residenziali ha delle fragilità. Il 63% è del tutto non autosufficiente, mentre il 17% lo è solo parzialmente. Nel 70% dei casi avviene il trasferimento dell’anziano da strutture residenziali per autosufficienti a quelle per non autosufficienti a causa del peggioramento delle condizioni di salute. Ma solo il 50% delle strutture segnala alla Asl di competenza tale esigenza.
In generale i dati indicano che gli anziani in Italia superano i 12 milioni. Di questi circa 3 milioni hanno tra gli 80 e gli 89 anni, mentre 440mila sarebbero, invece, gli ultra 90enni. Si tratta di percentuali destinate a salire ulteriormente, tanto che nel 2051 si arriverà a superare la soglia del 34%. Ad oggi circa 2,7 milioni sono parzialmente o del tutto non autosufficienti e anche questo dato risulta in costante crescita.
Cifre, dunque, decisamente superiori rispetto al numero di strutture dedicate all’assistenza presenti sul territorio. C’è poi da dire che non tutte le famiglie possono permettersi la retta mensile richiesta dalle case di cura o di riposo: nella maggioranza dei casi si tratta di costi difficilmente accessibili.

Il costo medio di permanenza in una struttura residenziale va dai 1.100 fino ai 1.400 euro al mese per quello di tipo socio-sanitario. Per i Centri diurni, invece, il costo varia dai 250 fino agli 800 euro al mese previsti per quelli dedicati ai malati di Alzheimer. Ad oggi, inoltre, solo l’82% delle strutture residenziali si è dotata della Carta dei Servizi, necessaria per monitorare i livelli di qualità dei servizi offerti ai cittadini. Carte che, in molti casi, non vengono neppure consegnate agli utenti e alle loro famiglie al momento del ricovero.
E proprio legata al ricovero degli anziani è una sconcertante notizia delle ultime ore, relativa al ritrovamento di una casa di riposo-lager nella città di Sanremo costata fino ad ora l’arresto di 7 persone (al centro dell’inchiesta ci sarebbe anche Rosalba Nasi, direttrice della casa di riposo e moglie del senatore Pdl Gabriele Boscetto).
Maltrattavano ripetutamente gli anziani: insultati, denutriti e abbandonati a loro stessi in condizioni igieniche indecenti. il personale della guardia di finanza parla di “inaudite violenze”. Episodi, cioè, di autentico sadismo: anziani legati al letto e abbandonati, picchiati e insultati, incapaci di difendersi. Gli abusi sono stati documentati di nascosto per tre mesi, con filmati e fotografie, dalla guardia di finanza. Nell’indagine della magistratura sanremese ci sarebbero anche due morti “sospette”, avvenute nel 2005-2006. Il tutto nell’inerzia complice dei dirigenti della struttura.  I magistrati sostengono inoltre che l’indagine sulla casa-lager “Borea” di Sanremo, potrebbe non aver ancora scoperchiato tutte le sue vergogne.
Sconcerta tanta brutalità. Al pari dell’indifferenza delle istituzioni verso i problemi di una categoria sociale così vasta, fragile e silenziosa.

(Questo mio articolo è stato pubblicato originariamente su laveracronaca.com)

Written by Cronache Bastarde

10 gennaio 2012 a 17:50

Pubblicato su Vite precarie

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