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Benzina, le accise della vergogna: quanto guadagna lo Stato a discapito degli automobilisti

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La Coldiretti pochi giorni fa ha lanciato l’allarme: fare il pieno di benzina costa più che fare la spesa. Il costo del carburante è aumentato del 19% in un anno, segnando un nuovo record. I più esasperati sono i consumatori: preoccupati e furibondi, ma anche rassegnati poiché consapevoli di come i rincari siano legati prevalentemente alle elevate quotazioni del greggio.
Ma quello che forse non tutti sanno (o che, in ogni caso, è bene ricordare) è che in Italia sul prezzo finale pesano “tasse misteriose” che resistono da oltre 70 anni e che il nostro Paese continua a far pagare ai cittadini. Queste famose accise incidono sul prezzo totale del carburante per il 52%. Ne fornisce un elenco finanzautile.org, che spiega come “sembrerebbero cifre irrisorie, ma una volta sommate diventano una massa che determina un aggravio complessivo di quasi 25 centesimi di euro, cui va aggiunta l’Iva del 20% : una tassa sulla tassa”.
La prima fù introdotta addirittura da Mussolini nel lontano 1935 : 1,90 lire al litro sulla benzina per finanziare la guerra di conquista dell’Abissinia. Nel corso degli anni ogni Governo ha poi imposto vari “balzelli” a seconda dell’emergenza: dalla crisi di Suez (1956), al disastro del Vajont (1963), fino alle guerre in Libano e Bosnia. Ecco tutti i dettagli:

1,90 lire per il finanziamento della guerra di Etiopia del 1935
14 lire per il finaziamento della crisi di Suez del 1956
10 lire per il finanziamento del disastro del Vajont del 1963
10 lire per il finanziamento dell’alluvione di Firenze del 1966
10 lire per il finanziamento del terremoto del Belice del 1968
99 lire per il finanziamento del terremoto del Friuli del 1976
75 lire per il finanziamento del terremoto dell’Irpinia del 1980
205 lire per il finanziamento della guerra del Libano del 1983
22 lire per il finanziamento della missione in Bosnia del 1996
39 lire per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004

Quanto ci guadagna lo Stato? “Ogni centesimo di aumento sul carburante comporta un maggiore introito di circa 20 milioni di euro al mese per le casse statali. Secondo i dati dell’Unione petrolifera, nel 2007 le entrate fiscali alimentate dai prodotti petroliferi sono state superiori ai 35 miliardi: 24,7 derivanti dalle accise e 10,5 dall’Iva”, rivela sempre finanza utile.

Tuttavia, con un pò di attenzione è possibile risparmiare qualcosa ricorrendo alle “pompe bianche”, cioè ai distributori senza marchio e a conduzione autonoma, gestiti per lo più da piccoli imprenditori non legati alle grandi compagnie tradizionali. In questi distributori si arriva a risparmiare anche 5-6 centesimi al litro: considerando un consumo di 100 litri al mese, il risparmio è di circa 72 euro l’anno. Il punto è che questi impianti sono difficili da trovare sul territorio, essendo in minoranza (l’elenco completo qui http://www.pompebianche.com/ )
Da poco tempo, infine, si sta diffondendo parallelamente anche il fenomeno dei “distributori discount”. Su http://www.prezzibenzina.it/ è possibile trovare – gratuitamente – i nomi di tutte le compagnie che vendono carburante, con i prezzi applicati da ciascuna società e un motore di ricerca per regione e per tipologia di carburante.
Il risparmio non sarà molto, ma per quanto piccola è pur sempre una “soddisfazione”.

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2 Risposte

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  1. Trovo http://www.pompebianche.it di consultazione molto più immediata

    stefano

    10 marzo 2012 at 13:13

  2. Superb, what a webpage it is! This web site provides valuable information to us,
    keep it up.

    escorts relax

    6 luglio 2013 at 02:46


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